03/04/2009

Antiche come le montagne

Sezione Poesia insieme, poesie premiate:


21 9 2008
NON INTRAPRESO, IL VIAGGIO

Non intrapreso, il viaggio sta racchiuso
entro il nodo scolpito delle braccia
(non minacciate questo mio sogno
-crescerà per sapori e respiri
-per scoperte in punta di dita
-per sguardi che diventano superbi
quando colgono nuovissimi orizzonti
-per parole in viluppo di suoni).

Non intrapreso, il viaggio fa paura:
è un baratro
un dardo
un dolore
è l'agguato della favola più buia
-che ti spegne e tenta a restare.

Non intrapreso, il viaggio pone in bilico
il peso avaro degli addii:
ci sarà qualcuno a salutarti
-a illuminarsi dicendo che ti aspetta
ad abbracciarti- forse a rattenerti?
Ma se a nessuno importa che tu vada
mete e propositi tienili per te.

Ogni viaggio -il dove non importa-
fa di te un nuovo Ulisse attento
al corteo di vele tese in alto
(nel tempo ricorderai il momento
un po' salso della partenza,
poi l'approdo che ti rese innamorato
-e ogni viaggio rinnoverà il destino.)

Fryda Rota, Borgovercelli VC
Primo premio assoluto “Poesia insieme”



______________
acrobati di giorni

m'innamoro ogni giorno
del correre del tempo
e del suo faticare insoddisfatto
amore venato di pomeriggi lenti
irrorato da attimi violenti

la primavera
accompagna le rane al lago
è estate e nei miei sogni bambini orientali
giocano con fiori appena colti
un caldo autunno
battezza i colori dove poggio lo sguardo
è inverno e già assorda il silenzio

scarcero i minuti esitanti
ributtando la fretta mangiapane
bottoni dorati di istanti su camicie inamidate dagli eventi
annuso le ore pazienti
inespugnabili castelli di cristallo
cardando le attese e gli indugi

straripano nel mio giorno
i ritmi crudeli
mentre reclamano attenzione le pause
smagliate ed avvizzite

e lui, il tempo
sempre padrone
mi corteggia allontanandomi dai momenti disperati
tenendo il respiro durante i baci
perché tutto sia suo regalo
a noi devoti acrobati di giorni
 
Massimo Pedrini, Gorle BG
2° Classificato "Poesia insieme"



_______________________
"IL PRINCIPE DELLE ROTAIE"

Oggi ho incontrato il Principe delle Rotaie,
l'Imperatore dei Treni, il Mentore dei vagabondi.
Suonava l'armonica seduto su un sacco di farina.
Godeva della pioggia e del sole,
e della libertà più completa.
Sono il ben venuto nel suo regno,
fatto di uomini e donne con le unghie sporche di carbone
e di abiti consunti dallo sfregare sui
pianali di troppi vagoni
Viaggiammo verso meridione,
seguendo i binari e le stelle,
respirando l'odore del mare,
accarezzati dall'aria dolce della notte.
Viaggiammo raccontandoci storie,
e intonando vecchie canzoni.
Recepii la saggezza nascosta nel viaggio,
carpii il segreto e ne feci tesoro.
Morirò, piuttosto che arrendermi allo squallore
dei normali grigi giorni a venire.
Viaggerò fino a che il mio corpo cadrà a pezzi
non mi fermerò mai.
Vi saluterò con la mano,
ed un radioso sorriso,
mi guarderete passare e so per certo che...
invidierete la mia libertà sporca
la mia miserabile saggezza,
la mia incredibile leggerezza.
Ma non abbiatevene a male, perché
porterò con me, una parte di ognuno di voi.

Fabrizio Picco, Giaveno TO
3° Classificato "Poesia insieme"



_________________
COUCHER DU SOLEIL

Le vol géométriquement se lève
segments noirs
sur le ciel brossé par des fils de nuages

je me sens contre le soleil joyeux détail.

trad:
TRAMONTO

Lo stormo geometricamente si alza
segmenti neri
sui cielo spazzolato da fili di nuvole

mi sento contro il sole dettaglio gioioso.

Maria Mara Marchesi, Gaggiano MI
4° Classificata "Poesia insieme"



__________________
UNA PICCOLA STELLA
In memoria di Alessandro Cruto

Aveva sogni
la tenebra profonda della notte
e paure ancestrali
perciò salutava con gioia l'aurora
nel punto di unione
al fulgore del giorno.

Aveva nomi
II magico rito
di esorcizzare il buio
faro, lume, lucerna
cieca, a candela, a petrolio.

Poi, meraviglia, stupore!
Altro il filo di luce
un ricamo nel vuoto di un bulbo
fragile di vetro
una piccola stella
dal tenue ma vivo brillare
nel cielosoffitto
già lucedoro
di umano intelletto
in quell'anno benedetto
del milleottocentottanta.

Annamaria Bracale Ceruti, Torino
5° Classificata "Poesia insieme"



___________________
Il respiro ti dirà il Nome

II respiro che precede la parola ti dirà il Nome,
quello segreto che pronuncio
per diventare pane sulla tua lingua
                        matita nelle tue mani
                        piega sulla tua pelle,
fiamma che il tempo non estingue
nell'alambicco che dal tuo ventre
distilla la forza che mi nutre.

Elena Gastaldi, Bruino TO
Premio speciale della giuria



_______________________________
I Gatti, la Luna...e , giocoforza , la Lupa

Ho amici fra i gatti di strada
che han nei fianchi la flemma
della luna tardiva sull'alba
e van dietro alla luna
che si inerpica e sbianca
lungo l'aria arruffata
di sogni incompiuti,
ed inciampa , al ricordo ,
col rumore
dei passi dei gatti.

Ho amici fra i lupi di steppa
che han nei fianchi la fretta
della lupa Galoppa Galeppa
e van dietro alla lupa
che borbotta e barbetta
lungo ardite montagne
di lupi su in vetta,
poi finisce la steppa
e incomincia il dirupo,
e si morde, la lupa,
la coda di lupo .

Sergio Carena, Pinerolo TO
Premio speciale della giuria
postato da: poesia alle ore aprile 03, 2009 14:35 | link |
categorie: poesie premiate
24/03/2009

Antiche come le Montagne

Sezione Progetto Primavera, poesie premiate:


Mareggiata
Tra i segni della recente mareggiata
sprofondo ansie e paure;
respiro la chiara solitudine del vento,
calpestando friabili sabbie sbiadite.
Le acque arroganti, ora placate,
accolgono il sole che si sveglia stropicciato,
su una mattinata vestita di grigi preziosi.
Piccole onde leccano affettuose
la battigia bagnata
e disegnano schiere d'impronte minuscole,
bassorilievi di dolcezza ripiegata.
Laggiù, nell'acqua smeralda,
guizzano veloci aneliti d'infinito
rincorsi da solitarie sirene d'infanzia.
Poi il loro richiamo tace
e torna a tuonare
la voce profonda del Mare,
con le sue richieste di silenzio.
Nella luce nascente
le impronte dei miei pensieri
toccano le soffici dune della sabbia,
schiacciandole dolcemente:
il mio respiro si fa malinconia.
Daniele Armando, Caraglio (CN)
1° Classificato "Progetto Primavera"



Vento d'inverno
Su un cielo di pietra e arida terra
fili di spine, torri di guardia :
Cristo soffriva, dimora di morte.

Entrava un popolo d'ombre,
già l'uomo era morto
non tornava di là,
memoria di morte.

Negli occhi l'abisso del mare
Ma dietro quel velo di splendido azzurro
La nebbia si celava, insieme al bambino,
sua unica compagna, prigioniera d'Auschwitz.
Giampaolo Guizzardi, Bologna (BO)
2° Classificato "Progetto Primavera"



E’...
E’ un dono.
Un sacrificio.
Una scelta da prendere o lasciare.
Un sogno per chi è felice
e un peccato per chi è triste di averla.

E’ la realtà.
Una sofferenza che deve essere amata.
E’ una passione che può volare al vento
e qualcosa di veloce o di lungo che non si conosce
Puoi sperarla.
Averla,
ma la cosa più dura
è che devi affrontarla per quella che è... la vita!

Iris Albertini, Trevozzo di Nibbiano (PC)
3° Classificata "Progetto Primavera"




Difficile
Difficili insicuri passi
il sole mi spinge
splende

E presto nella mia vita
scelgo di continuare
............comunque

Scivolo mi scoraggio
ho scelto la strada difficile
si cade nella mia vita,
si soffre

A sera vedo impronte dietro me
sono le mie
progetto un pezzo di domani

Ho perso l'incanto
ho malinconia
sto crescendo

Lo so lo hanno fatto tutti
a me
non era ancora successo...
Alberto Roccisano, Giaveno (TO)
Segnalazione della giuria "Progetto Primavera"

postato da: poesia alle ore marzo 24, 2009 16:05 | link |
categorie: poesie premiate
22/03/2009

ANTICHE COME LE MONTAGNE

Sezione narrativa, opere premiate

FRANKY
"Vi voglio raccontare un episodio molto importante della mia adolescenza" disse in perfetto inglese l'anziano uomo nero al termine della cena.
"Avevo undici o dodici anni, non ricordo con precisione, quando un pomeriggio di fine settembre ad Ampitaca, poche capanne vicine al villaggio dove vivevo, arrivarono due persone bianche, due "vasà" , un uomo e una donna.
Portavano una borsa contenente alcuni vestiti. Si misero a gonfiare una piccola piscina di plastica, tirarono fuori un sapone profumato al limone (all'epoca forse era il primo che vedevo) e un asciugamano. Poi, con un secchio di legno, riempirono la vasca con l'acqua del pozzo e cominciarono a lavare i bambini del villaggio.
Pauly aveva poco più di tre anni e stava nelle capanne di Ampitaca da due, da quando cioè era stato trovato da padre Paul nella boscaglia. I genitori l'avevano abbandonato forse perché zoppicava leggermente dalla gamba destra e pensavano che non sarebbe mai stato in grado di essere utile alla famiglia. Masura di anni ne aveva due. Anche lui proveniva da qualche villaggio della boscaglia. Era stato padre Jacques, l'altro missionario polacco a salvarlo da morte sicura poco dopo la nascita.
Pauly strepitava mentre la ragazza lo teneva fermo cercando di togliergli i brandelli di pantaloni e maglietta che indossava. Quando lo mise nell'acqua e il ragazzo gli passò la spugna insaponata sulla pelle, urlò a squarciagola cercando di saltare fuori dalla piccola vasca. Continuò a piangere fino a quando, dopo averlo sciacquato, il giovane lo avvolse nell'asciugamano e lo rivestì con gli abiti nuovi che avevano portato.
Anche Masura non gradiva essere lavato e si era tutto irrigidito chiudendo gli occhi. Il ragazzo si stupì quando, mentre lo insaponava, avvertì con i polpastrelli dei grossi punti ruvidi e neri sotto la pelle e non sapeva spiegarsi di cosa si trattasse. Probabilmente non aveva mai visto prima delle pulci e per giunta così invasive.
Dopo i due piccoli mi proposi io per il bagno. In un attimo ero nudo e ridevo emozionato per quello che mi stava per succedere. Sì che c'erano anche due mie compagne di scuola e avrei dovuto essere in soggezione ma sembrava di essere a una festa e non mi feci problemi. Poi aiutai i due giovani a fare il bagno agli altri bambini che continuavano ad arrivare, convincendoli che si
trattava di una cosa piacevole.
Quando fummo tutti puliti e vestiti di nuovo, improvvisammo un gioco con una palla fatta con una borsa di plastica. Non parlavamo la stessa lingua. Io appena conoscevo le parole in francese necessarie per presentarmi. Ma in quei pochi minuti ci capimmo e divertimmo tantissimo.
La sera andai a messa nella piccola chiesa del villaggio. I due bianchi distribuirono caramelle, una a ognuno dei bambini componenti il nugolo che s'era assembrato nel buio intorno all'abitazione dei padri missionari. Tornai a casa con un paio di pantaloni nuovissimi, mai indossati da nessun altro
prima (c'era perfino l'etichetta attaccata!) e una maglietta dalle maniche lunghe, rossa. Mio padre, quasi indispettito, mi chiese dove avessi preso quella roba. Consegnai a mia madre i vestiti che avevo: mi sarebbe piaciuto se li avesse lavati e rammendati.
Fu nei giorni seguenti che scattò qualcosa dentro di me. Non seppi dire di cosa si trattasse ancora per alcuni anni ma sentivo che avevo contratto un debito che dovevo saldare. Cominciai a studiare con più determinazione e a leggere tutto ciò che mi capitava sotto gli occhi tanto da sbalordire la maestra, i miei compagni e i miei stessi genitori. I miei risultati erano così sorprendenti che la maestra riuscì a trovarmi un posto alla scuola di Mananjary, una città a dodici ore di piroga dal mio villaggio. Negli anni successivi andai alle scuole superiori di Antsirabe e poi ad Antananarivo, all'università.
Non seppi mai chi fossero quelle due persone bianche né da dove venivano. Ricordo chiaramente soltanto i loro sorrisi e le strette di mano. E ho ancora oggi davanti agli occhi l'immagine dell'uomo quando mi sollevò dall'acqua e, portandomi in braccio, mi depositò sull'orlo del pozzo, l'unico spazio asciutto lì intorno, per asciugarmi.
Ringrazio Dio per avermi permesso di vivere quel giorno che mi ha fatto capire quanto poco occorra per fare felice una persona. Con questo spirito ho cercato di vivere negli succesivi, fino a oggi".
Tutti i commensali erano rimasti in silenzio.
Qualcuno aveva gli occhi lucidi, qualcun altro un grosso nodo in gola.
Anche l'uomo che aveva parlato era molto emozionato.
Prima che scoppiasse l'applauso assordante al neo premio Nobel per la pace, trascorsero ancora alcuni lunghissimi secondi.
Franky Manavalona, da Ambohitsara, Madagascar, visibilmente commosso salutò e ringraziò tutti.

Carlo Carlotto, Nucetto (CN)
1° Classificato assoluto



IMPREVISTO
Ce l'aveva fatta.
Non le sembrava ancora vero, eppure ce l'aveva fatta: dopo una lunga corsa era riuscita a prendere quel tram, l'ultimo della serata.
Mentre infilava il biglietto nella macchina obliteratrice aveva sentito il sudore scenderle lungo la schiena . Era così accaldata che quando si era seduta in uno dei pochi posti liberi il contatto della pelle con lo schienale , attraverso il sottile tessuto della camicetta , le aveva provocato un brivido. Si sistemò sulle gambe la valigetta portadocumenti e la borsetta e riuscì a rilassarsi un po' guardando fuori dal finestrino.
Voleva conoscere meglio questa Torino che, per lei, romana, fino a quel momento aveva significato soltanto Juventus e Fiat.
Si era trasferita da poco in un appartamento in periferia, con del verde intorno. All'inizio aveva tentato di raggiungere la Procura , dove era stata destinata, in auto. Ma l'impresa si era rivelata ben presto impegnativa. Aveva, allora, deciso di tentare con i trasporti pubblici e quello era il primo giorno di prova.
Fuori dal finestrino le immagini e le fermate scorrevano veloci, come i pensieri. La pensilina di Corso Traiano, in corrispondenza di uno dei cancelli di uscita di una grossa fabbrica, era gremita di persone.
La sua attenzione fu attirata da alcuni uomini che stavano gesticolando animosamente. Fu allora che, con la coda dell'occhio, lo vide. O perlomeno le parve di vederlo. Stava svoltando l'angolo di una via , tenendo al guinzaglio un giovane pastore tedesco. Alto, dinoccolato, con qualche capello grigio in più, si stava allontanando senza fretta . Ma il tram , intanto, era ripartito e la sua immagine era scomparsa definitivamente.
Se dieci anni prima non l'avesse visto con i propri occhi steso in quella lunga bara di mogano, avrebbe senz'altro potuto giurare che l'uomo con il cane era Giorgio e non una apparizione frutto della sua fantasia.
Mentre il tram si dirigeva al capolinea, dove sarebbe scesa, e si svuotava mano a mano dei suoi passeggeri, si rese conto che non avrebbe potuto vivere il resto della vita con quel dubbio in sospeso.
E prese la decisione.
Il giorno successivo era domenica. In auto, questa volta, si era diretta verso Corso Traiano ed aveva parcheggiato vicino alla fermata nei pressi della quale la sera precedente le era sembrato di aver visto Giorgio. Non aveva ancora le idee ben chiare su cosa avrebbe potuto fare, ma era certa di voler almeno tentare.
Era quasi mezzogiorno, l'estate stava mordendo la città e le strade erano pressoché deserte.
D'un tratto si sentì prendere dallo sconforto pensando che cercare Giorgio avrebbe potuto essere come cercare un ago in un pagliaio. Forse era stato lì solo di passaggio, forse non ci sarebbe tornato mai più e forse, soprattutto, quello che aveva visto non era Giorgio . Ma , dato che ormai era lì, tanto valeva fare almeno quattro passi in cerca di un bar per qualcosa di fresco.
Prese a camminare nella calura soffocante, cercando di restare nell'ombra disegnata dai contorni dei palazzi. Lanciava, passando, rapidi sguardi nei cortili deserti in cerca di qualcosa di insolito; vicino ad un garage aperto notò uno scooter con un casco sul sellino: il proprietario doveva trovarsi all'interno, da dove proveniva un tramestìo. Attese qualche istante per vedere in volto la persona che , uscita dal garage, ne stava chiudendo la saracinesca.
Era Giorgio. E questa volta ne era ben sicura.
Entrò con passi frettolosi nel cortile, per paura che le sfuggisse di nuovo. Lo toccò sulla spalla e, quando si voltò, "Giorgio", gli disse semplicemente.
La guardò per un attimo e poi le voltò bruscamente le spalle; si infilò rapidamente il casco, ne estrasse un altro da sotto il sellino e, senza dire una sola parola, glielo porse. Lei se lo infilò in testa e si sedette dietro di lui sullo scooter. Percorsero stradine secondarie fino ad arrivare al vecchio Stadio Comunale; una fiumana di persone era in attesa di entrare per quel concerto rock di cui si ricordò di aver visto i cartelloni pubblicitari in tutta la città. Finalmente, sempre senza scambiarsi una parola, riuscirono a penetrare nell'interno e a farsi strada tra le centinaia di persone che, in piedi, aspettavano l'uscita sul palco della band.
Fu solo quando la musica esplose in tutta la sua potenza fuori dagli altoparlanti, e tutti intorno iniziarono ad urlare, che Giorgio le passò furtivamente una matita ed un notes . Avrebbe voluto rivolgergli mille domande, ma, anche se non sapeva ancora perché, aveva capito che il tempo disponibile era poco e che non avrebbero potuto parlarsi.
"Cosa è successo? ", gli scrisse in fretta in stampatello.
Giorgio lesse le poche parole, pensò qualche istante e poi le rispose sullo stesso foglio: " Hanno dovuto farmi sparire. A Roma ero in pericolo. Sai che il mio era un lavoro tranquillo. Ma una multinazionale era implicata in un commercio d'organi di bambini   proveniente dall'Oriente. L'ho scoperto per puro caso ed ora non sono più Giorgio. "
E poi, a grandi lettere, lesse ancora " Per entrambi : dimenticati di me !".
Le si riempirono gli occhi di lacrime, ma capì che non aveva altra scelta. Appallottolò nella mano il foglietto, si girò verso di lui, lo abbracciò stretto stretto e gli sussurrò all'orecchio " Però so che sei vivo !".
Poi si allontanò a fatica tra la folla urlante, mentre Giorgio restava immobile al suo posto, senza voltarsi indietro.
Quando uscì dallo stadio respirò profondamente e poi si diresse, a cuor leggero, alla fermata del tram.

Patrizia Chiabotto, Piossasco (TO)
2° Classificata




L'ACQUA E LA FIABA

Se ne stava pensosa in riva al mare, lo sguardo perso in quella enorme distesa d'acqua, rapita dalle note dello sciacquìo delle onde che si infrangevano contro gli scogli poco distanti.
"Come vorrei essere una piccola onda e correre libera nei mari del mondo", diceva tra sé Tilly mentre i sassolini che gettava formavano perfetti cerchi concentrici. Ed ecco, all'improvviso, emergere da uno di questi una sirena. "Ciao bella bambina, non aver paura, io sono Serenella e... so che ti chiami Tilly! Mentre giocavo a rimpiattino con i miei amici delfini mi sono spinta troppo a riva e così ho potuto sentire il desiderio che hai espresso. Ma davvero vorresti essere un'onda? ". La bimba paffuta, dalle rosse trecce e dagli occhi color dell'oceano, per nulla intimorita, corse di slancio verso Serenella esclamando "Oh sì....sììì!!!". La sirena allora le si accostò: con la coda le fece cenno di salirle a cavalluccio, la invitò a tenersi forte e iniziò a guizzare nell'acqua su, giù, su, giù e ancora su accompagnata dalle risa estasiate della piccola cui pareva di essere su di una giostra.
Zampilli di acqua cristallina si divertivano a solleticarla mentre le stelle marine   erano  graziosi   fermagli  per  i   suoi   riccioli   e  gli   ippocampi gareggiavano a carpire la sua attenzione con goffe piroette. "E' meraviglioso", esclamò Tilly - che era tutt'uno con l'acqua salata che le scivolava addosso carezzandola, timorosa di sciupare la sua pelle di bambola - "come vorrei proprio essere una piccola onda!!!" La sirena allora nuotò ancora più veloce sino a che, esausta, la adagiò su una conchiglia e le disse: "Ascolta Tilly, se vuoi veramente essere un'onda devi prima conoscere le tue origini; vuoi che ti accompagni in questo viaggio?". E la piccola rise ancor più forte urlando "Sì...sì!!!". Serenella, spronata da quella risposta, si diresse verso la foce perché "è da qui che l'acqua giunge al mare". Poi risalì la corrente del fiume salutando le paperelle e le ranocchie che curiose guardavano la strana coppia. E salì su in alto, sino ad arrivare ad uno stretto ruscello ai piedi di un monte. "Cara Tilly", disse Serenella, "il tuo viaggio non è finito, ma io non posso più accompagnarti. Ti lascerò a quella Cicogna che potrà portarti in cima alla montagna".
La bimba, senza proferir parola, accarezzò dolcemente la sirena e si protese verso una magnifica Cicogna che la prese sulle sue ali e la portò ad una sorgente. Un piccolo rivolo scorreva, uscendo come d'incanto, da poche pietre attorniate da un odoroso muschio, e la bambina guardò con aria interrogativa la nuova amica non riuscendo a capire da dove l'acqua avesse origine.
La risposta non si fece attendere, anche se subito non parve capirne appieno il significato: "Ciò che ti pareva sconfinato ed enorme è ora delimitato da pochi sassi e puoi coglierlo nel palmo della mano.   Ricorda - le grandi cose nascono dalle piccole cose" e nel dire ciò la avvicinò ad un Angelo che attendeva seduto su un masso.   "Ora anche io devo lasciarti.... il momento della tua conoscenza è vicino "... e con un battito d'ali la Cicogna si allontanò mentre l'Angelo la cinse  con delicatezza e si diresse verso il cielo.
Il sole era così vicino ma non bruciava, la luna si poteva sfiorare con la punta delle dita, e le stelle sembravano piccoli fuochi d'artificio.
Arrivarono quindi sulle nuvole e lì anche l'Angelo la salutò dicendole "Vedi Tilly, è da qui che nasce la vita ed è qui che la vita ritorna".  E come per magia la bella bimba si trasformò in una gocciolina d'acqua che piovve dal cielo. Si adagiò su una foglia, percorse il tronco di un albero, si nascose nella terra sino a riemergere in una sorgente e via rotolò tra le pietre scendendo a valle, si tuffò nel  fiume, raggiunse il mare e finalmente diventò onda!
Tilly era acqua che palpita, guizzo di vita, energia intrattenibile. Era parte dell'universo di cui finalmente capiva il senso, senza vincoli di tempo e di luoghi: onda del mare caraibico e contemporaneamente onda del mediterraneo sulle cui rive aveva iniziato il suo viaggio.

Patrizia Massano, Arma di Taggia (Imperia)
Premio speciale della Giuria




LA VALIGIA
Mi è sempre faticoso disfarla.
Ogni cosa che ripongo dopo un nostro viaggio sembra scalfire una parte di me; così la valigia resta per giorni sulla panca, colma dei preziosi indizi di un amore.
Guarire da un altro distacco è delicata suggestione delle ore ripartite in frammenti che, frettolosamente,ripongo tra le cose che la valigia inghiotte. Così compongo il saluto senza un appiglio per affrancare un nuovo incontro. Si dipana un gomitolo di ricordi, colori cangianti... e il refolo di un respiro condiviso.
La tua voce risuona ogni giorno al telefono, ora cristallina, enfatica, ora mesta o concitata per quanto la vita ci riserva. Mi piace indovinare dal primo "ciao" la gradazione del tuo umore. I silenzi sono "luce parlata", trasparenza dei nostri corpi che si accendono al baluginìo dei sensi. Si riapre così la valigia dei nostri giorni insieme colma di minuscole perle che scivolano, si riuniscono in fiotti di riflessi. Da una tasca emerge una cartolina che snida i ricordi dell'ultimo viaggio.
Era di ottobre e le previsioni per quel fine settimana offrivano un repertorio di piogge. Quel mattino la bruma pareva volerci negare l'incanto del paesaggio sulla strada per Ponticello. Al lago di Braies la prima neve costellava i pini e ondulate movenze erbose lamentavano la prima rudezza del gelo.
Al maso trovammo rifugio. La vacanza sembrava destinata alle confidenze intorno alla "stube". All'improvviso un barlume di sole sciorinò l'allegria, e noi sul terrazzo a contemplare il disgelo.
"Ecco - mi ha detto - ora le nubi scoprono la cima del mio GRANDE GUERRIERO. Non è ancora nitida la sua forma, devi scoprirla da sola. Ti racconto la storia che questa montagna mi ha ispirato.
Si amavano molto. Lui bello e forte, lei esile principessa. Si vedevano di nascosto perché la famiglia reale aveva altri progetti. I due giovani si incontravano lungo il fiume, su una golena che l'acqua abbracciava con un delicato sciabordìo. Nei loro giochi d'amore erano corpi fluttuanti in una miriade di gocce, molecole aperte a raccogliere ebbrezza. Le loro parole si confondevano con il bisbiglio dei licheni.
Furono scoperti. Lei mandata lontano, in un castello misterioso. Il giovane guerriero la cercò sui monti e per le valli, superando ogni insidia. Ogni giorno accatastava i legni trovati lungo il cammino e, con il suo logoro mantello, mandava messaggi di fumo per darle conferma del suo amore. Ogni giorno confidava nella guida dei falchi e delle aquile che gli offrivano in dono una piuma.
Trascorsero molti anni, finché una notte vide trasparire, nell'ardesia del cielo, una fulgida stella. Comprese di aver trovato la sua Principessa e si coricò, per dare riposo al suo cuore innamorato. Per vederlo devi piegare il capo."
L'ho visto, il tuo GRANDE GUERRIERO in tutta la sua regalità. Il mento sporgente, le labbra perfette, II naso prominente, le palpebre chiuse, il diadema di piume.
Intanto si stemperava la neve e i pini gocciolavano riflessi sui nostri capelli spettinati. Felici guardavamo la corolla di vette, consapevoli che le Dolomiti ci avevano regalato l'ebbrezza delle stagioni nel volgersi di poche ore.
La sera la luna illuminava il Picco di Vallandro e fu l'incanto di un attimo a farci credere che il GRANDE GUERRIERO aveva aperto gli occhi per rimirare la sua fulgida stella.
È difficile amare la tua lontananza.
Il pensiero abbraccia la fantasia e si scompone tra le ore da ricordare e quelle da cullare dentro.
Trabocca di attesa.   La valigia.


Paola Insola, Torino
Premio speciale della Giuria
postato da: poesia alle ore marzo 22, 2009 19:59 | link |
categorie: poesie premiate
11/09/2008

Una Poesia per Pamparato

VERBALE DELLA GIURIA

La giuria del premio letterario “Una poesia per Pamparato” edizione 2008,
composta da Luca NECCIAI (Presidente), Marita ROSA e Remigio BERTOLINO,
dopo aver esaminato gli elaborati pervenuti alla segreteria del Concorso, ha espresso all’unanimità la seguente graduatoria:

1° Premio alla poesia:     THALASSA
2° Premio alla poesia:     SESTO CANTO D’ESILIO
3° Premio alla poesia:     HANDICAP

Ha inoltre deciso di conferire la Segnalazione di merito alle seguenti poesie:
-    UN RITORNO
-    DEI GIORNI BIANCHI IL COSTEGGIARE LENTO
-    SENZA TITOLO  ( “Li avevo seminati ad uno ad uno”)

ecco gli elaborati premiati:
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THALASSA

  I  

Si allunga, Thalassa, su lame affilate
di scoglio
e smuore tra i coltelli lucidi del tramonto.
Urla di sirene
(verso un ultimo porto)
rammenta
nel suo incerto trapasso
e cede all’oblio
(nei tratti tremuli del crepuscolo)
il grido antico del pirata
rande ammainate, ferite di prue
e il rotondo sciaquio del remo.

Assiste, Thalassa, il pesce morente
caduto nella trappola del tramaglio
bevendo -  nell’ora lenta – una tenera linfa
e osservando
(placida)
scoppi di ginestre
su lave rosse.

II

Naviga alla deriva un legno marcito.

E il mio attimo – su questo  sasso –
è acqua salmastra nella coppa
delle mie mani.

Va un’altra goccia al tuo vano incantato:
è tempo di un abbraccio infinito
Thalassa, ti avvicini al Cielo.

Se puoi riconsegnami al giorno
nella spuma che Venere
bacia
col sole……

                                      A Calafuria (Livorno)


BOTTARO Giovanni
1° Premio



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SESTO CANTO D’ESILIO

Dimmi che il mattino non è ancor sorto
A svelar le nostre mani intrecciate
Il mio nido segreto tra le pieghe
Del tuo corpo di luce.

Mentre piangevi la verità vera
Senza nome che solo a me puoi dire
Quel mattino ho visto sciogliersi i tuoi occhi
Nella realtà del sogno.

Io ti guardo con il cuore dell’amante
Né più la carne né più il sangue ha senso
Consorte che diventa quel che sente
Io divento emozione.

Stanotte ho sognato azzurro il tuo cielo
Sono io questa creatura che ha i tuoi occhi
Anche se siamo nel male tu sei mio
Mio radioso peccato.

Amato amante, c’è un dito di giorno
Sul confine delle nostre promesse
E il tuo Poeta Bambino diventa
Carne Speranza e Gioia


TOGLIA Francesca
2° Premio



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HANDICAP

Cola magra la luce
che trapunta a scaglie
uno spazio malandato
sul pavimento,
brulica
lungo le pareti cagionevoli
d’un limbo ferito,
strascica
l’odore agro dei letti
e schizzi di parole soffocate,
rimbocca
il disarmo dei gesti
consumati dai sussulti
e i rintocchi di pensieri
appassiti umili
dentro l’intimo del cuore.
Più a lungo batte
nell’assillo dei tremori
il fiato scuro
di paure inculcate,
lo sciame crudo
di ansie rattrappite,
sconfina fragile
in un presagio degli occhi
il sorriso in soprassalto
a filamenti d’emozioni
come dire
è tutta qui la mia diversità.

LAZZEROTTI Bruno
3° Premio


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UN RITORNO

Volteggiare
tra i riflessi del sole
disegnando figure
con i riverberi di luce
mentre la sabbia di mezzodì
arde sull’arenile deserto.

Una vela solitaria
incrocia l’orizzonte
lasciando una scia di rimpianti
che separa il mare
dai ricordi d’Aprile
tra onde spumose d’oblio.

Scoprire l’inquietudine
nell’impeto della risacca,
che il ritorno è più vicino
ed oltre il lungomare
t’attende la tua terra.

Sentire dalle colline
che i treni fischiano ancora,
a volte sfrecciano
sui binari della vita,
altre rallentano
tra le gallerie del buio
e poi si fermano
sostando nel tramonto.

PIZZUTO Gaetano
Segnalazione di merito


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DEI GIORNI BIANCHI IL COSTEGGIARE LENTO

Dei giorni bianchi il costeggiare lento
lungo le rive non lambite
                                          il canto
delle stagioni naviganti il vuoto
dissolto il gelo nei crepacci
                                          il caldo
che non si stampa sulle pietre
                                          e l’ombra
di un sole secco di campane
                                          e suoni
senza l’arpeggio delle distinzioni

noi conoscemmo tutto e non chiediamo
il tempo dopo il tempo e un’acqua nuova

temiamo forse le risposte o siamo
vessati dall’assenza di risposte

non trilleranno le ali alle cicale
fatte di gesso all’incessante pianto
senza risposte d’echi dei perdenti
e al sangue che cementa i nostri rovi

se tu mi ascolti chiuso nella torre
di carne magra con le volte esangui
sappi che non ho più domande in gola

le ho murate tra le connessure
di questa casa senza vetri
                                        per paura
che al giorno bianco che lontano scorre
possano fare segni di richiamo.

LUISO Domenico
Segnalazione di merito


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(senza titolo)

Li avevo seminati ad uno ad uno
a casa di mia madre.
Negli anni ho cresciuto una biblioteca
di gialli e romanzi dell’ottocento.

Ora non ne resta più nessuno.
Li ho sradicati alla cieca,
la polvere sulle dita ancora sento.
Li ho tolti e li vado a ripiantare.
Altri scaffali, altra casa, altro amore.

CARLOTTO Carlo
Segnalazione di merito

 



postato da: poesia alle ore settembre 11, 2008 13:39 | link |
categorie: poesie premiate, pamparato
27/11/2007

Piossasco 2007

Concorso int.le per Poesie & Sensazioni
ANTICHE COME LE MONTAGNE

Sezione "Poesia Insieme"
lavori premiati:


TI SCRIVO


Ti scrivo alfabeti di immagini,
seduto sulla sedia di paglia
senza il flauto della tua voce
che nuota nella mia memoria.
In questo ricovero, segno,
disperazione, masticando
caramelle di angoscia,
nel giardino dei passi perduti.
Mentre accarezzo un cane,
che lecca la mia compassione,
altri amici scacciano, con me,
la vecchiaia, tra recite
di un DIO, predicatore
di affreschi stellari, per cercare
il profilo del tuo volto,
nell’isola della stanza.
Nascono lontano echi di un tram
nell’eguale ritorno in deposito,
voci dai dialetti sonori vuotati,
con l’ultimo bicchiere,
nell’osteria dei buffoni.
Volevo parlarti di questi rumori amici,
poi ho ridotto la lettera in farfalle di carta,
quando la notte rode sentimenti
che entrano nel diario dei sogni solitari,
prima di confondermi con l’infinito.

Armando GIORGI (Genova)
1° premio assoluto "Poesia Insieme"
ANTICHE COME LE MONTAGNE (Piossasco TO) anno 2007
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LA MIA TERRA

Ha il sapore dei boschi,
la mia terra,
del verde dei pini e degli abeti,
del candore delle nevi eterne,
negli inverni, aridi di sole.
E’ avvolta dai profumi,
la mia terra,
sprigionati dalle bacche di ginepro,
nelle estati, tiepide di vento.
Ha la forza dei monti,
la mia terra,
nella pietra è intagliata
la sua storia.
Ha ferite profonde,
la mia terra,
trincee scavate
nei cuori della gente.
E’ terra di confine,
la mia terra,
intrisa del sangue dei suoi figli,
caduti, in epoche lontane,
e del sudore di fatiche contadine
negli autunni, screziati dai colori.
E’ terra di emigranti,
la mia terra,
dolente di lacrime e d’addii,
nel sogno di ritorni mai avvenuti.
Ha un cuore di dolore,
la mia terra,
nascosto nelle pieghe
dei ricordi.
Ma rinasce a primavera,
la mia terra,
perché è nel pianto
che si genera la vita.

Mariateresa BIASION MARTINELLI (Orbassano)
2° classificata "Poesia Insieme"
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LE STRADE DEGLI ARTISTI

Le strade degli artisti
son spesso dure e tortuose
ma quelle vie, non son mai vuote e neppure silenziose.
Son piene di storie e di canzoni, sogni a volte rancidi,
ma colmi di passioni.

Le strade degli artisti
sono a volte cupe e tristi,
ma non son troppo diverse dalle vie di noi poveri cristi.
Sono piene di gente con la testa chissà dove,
occhi e facce che ridono... anche quando piove.

Le strade degli artisti
sono tele con sopra mille colori,
quelle vie son teatri dove posano gli attori.

Le strade degli artisti
son poesie elargite a piene mani,
illusioni forse fragili
ma dure quanto basta per campar fino a domani.

Fabrizio PICCO  (Giaveno)
3° classificata "Poesia Insieme"
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HO VISTO IL NATALE CONSUMARSI

Stanotte la luna si è oscurata. A lungo il vento ha ululato.
D’inverno si è vestita la natura e la terra si è indignata.
Ho visto il Natale nelle vetrine sfolgorare
ma poi consumarsi e come neve sciogliersi.
Ai margini delle strade si è infangata.
Ho visto vagare anime chiuse,
abbottonate da cappotti ingombranti che coprono il niente.
Ho visto estrosi indumenti nascondere nudità deturpanti.
E impertinenti, panettoni e pasticcini sfilare
pronti a togliere l’amaro che c’è dentro
Ho visto uomini ciechi sordi alienati.
Parlano a scatolette strane colorate.
Lande desolate senza fine sono i marciapiedi
dove l’indifferenza e il vuoto lasciano indelebili le orme.
Ho visto su di essi farfalle senza ali petali appassiti e arcobaleni spenti.
Ho sentito voci deliranti – denunciano atrocità –
Ho sentito canti senza suoni musica senza armonia.
Culle vuote non dondolano non si sentono ninne nanne.
I presepi sono fermi – il loro meccanismo si è inceppato –
I pastori immobili assumono atteggiamenti scomodi irreali.
Angeli muti – vestiti di tristezza – sono in attesa.
Aspettano il segnale. Scrutano il cielo:
apparirà la Cometa? Saranno circonfusi dalla Luce?
Potranno ancora credere agli uomini “di buona volontà”?
Forse potranno ancora annunciare con immensa gioia – la Nascita. –
Il Dio Bambino nascerà, porterà sulla Terra la pace
e finalmente il tanto atteso Amore germoglierà.

Rosaria Ines RICCOBONO (Licata AG)
Premio Speciale della Giuria
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Sezione "Progetto Primavera - Pass15"
lavori premiati:


CARO AMICO, COSA MI RACCONTI DI BELLO?
(Versi liberi)

Caro amico,
cosa mi racconti di bello?

Lettera di chi mi scrive da lontano.

Mente vuota e stanca,
nessuna memoria
da riversare sulla carta
in risposta.

Placido
osservo nel mio cuore
il nulla.

Sopraggiunge dalla finestra
freschezza di aria bagnata.
Non ti distrarre!
Ma fuori piove,
e la pioggia dissolve le volontà deboli,
di chi ha l'animo di ascoltarla.
e ne disperde progetti e pensieri.

Si risveglia nel cuore
vaghezza di sentimenti assopiti.

Mi chiami, pioggia, perché dovrei resistere?
Lontano
è già scappato il mio animo,
scivolato via
insieme a innumerevoli suoni di gocce.

Mi lascio lavare da ogni pensiero.

Alzando lo sguardo...
l'abbagliante inconsistenza del cielo
che ha perso ogni colore, ogni realtà.

Il denso velo di pioggia
lascia alla vista del mondo,
solo ciò che è essenziale al sogno.

Miracolo!

Non so come, è riapparso l'azzurro nell'aria,
ancora tenue.
Il debolissimo colore del mondo,
viene a infiltrarsi tra le coltri del sogno.

Si dissolve la pioggia.
Di nuovo solca questo cielo un airone.

Adesso, è tempo di dare
risposta al mio amico.
Ora so cosa raccontargli
di bello.


Enrico GROSSO (Torino)
1° classificato "Progetto Primavera"
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ISPIRAZIONI


Le ispirazioni

sono frasi sottili

tra fiati di vento

da capire

e da scrivere

in un’infinita

catena di parole

per riuscire

un giorno

a leggere il mondo.

Loris PERENO (Piossasco)
2° classificata
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ROBERTA

Portami in luoghi
dove il sole non conosce tramonto
e l’uomo non conosce tristezza.

Portami su vette
da dove si puo vedere la nostra terra
senza la paura di cadere.

Portami in deserti
che non soffrono la sete.

Portami su stelle
che non desiderano sapere
quando si spegneranno.

Portami in Paradiso,
perché di questo ho bisogno.

Per il mio cuore impazzito
è atroce sapere
d’essere stato creato per amarti
e non poterti amare.

Roberta.

Gianluca AVAGNINA (Mondovì CN)
3° classificata
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CAREZZE AL RISVEGLIO

Avendo vissuto in sogno
la notte come il giorno
pareva tutto paradiso
nel mio piccolo mondo.
Ma il sole dormiente,
che sempre sveglio è
all’assopir della luna,
illuminò i miei occhi.

D’agosto era il dì,
nell’amena brezza
di fresco mattino.
E così che mi girai
per veder il suo viso,
un bianco fiordaliso.
Lei era il mio amore
l’unico mio sole.

I suoi capelli dorati
cadevano sul cuscino,
come spighe di grano
nel dolce mattino.
Accarezzai il suo viso,
poi mi sentii in paradiso
e sfiorando le sue labbra
la baciai piano.

Luca TORRENTE (Val della torre)
Segnalazione della Giuria
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postato da: poesia alle ore novembre 27, 2007 09:57 | link |
categorie: poesie premiate
27/08/2007

Una Poesia per Pamparato

CERTAMEN 2007,
tutte le poesie:


NATALE 1936

C’era una strada, sassosa e scoscesa
c’era un silenzio come d’attesa
c’era una siepe, contorta, e nera
fiorita di trine,
come biancospino a primavera.
La neve attorno, tutto un candore,
una speranza, lieve nel cuore.
Nel cielo miriadi di stelle
sospesi bagliori, come fiammelle.
Una più grande, nell’aria glaciale
annuncia un altro NATALE!
Ai rintocchi della campana
s’allunga il passo, la chiesa è lontana.
Struscìo di passi sulla neve gelata
c’era un’atmosfera come ovattata.
Siamo arrivati: luci, candele accese,
tremule nell’aria, come sospese.
L’organo suona, s’intona un canto,
nel cuore, greve, sentore di pianto.
C’era un arcangelo, con un berrettino
fatto di lana, con un nastrino
ed un ponpon tutto celeste,
a vigilare su un povero Presepe.
C’era sulla paglia il Bambino adagiato,
io gli chiedevo: ti senti amato?
Tu che puoi, per piacere,
fa che qualcuno mi voglia bene!
C’era nell’aria odore d’incenso,
dentro, speranza, paura, tormento.
Andate in pace, la messa è finita.
Indugio, nel sogno estraniata.
Mi scuota un duro strattone:
piegati nella genuflessione.
C’era una strada, tutta in salita,
passi pesanti, d’infanzia tradita
non mi ha ascoltata; eppur ho pregato
il sogno è finito, è calpestato.
Attorno, ora vi è solo squallore
silenzio, grida, infantile dolore.
Lacrime, riarse nell’aria, di ghiaccio,
vorrei annullarmi, sparire;
sospiro, riprendo il mio viaggio.
C’era una strada tutta in salita
allora, non sapevo, era per tutta la vita.
C’era …oh sogno mio lontano
se mia madre mi avesse tenuta per
                      mano …                                      

BOGLIO CELESTINA

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VETRO

A volte
Lungo la strada
Della tua esistenza,
ti senti
come un vetro di Murano,
fragile e trasparente …
Nasci lentamente
Dal soffio di un vetraio
E diventi un fiore,
un calice,
una goccia.
Ti senti felice
Posato su un mobile
Di una casa antica
Ma se più mani
Ti sfiorano,
vivi nell’angoscia
di frantumarti.

ARENA MAURA

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AMARE VUOL DIRE...

Quando ami una ragazza
non tradirla, con l’amore
non si scherza mai.

Amare vuol dire ….
essere sinceri dentro,
è inutile fare la prima
volta:

            “ E poi diventare nessuno”   

ALTINA OSCAR ANTONIO

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PIANOFORTE

Le mani che scorrono suonando note indimenticabili,
di un pianoforte antico.

La passione si risveglia alle note che volano come una farfalla,
la melodia il ricordo dell’amore che sfugge.

L’amore di un tempo vivo nel mio cuore,
note che volano come il vento,
indimenticabili nel tempo.

MAINERO JOLANDA

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DIARIO INCOMPLETO

Ferma la tua mano.
Non scrivere la parola fine
sull’incompleto diario
del tuo viaggio.
Si nasce, si soffre,
si lotta, si muore.
Su pagine sempre dischiuse
nuove parentesi
si aprono e si chiudono.
Vivere vuol dire
non desistere di sperare,
non consegnarsi all’abbandono.
Per ognuno
c’è un raggio di sole
in un cielo
plumbeo di burrasca.
Per ognuno
c’è un refolo di vento,
nel soffocare quotidiano.
Per ognuno
c’è un filo di luce
nel buio più cupo.
Ammira il cielo
sereno dopo la tempesta,
guarda attentamente le nubi che fuggono,
il sole che rispunta all’alba
disperdendo
le ombre cupe della notte.
Ascolta la voce del silenzio
ed i palpiti del tuo cuore.
Cogli un fiore,
ponilo fra le pagine
tristi del tuo diario.
I tuoi tormenti,
le scottanti disillusioni
si trasfigureranno allora
in arcobaleni di speranza,
e anche tu comprenderai
che vale ancora combattere.

PEROSINO GIUSEPPE
                          

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UNA SERA D’APRILE

Senti come soffia lieve questo vento
con l’ironia discreta di chi passa
sfiorando le cime del cuore.
Senti come scivola fra il tempo
quest’aria rosa ornata di te
ed i tuoi occhi trasfigurati di stella
tagliano come diamanti la notte.
Sembri algida, tanto lontana
laggiù, stagliata nell’orizzonte
tra il mistero profondo d’un pensiero
e l’anima mia è silenziosa
come il chiostro di un’abbazia.
Un sera d’Aprile
ebbra di calici colmi del tuo sorriso,
parole accarezzate, passi lenti
quasi a fermare quegli attimi
temendo che i minuti, le ore
avessero le ali sfuggenti d’un gabbiano.
Io con te e tu con me,
tra le bianche gardenie nascoste
in quella dolce sera d’Aprile.
Ricordo ancora la tua voce delicata
quando dicesti che mi amavi,
mentre il cielo infuocato dal tramonto
arrossava il tuo sguardo di donna.

PIZZUTO GAETANO

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FUORI DAL QUADRATO

Osservo le persone
al di fuori del quadrato.
Frenetiche, infuriate, stressate, nevrotiche,
con la vita che gli corre davanti
e vorrei gridargli, urlargli contro
perché la vita non li aspetta
e irripetibili attimi non torneranno,
non per loro,
non per me.

BATTAGLIA CRISTIANA

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IL FILO SI ALLENTA …

Quanti sogni,
quanti castelli costruiti con la fantasia
di una spavalda gioventù
che danza giuliva tra stagioni di fiori e di colori!

Lentamente uno dopo l’altro
i sogni si dissolvono,
solo un ricordo resta, non per molto però,
anche quello tramonterà!

Il tempo passa,
gli anni scorrono in un baleno,
ti fermi, pensi, interrogativi, tenui illusioni,
mentre l’orizzonte scompare nel buio della sera!

Una sola certezza:
si allenta il filo della speranza,
si allenta il filo di una vita
in gran parte ormai vissuta!

CAMAGLIO PIERA

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CASA D’AGOSTO

Casa d’agosto ho aperto di nuovo
al sole lasciando il coraggio d’entrare
col calore dei raggi d’estate
a ritemprare le fredde pareti invernali.
Una nuova stagioni di voci,
altre serate seduti sul prato
intorno agli effluvi di spezie
di una grolla di caldi ricordi,
tra brevi silenzi ognuno raccolto
dietro il filo invisibile
di un pensiero fugace. Casa d’agosto
per riaprire armadi e cassetti,
ritrovare l’odore del legno
a lungo rinchiuso nel buio del letargo
e piccolo ragni in tacita attesa.
Cartoline degli anni passati
ho scoperto nel vecchio scrittoio legate,
quasi nascoste, timide, schive
nella loro esistenza obliata.
Le avevi scritte tu, sul finir della vacanza,
le lettere incerte prima, di bimba,
poi, più grande, già nel tratto deciso.
Un breve diario d’agosto
quand’anche chi era a noi caro
respirava le rose e la brina sul prato,
l’attesa frescura di tramonti rosati.
Inspiegabile, poi, qualcosa è cambiato
e realtà inconfutabile è stato ricordo.
Malinconia di un sogno che albeggia,
muto silenzio che vaga in uno spazio bianco.
Come vorrei, senza senso apparente,
che casa d’agosto incantasse i momenti,
come vorrei chino il tuo capo vedere
mentre la mano disegna incerte parole,
senza fretta, per rivivere ancora estati finite.

MANTISI CRISTINA

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ANGELINO

Ogni giorno
posava se stesso sulla panca di legno
fuori dell’uscio,
ruotando i suoi occhi curiosi
sopra folti mustacchi curati,
abbracciati da volate di fumo
del solito sigaro,
fedele compagno di vita.
Mentre rideva
dei miei affanni di bambino,
mi parlava di un mondo
che non poteva girare
intorno ad un sole,
e di inutili fatiche per osservare,
in cielo,
improbabili satelliti.
A mezzogiorno
i rintocchi della campana
lo spingevano dentro casa,
per incrociare gli occhi
della compagna di una vita,
silenziosa e attenta
nel manifestare
il rispetto di un amore.
La sera,
prima che la notte
posasse il suo sudore
sulla panca di legno,
sottovoce,
accennava a vecchie melodie,
note di ricordi nascosti
sotto il suo vecchio cappello.
Più tardi,
ruotando ancora gli occhi curiosi,
abbracciava la notte,
salutando veloce
e indirizzando l’ultima volata di fumo
verso l’uscio di casa. 

ODASSO PAOLO
 2° PREMIO

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                   VIVERE

 

               Leggi la tua vita
            pagina dopo pagina;
            giorno dopo giorno,
               scrivi la tua vita.
              Libro già vissuto,
        ma non ancora terminato.
      Pagine scritte e vissute da te,
    ma lettura estranea ai tuoi occhi.
                                          Momenti che non sembrano tuoi,
                  non sembri tu.
                  Eppure sei tu,
autore unico di un manoscritto “eterno”.
         “Dopo di te chi lo scriverà?”
                                            Chi ha letto con te quelle pagine,
                                           chi da te ha avuto ciò che di meglio,
                    di più bello
            il tuo cuore può dare.
Saranno loro a continuare il tuo libro.
            Lascerai il tuo segno,
                   la tua firma,
                nei cuori di chi
       per te continuerà quel libro.

BERTAINA SERENA 
1° PREMIO

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GRAFFI

Graffi profondi lasciati dalla vita
che giorno dopo giorno fanno dolere il cuore.
Non grosse ferite, ma sol piccoli segni
che coll’andar del tempo ti fan sentir maturo…

Son come passi su sabbia calpestata
                                       che con le onde cancella svelto il mare.
Sembra non restar nulla, però se sono sbagli
ti lascerà, il passato, in bocca un gusto amaro…

TARUFFI TINTI GRAZIELLA

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L’AMAREZZA UN GIORNO VIENE…
L’amor non muove solo il sole e le altre stelle…

Pensavo di scrivere
parole di miele,
per dir dei tuoi occhi
al mondo che ascolta.

Volevo urlare l’amore
all’azzurro del cielo.

Mi ritrovo
a versar lacrime amare
sul fiore appassito
della mia speranza
mentre nel cristallo
del cuore infranto
si insinua nuovo
il dolore.

Il rifiuto del tuo sguardo
a cui avevo affidato ogni verbo
mi affonda in acque di agonia,
mentre spetto invano
il conforto della pioggia.

Perché rombi di tuoni
e squarci di lampi,
nel paesaggio in tenebre
nascondono la voce del sole
che non voglio sentire.

Ma gli uccelli in stormo volano
fuor dalla mia finestra
cinguettando un canto d’allegria.

Allora dimmi tu
con la tua voce soave
se odiare l’amore
o amare l’odio.

AVAGNINA GIANLUCA 
3° PREMIO

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postato da: poesia alle ore agosto 27, 2007 00:33 | link |
categorie: poesie premiate
22/08/2007

Una Poesia per Pamparato 2007

POESIE PREMIATE:
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Caleidoscopio

Schegge di perduti pensieri
si sprigionano,
in un caleidoscopio cromatico,
come spente galassie
di un infinito disgiunto.
Scivolano lentamente
desideri mai estinti
provocando
aritmie di impulsi
Fremono,
in un bisbiglio sommesso,
voci perdute
come sottofondo
all’assordante presente.
Cortine di gelo
occultano
empatie di affetti.
Si frantuma
su scogliere d’indifferenza
l’ultima angoscia

Giuseppe Perosino
1° Premio assoluto "Una Poesia per Pamparato" ed.2007

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Radici

Quando la terra più è dura del cuore dei superbi
strade lasciamo al vento e, a flebili sussurri, il campo.
Il campo (onde di galaverna crestate o d’antico sudore)
volti ha di gente che bussa, con garbo e a fatica, alla porta del cuore.

Il cuore, se callosa una mano lo sfiora e l’invita lontano,
la gola annerita risale pian piano e, nel buio tepore, attende
e vuole ascoltare chi, a cavallo d’un raggio lunare, nel comignolo scivola lento
e pianti e rimpianti porge alla fiamma e (mistero di Dio immenso) vorrebbe infine sostare.

Sostare è ruga profonda che, ai confini dell’ora solenne, tu scopri vermiglia
e ha scampo (eco preziosa e ribelle) all’adunca mano del tempo che urge, divora e scompiglia.

Fuori, nel composto letargo d’erbe e fanghiglia, lunghe e nostre fremono possenti radici.

Radici son coppi ricurvi che, dal gomito secco dei Bori,
con teneri occhi all’orizzonte tu cerchi
ché il sangue d’uno – alla lunga – è il sangue di tutti
e un avo materno ci nacque e, oggi, a vedere ci torna
che ancora ami il silenzio e la terra.

Di terra (asciutta credo) e di pietra ha il volto, d’umida terra il pensiero
e gli occhi d’acque azzurre fieri che han mai visto il mare.
Da sempre son le nostre donne il mare, il glauco mare immenso di silenzi (o d’esili sospiri)
ché, negli abissi, rade chetan burrasche e, appena, al sole vagiti tenui l’increspano e biondi figli.

I figli – un giorno – voce metton di terra (asciutta credo), di pietra il volto
e cessan di correre (uomini acerbi nella feria d’agosto) dietro cani fedeli e intensi tigli.

La fatica (retaggio d’uno che, prima della casa, già era) di schiena c’è dentro e di braccia
ma ogni sera, curvi e callosi un poco, a falce seduti la gettiamo nel fuoco.
Il fuoco ha l’ansito pesante e desueto il nome d’un (lontano ancor) parente che, tenue lucore,
senz’orme aizzando vien (da dove?) i cani aperti, a mezzo del cammin di fosche ore.

I tartufi, alti nel vento, non colgono odore e ombra all’uscio nodoso non sosta.

Il campo (onde di buio e d’inviolabili sussurri)
volti ingoia di gente che bussa, con garbo e a fatica, alla porta del cuore.

Giovanni Galli
2° Premio

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Fin qui

Fin qui, oltre la soglia del bar
si posa in cerchio
la tinta delicata della luce,
qualcosa come
una breccia che pullula
caparbia di là dei vetri,
un riflesso morbido del cielo
che tocca e scosta
la densità d’asfalto, parafanghi,
volti indocili,
dirada il sballare
di sguardi in solitudine.
Una purezza tenue
in sospensione
da casa a casa
che colora d’azzurro
finestre aperte in offerta
a labbra di parole,
a promesse di chimere,
prolunga il margine
sull’orlo dei dolori
incagliati nel tempo

Bruno Lazzerotti
3° Premio ex-aequo

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Idi di Marzo

Giorni come di  Marzo
di miseri spiriti rivoltati
sedotti da un’estranea follia
che rapisce il respiro
al diuturno sorgere del sole.
Il tremolio inventato dal Grecale
che spira gelando la rugiada
mentre il guaire delle stelle
disvela un cruccio che grida
dalle Maremme dell’anima.
Forse un dubbio non fugato
dall’ermetismo della notte,
forse solo un sorriso smarrito
nel divenire della sera.
Ora non c’è più nulla
che riesca ancora ad emozionarti
non c’è più niente
che vada dritto al cuore:
magari un pensiero, un atto,
una parola affettuosa.
Ormai tutto è capovolto
senza la liturgia dei soliti gesti;
queste vite ingoiate dall’alba
inquietano le lune d’Africa
e l’amore è lontano, perduto
tra le valli dormienti
dove tutto tace.

Gaetano Pizzuto
3° Premio ex-aequo

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Si perde in salsedine l’Arno

"alla fine del viaggio
su inesplorato tombolo
sensazioni di distacco"


e
la pioggia alla Foce
- le correnti scalfendo –
abbraccia il tremolare dell’onde

tra i retoni
(nasse piangenti quadrate
sospese agli estremi di una croce)
si spegne un refolo:

sui sassi umidicci del molo
- con l’appannato luccicare di una squama
e l’aleggiare cieco di una piuma –
sgocciola – invisibile
a losanghe un tessuto
dissetando un mare oscurato

oltre il vetro – con velo di un ombrello –
decollo nell’Ignoto:

rimane
- sulla mia tapparella scrostata –
la distratta eco d’un saluto

esco dal mio guscio grigio
e vivo
col Sole malaticcio dell’Inverno:

alla corda inzuppata del pozzo
sonnecchia il secchio:
altalenando colmo
trastulla
- minuscola – una patina di ghiaccio

e
un albero beccheggia sul Fiume:

radice slavata
s’impiglia a viscida chiglia:

docile il tronco
vanisce
oltre l’arco dell’acqua torba
nel Cielo pomice di Luce un’Illusione

e
la mia navicella
ri-torna e attracca – con un filo di raso –
alla lampada accesa
del lampadario

e la pioggia la pioggia
tormenta
- ancora –
l’aria fredda

e
in opaca salsedine – nel Tramonto –

l’Arno si perde…

A Pisa, 18 gennaio 2006
Giovanni Bottaro
Segnalazione per merito

_______________________________________


APPENDO

Appendo
alla sfera
del tempo,

    ogni mio
    dolore.

Ad ogni
stagione,
indosserò
nuovi sentimenti.

Luigi Golinelli
Segnalazione per merito

________________________________________
postato da: poesia alle ore agosto 22, 2007 14:24 | link |
categorie: poesie premiate
29/11/2006

Antiche come le Montagne 2006, le poesie

Antiche come le Montagne 2006
le poesie premiate:

POESIA INSIEME

Categoria principale


Due città
questa Torino
quella Palermo


Splendida Torino a mezzo ottobre
sotto le carezzevoli fronde dei platani
aperte
a trasparenze solari
e sfumate di giallo in corso Vittorio
tra vetrine e striscioni
o mentre muovo i passi
su rossicce foglie e castagne d'altri viali
attenta a non pestare
la lucentezza marrone
o le punte molli
dei ricci

Altrove
splendida sotto il sole d'ottobre
con qualche grado di calore in più
vive Palermo

le sue giornate roventi
le bufere e le riscosse

svetta
sotto un cielo terso d'autunno
la quadriga
e luccica il dorso dei cavalli
sul Politeama

la piazza tra le palme
tiene unita a dire NO
contro l'ingiustizia e gli errori
una folla
di miei concittadini
sconosciuti

forse c'è in mezzo un amico lontano
perso nel tempo

Io passeggio a Torino
con due città nel cuore


Enrica Di Giorgi Lombardo
Torino
1° classificata assoluta "Poesia insieme"
e Premio alla Memoria

___________________________________


Arriverò tardi

Arriverò tardi
anche nel giorno
della mia morte.

"I passeggeri in attesa
sulla banchina numero tre
saranno chiamati uno alla volta".

Mentre l'ultima persona salirà,
il mozzo si sarà voltato
a controllare che nessuno
sia rimasto a terra:
io sarò al chiosco dei supplì caldi
con la mozzarella filante.

Incredibile
giocarsi l'eternità
per una polpetta di riso fritta.


Nicoletta La Terza
Latina
2° classificata
__________________________________


Sargassi

Liquida insidia, il nero che incombe:
anche la luna che offrì diafana luce
è uno scampolo scuro di velluto
mentre vai nel mezzo dei sargassi
senza che mano regga più il timone.

Tempo di chiudere tempo di concludere:
le ventose mappe del viaggio esaltanti
di seduzioni furono -chi lo sa quando-
gettate per completare l'avventura.

Sia la pazienza a rendere d'avorio
il tuo volto -respiro rattenuto-
e recingi la fronte di saggezza
(lo sai che diventi saggio dopo morto
nella memoria ammaliata di chi resta
perché la morte -facile sirena-
dispensa generosa sortilegi?)

Frange l'acqua insidie e continenti
senza più nome - dove lievi ossa
fluiscono in forma d'alga: luogo-non-luogo
che annulla ogni scintilla
ogni orizzonte artificiale
-dove si chiude anche la fatica
di apparire tenaci e stupire
di inventarsi -fingersi- migliori.

Fryda Rota
Borgovercelli VC
3° classificata

____________________________________


Alcuni

Alcuni, come me, si immergono
nelle virgole della periferia
ascoltano il grido del tuono
incrociato con buchi sul tetto
e pioggia nel catino pediluvio.
Cosa c'è nell'angolo del comodino?
Un foglio siglato INPS,
a scadenza mensile, sempre una tantum.
Dicono, che sono funambolo
di vita, gettata con due zeri VO,
come occhi di gatto postale.
Per questo sussidio, calzo pantofole
pescate dalle DAME AZZURRE,
quando NATALE, sponsorizza bontà.
(Dimenticate ninos di strada,
fornitori di organi agli HIDALGO,
escludere parìa sdentati nelle vasche
a colorare stoffe per padrone SAHIB)
Siamo tutti infilati nel teatro-finestra TV,
dentro schermo quadrato.
Mentre mangio nei piatti di carta
sgretolo sorsi di rugiada per coniare
enigmi uomo-DIO, appena scandaglio cielo,
tra mimose di stelle e armonie di pianeti.

Armando Giorgi
Genova
4° classificata

______________________________________


La coscienza dell'uomo
(a tutti i bambini vittime dell'Odio e del Potere)

Vi amo,
bimbi defraudati,
figli dell'umanità
che gli occhi posate,
orfani di ogni lacrima,
sui corpi straziati
di genitori ormai muti:
voi siete la ricchezza della speranza.

Vi amo,
bimbi sconosciuti,
figli dell'umanità
che vagabondi e spauriti
cercate un rifugio
dove nasconder vorreste
le angosce profonde:
voi siete la forza della debolezza.

Vi amo,
bimbi di ogni colore,
figli dell'umanità
che attoniti rimanete
con gli occhi accecati
dal brillio delle bombe
tra atrocità insensate:
voi siete il coraggio del futuro.

Vi abbraccio,
bimbi dai mille volti,
non chiedetemi il perché
il perché della violenza,
il perché di tanto odio,
il perché del vostro dolore
marchio per l'uomo d'infamia:
voi siete la purezza della natura.

Vi abbraccio,
figli dell'umanità,
che protegger ognuno dovrebbe
come piccoli boccioli lucenti
per cullarvi come figli,
per ridarvi la fiducia
ad amare ancor la vita:
voi siete la coscienza dell'uomo.

Vittoria Rolle'
Pianezza TO
5° classificata pari merito

_________________________________________


Date tempo al tempo

Si burlano di me, per via del mio mestiere:
fiòcine io vendo, fiòcine nel Sahara.
Quando scendo giù al bazaar li dovreste vedere:
son tutti lì a guardarmi come fossi una bestia rara.

Ma un bel giorno le dune alzeranno la coda
e quest'oasi andrà in pezzi come una vecchia barca,
e la moschea rimpiangerà di non esser un'arca
e allora finalmente, tutta la gente, capirà.

Comprate le mie fiòcine, siete ancora in tempo
Comprate le mie fiòcine e date tempo al tempo.



Si burlano di me, per via del mio mestiere:
ventagli io esporto; in Artide, ventagli.
Quando esco dall'igloo li dovreste vedere:
ridono a crepapelle, credono che mi sbagli.

Ma un bel giorno i vulcani cesseranno di ronfare,
gli icebergs friggeranno come pesci in padella
e il Circolo Polare sarà più caldo di una ciambella;
e addirittura il tuono, dal calore, suderà.

Comprate i miei ventagli, siete ancora in tempo
Comprate i miei ventagli e date tempo al tempo.



Maurizio Nada
Torino
5° classificata pari merito

__________________________________________

__________________________________________

PROGETTO PRIMAVERA
Poesia giovane under 15


Il mio albergo
       
Per quanto tempo ho pensato di potermi illudere.   
Ogni giorno,       
una bugia.       
Persone che entrano ed escono.       
La mia vita non è una stanza!       
Non è un luogo di passaggio!       
Vagano indisturbati.       
Gente.       
Amori.       
Amici.       
Sconosciuti.       
Ma cosa vogliono da me?       
Entrano,       
frugano in ogni angolo della mia vita.       
Incuranti della mia esistenza.       
Lasciano tracce indelebili.       
Aprono ferite incurabili.       
Qualcuno reca con se un dono.       
Altri non si accorgono nemmeno di avermi invaso.   
Chiudono la porta dietro di loro,       
senza uno sguardo, senza un pensiero.       
C'è poi chi sbatte l'uscio amareggiato,       
lasciandomi lì,       
in mezzo al nulla,       
a piangere disperata.       
Io rimango a fissare gli avvenimenti.       
Incredula.       
Impotente.
       
Forse la mia vita non è una stanza.       
Neanche un luogo di passaggio.       
No.       
La mia vita è       
un albergo.       
Tutti hanno le chiavi.       
Nessuno resta.       
Qualcuno fa danni.       
Nessuno paga.       
Avanti venite nel mio albergo.       
E' gratis.       
Pago tutto io...       


Martina Merletti
Torino
1° classificata assoluta "Progetto Primavera"

_________________________________



L'ignudo fiammifero

Osservo.
Osservo la fiamma degli inferi
attraversare l'ignudo fiammifero
consumandolo a poco a poco
fibra per fibra,
ogni singolo filamento legnoso
si degrada e ne lascia
intravedere l'ardore...
Ne avverto l'odore di bruciato
che inebria il mio pianto
e inondandomi di fervore
mi offre un dolce
sentire di dolore...

Tacendo
odo nel silenzio
le urla assordanti e frastornanti
scaturire dal buio
della mia anima oscura e malsana.

Brucio.
E intanto mi servo di ossigeno.


Maria Laura D'Oria
Torino
2° classificata

_______________________________


Fresca mattinata

II giorno albeggia
tra nuvole d'argento
in mezzo a cui veleggia
questo grande avvenimento

il sole s'innalza
come per svegliare
con la sua lenta danza
chi resta nel sognare

e la strada si colma
di gente assonnata
nella totale calma
di una fresca mattinata.


Loris Pereno
Piossasco TO
3° classificata pari merito

___________________________


Intreccio di anime vuote

Intreccio di
anime vuote ed
unite, trovasti mai
una vera patria?
La stoltezza, la devastazione,
le falsità; tutto ciò
che serve per vivere.
Tremante anima sperduta,
quando sentisti il tuo
cuore scaldarsi?
Le membra avvertono il
tuo dolore.
Un mare si richiude su te stesso.

Andrea Pastorino
Torino
3° classificata pari merito

PREMI SPECIALI
__________________________________________

Utopìas

Morirìa...
Si en lo ràpido y veloz del devenir
Me viera sola
Morirìa.
Morirìa...
Si en el juego de creer en lo inmortal
Muriera un dìa.
Morirìa...
Si creyera que no tengo por hacer
Con màs pasión y alegrìa.
Morirìa...
Si supiera que esperar lo que se espera
Es sólo un juego
Y no utopìa.
Utopìa...
De creer en los camino elegidos
!cuànta utopia!!
El vital descubrimiento de poder.
!Tu cercanìa!...
El sembrar con la llovizna del ayer
En la sequìa.
!Las utopìas!!!
Sin utopìas
Ya no podrìa amanecer
Ni amar la vida.
Sin utopìas
Ya no podrìa valorar
Cada caìda.
!Sin utopìas!!!
Sin utopìas
Sólo valdrìa el esperar
Morir manana
O dentro un rato
O nunca o siempre
A cada instante...
Es respirar y no latir.
Es no existir
Sin utopìas.


Ana Rosa Veilati
Cordoba (Argentina)
Antiche come le Montagne 2006
Premio Speciale della Giuria

______________________________
[traduzione italiana]

UTOPIE

Morirei...
Se nel rapido e veloce giorno che viene
Mi vedessi sola
Morirei.
Morirei...
Se nel gioco di credere nell'immortale
Un giorno morissi.
Morirei...
Se credessi che niente possa fare
Con più passione ed allegria.
Morirei...
Se sapessi che sperare ciò che si spera
E' solo un gioco
E non utopia.
Utopia...
Di credere nei percorsi intrapresi
Quanta utopia!
La scoperta vitale di poter fare.
La tua presenza!...
E' seminare con la pioggia caduta
in tempo di siccità.
Le utopie!
Senza utopie non potrei nascere
ne' amare la vita.
Senza utopie
Non potrei più dare un senso
Ad alcuna caduta.
Senza Utopie!
Senza utopie
Varrebbe soltanto sperare
Di morire domani
O all'improvviso
O mai o sempre
In ogni istante...
E' respirare e non palpitare
E' non esistere
Senza utopie.

[traduzione di
Andrea Necciai e Bruno Spesso]



__________________________________________
AURORA ED IL SUO MONDO


Era la prima volta che Aurora e sua mamma facevano un viaggio su un aereo, l'emozione era tanta, erano impazienti di salire la scaletta, tutti avevano un posto, i due posti riservati a loro erano quasi al centro dell'aereo. Aurora subito si sedette in quello vicino all'oblò, con la sua Bennj di stoffa in braccio; Aurora aveva poco più di quattro anni, era sveglia e con una lingua da lasciare stupiti, il visino dolce ma duro come sapeva fare allorché voleva qualcosa, sguardo ficcante, occhi azzurri. Appena seduta, subito il suo sguardo si rivolse all'esterno. Ad un certo punto una voce suadente e sicura: si prega di allacciare le cinture di sicurezza, non fumare e spegnere il cellulare. Lei non capì ed allora una gentile hostess passò ed allacciò la cintura di Aurora ed in cambio ricevette una dura occhiata. L'aereo si mosse e poco dopo si alzò ed allora le cose si vedevano sempre più piccole. Aurora non staccava lo sguardo dall'oblò anche quando l'aereo passava in mezzo alle nuvole e non si vedeva più il cielo, anzi l'aereo sembrava si riposasse su quel letto bianco e soffice e lei sembrava che sorridesse e parlava con la sua Bennj. All'improvviso, sempre quella voce suadente, al centro dell'aereo, molto vicino a loro, le invitava a prendere una bevanda calda o fredda. Aurora si girò di scatto e la bimba cadde e rivolta alla mamma:
E' tutta colpa tua, Bennj si è fatta male. Stai zitta, non fare la sciocchina, rispose la mamma. Tu mi hai distratto dal mio film, lo sai?, dentro quella nuvola vi erano tanti angeli che mi parlavano ed ora sono andati via, ribattè Aurora. Ma sei proprio sicura che in quelle nuvole vi erano tanti angeli tutti per te, chiese la signorina con la sua voce suadente. Si erano proprio angeli, disse con voce un poco sbizzita Aurora, anche se voi non li avete visti, perché erano solo per me e Bennj. Le dia un pacchetto di patatine, così per un pò sta zitta, riprese la mamma. Allora Aurora si atteggiò a persona seria e disse alla mamma: Io ti voglio tanto bene e mi devi sopportare come sono. La mamma ,a quelle parole, non seppe rispondere, se la strinse a se con forza ed Aurora non voleva più staccarsi. Una grossa nuvola la riportò a guardare con la sua Bennj dal finestrino. Ad un ennesimo scricchiolìo, più forte del solito, la bambina guardò la mamma che aveva le mani sul viso. Mamma cosa hai? chiese Aurora. La mamma non rispose e strinse a sé la bambina. Non aver paura, mamma, disse Aurora, i miei angeli tengono l'aereo e non lo lasciano cadere. La mamma la strinse più forte. Subito si sentì quella voce suadente e sicura:siamo per atterrare, allacciare le cinture, non fumare, grazie. Aurora non si distaccò dalla mamma, allora l'hostess si chinò verso di lei e le allacciò la cintura. Dopo poco l'aereo toccò terra. Tutti scesero per risalire sul pullman. Aurora si voltò verso l'aereo e vide una figura allontanarsi e la salutò; vedi mamma, il mio angelo va via. La mamma si voltò e non vide nessuno. Accarezzò Aurora.


Giovanni Cianchetti
Grugliasco TO
Antiche come le Montagne 2006
Premio Speciale della Giuria
_________________________________________


L'ARMONIA

L'armonia è naturale nell'ordine spirituale dei colori di un cuore
che si apre alla vita, che si apre ad un altro cuore, che si apre...
Come un soffio è la bellezza, l'estetica si può studiare,
cambiare a secondo del sentimento che vive in balia
delle emozioni nel tempo, confuse dalla materia; l'armonia non ha la materia
ma evanescente si ricopre del tuo sorriso maturato da un pensiero trattenuto,
una paura affrontata, una scoperta visualizzata.
L'armonia è silenziosa e vibrante come il suono finale di un insieme
di note entrate nell'anima, non le puoi applaudire, incantato ne vivi la pace e
l'euforia in un solido equilibrio... L'ARMONIA.
L'ARMONIA non si tocca; non possiamo, non dobbiamo, non sappiamo
toccarla, possiamo sfiorarla ispirando poca aria ed emettendo
un lungo respiro. L'ARMONIA ha una vita breve in un cuore isolato,
paura che espressioni d'amore tanto belle non si possano
vivere che nei sogni o nell'aldilà alla presenza completa di Dio.
Ma se nel tuo cuore fiorisce la vita aiutami a credere
che il buio, l'assenza di colore, dura un attimo e se mi guardi le mie lacrime
puoi assorbire, bere, asciugare fino a ritornare a cantare L'ARMONIA.


Associazione Artistica
Voglia di... Favola
Torino
_________________________________________


postato da: poesia alle ore novembre 29, 2006 10:52 | link |
categorie: poesie premiate
04/01/2006

Antiche come le Montagne ed.2005

PRA DI BOTTE 2005

Che spazio discreto
Nell’umile campagna.
Avvolgente, remoto.
Ricordo le poche cose di allora.
Mattoni erosi, ancora saldi,
raccontano umili storie.
Tutto tace.
Solo l’irrompere di un alto pioppo
Nella sonnolente pianura.
La strada bianca
Richiama neri viandanti
Che a passo lento
Vanno a messa.
In lontananza l’argine del canale
Solleva l’orizzonte.
Tutto intorno è più intimo e ritrovato.
Luogo d’origine
Dov’è più facile
Vivere.

  ANTONIO COSTANTIN
4° Classificata assoluta "Antiche come le Montagne" ed.2005

________________________________________________

 

SENZA COLORI


Il sussurro del vento
Porta suoni lontani
Di melodie perdute nel tempo:
arpe e ghironde,
organetti e violini
cantano canzoni d’amore
e di nostalgia.

Affido ai segreti dei venti
Sentimenti e passioni,
emozioni e pensieri
per inviarli in terre
lontane
dove erbe di guerre
nascono in una notte
per non finire all’alba.

Affido ai segreti dei venti
Parole di Pace , d’Amore
E Libertà
Per disperderle nell’aria
Con melodie di arpe e ghironde,
di organetti e violini.

I sussurri dei venti
Le porteranno lontano:
senza confini,
senza scadenze,
senza colori di pelle.

  CESARE VALLINA
5° Classificata assoluta

________________________________________________________

 

ANNASPANDO

Annaspando fra bolle di carta,
soffocando sotto coperte ammuffite,
grido un nome senza parole,
aiuto è forse la dizione.

Chiuso nella bolla di uno sguardo,
bruciato fra due sottili piani.

Fra gli scintillii degli strumenti da chirurgo
E fra luci spente di un falso ospedale.

Nella nebbia delle inutili affermazioni,
viaggia una barca guidata da un uomo senza
ragione
deve vive quell’albero, che s’agita al vento
con rami di scheletro, stridendo il suo disagio.

Verso quella vetta di eroi abbandonati,
senza una tomba e senza un nome.

Se, potessi voltarmi a guardare tutti i passi che
Ho saltato,
se poi, potessi asciugare tutte le lacrime
che i miei occhi hanno conosciuto,
smetterei di guardare a est
sospirando per l’alba.

Fermerei tutte le volte che mi sono smarrito
Nell’oscurità di un sorriso.
Lascerei ogni sguardo al suo legittimo
Proprietario.

Felice di un niente…

Esitando fra due mondi tremanti
Cullato da una gelida mano
Spoglio della mia sicurezza.
Cosa posso fare per fermare, arrestare,
quest’ansia che corre per le mie vene?

Così tante porte di fronte a me
Senza un nome o un piccolo aiuto.
NO!!! Niente nomi o catene stringono in
questo corridoio
il mio cuore è stretto abbastanza dalle mie vene,
ancora un po’.

Forse solo una scheggia di cristallo, colei che
Dolge,  rannicchiata ai tuoi piedi.
Cammino, senza la sicurezza di un angelo
Custode.

Non una ragione per custodire sogni rotti
O chiavi rubate.
Non un motivo per poter parlare ancora alle
Stelle.
Solo posso vedere la tua ombra inesistente.

Così spaurito di morire mi aggiro fra le
Camere di un palazzo infinito.

Qual è la via per uscire?
Qualcosa di vago si aggira qui.

Ansia Panico Ansia Terrore
Ansia Smarrimento Ansia Paura
Chiuso nella scatola con il mio incubo
Peggiore
Costretto a una lotta senza motivo.

 LUCA BEE
1° Classificata "Progetto Primavera" 2005 

_______________________________________________


SILENZIO

Non odo
rumore
che possa
svelarmi
presenza
umana,

ma sento
dei suoni
fatati
capaci
di dirmi
l’immenso.

 ENRICO GROSSO
2° Classificata "Progetto Primavera" 2005 

_______________________________________________


AUSCHWITZ  OGGI

Incrostati di muschio e di piante infestanti
son oggi coperti quei luoghi di stenti.
I fili spinati
i pali marciti
i vecchi muretti distrutti e cadenti
teatro di morte, di sangue e di strazi
ormai son scrostati
dal lungo abbandono.
Le piccole stanze e le palizzate
ricordano vite,
pensieri e paure.

Ricordano giorni passati al lavoro
ricordano rabbia, terrore e violenza.
I muri son alti
i tetti caduti.
Un mondo isolato
diverso e sopito
che nei suoi ricordi
risveglia il dolore
che in ogni persona risiede nel cuore.

Son morte persone di razze diverse
ma grazie al ricordo
non verranno disperse.

 
 STEFANO VALDEMARIN
3° Classificata "Progetto Primavera" 2005 

postato da: poesia alle ore gennaio 04, 2006 19:28 | link |
categorie: poesie premiate
16/11/2005

Antiche come le Montagne 2005


FUOCO DI PAGLIA

Sotto un cielo stellato dominato da una luna esagerata,
rotonda e soddisfatta,
come si fosse appena fatta
un’abbuffata con le mie sicurezze
una scorpacciata del mio mondo tranquillo e sempre uguale
un sol boccone del mio cuore già provato,
questa luna mannara mi ha stregato senza scampo
nel tempo di un bacio.
Ma chi se lo aspettava, un regalo così a ottant’anni?

 MADDALENA MAFFEI
1° Classificata "Antiche come le Montagne" ed.2005

_______________________

IL RIFUGIO

Di questa tavola
Imbandita di solidi amici
Briciole d’immagini
Echeggiano tra bottiglie
Ormai avare di vino.
Negli occhi il sapore
Di polverosi sentieri,
rafforza il velame
di panorami improvvisi
dipinti nel cuore.

E già la sera
Aggrappata al monte
Non concede
Ai nostri piedi che
Un timido riposo.
Fuori,
la luna lieve accarezza
il nostro covo e di una sigaretta
l’azzurro filo
un poco fa tossire
la sua luce.
Dentro,
poche candele
giocano sui volti nostri
misteriosi segni
quasi a non conoscerci
più.

Chiusi nel rifugio,
tra ali di montagne
che puntellano pensieri
sorseggiamo ancora
l’ultima eco della scalata.

La campana nella valle
Rimprovera
Che non siamo soli.
Il mondo con i suoi umori
S’aggira attorno a noi
Che al riparo nella notte
Vediamo tra le sue tempeste
Nella cera consunta
La forza di essere
Non più giovani eroi.

 

 GIUSEPPE GITTINI
2° Classificata pari merito

 

 _____________________

 

RITORNO VENDEMMIALE 
                            IN UNA NEBBIA SEROTINA DI PENSIERO

 

Senza applausi, l’estate è scivolata via
Con il solare giubilo acciarpato nelle sacche da viaggio:
la fuga ora ne svela una prudenza di ronzii.
Nel tramonto che tinge di ferretto i colli
Fruga le vigne un alito di vento per uno stanco giuoco.
Si specchia assente in cielo dentro il fiume,
mentre spezzetta l’aria con presagi di nebbia
il riso delle folaghe.
È  come un incantesimo:
viene in larghe folate e sa di gelsomino e di aspro
il profumo dell’uva.
Sempre e non sempre: essere nata qui in un’altra vita. 
                                      È  tutto come allora:
le donne che raccolgono con somma cura i grappoli,
gli uomini che rovesciano i canestri nelle bigonce.  

 Questa notte si ballerà sull’aia o nella piazza:
fisarmoniche e mandolini, 
                    il complessino jazz o beat, 
                                       la banda… 
 Con la grancassa i desideri sino al cielo, 
 dove, in mezzo alle stelle lucidate ad hoc 
 trema la luna rattrappita a mezza fede.   

Tra i giovano gli anticipi di amore e le promesBatteranno l’oscuro di oltre siepe. 
 È  tutto come allora. 
                    Pure qualcosa manca che io non so: 
 una tristezza scarna estenua la sera: 
 è come una libellula che passa torna passa 
                             a filo dei canneti… 
 o una collana di finzioni che si sfila. 
 In tasca mi si sbriciola il ricordo: 
 la mia vendemmia- se ci fu- è al di là dell’arena. 
 Non più i festosi amici:              

                    Ora chi batte alla mia porta, 
                             Persegue cadenze di pietra. 
 In un contraddittorio di confronti e di sconfitte 
 Ho perso il senso dei ritorni.                                                          

 

 GINA BONENTI MIRA D’ERCOLE
2° Classificata pari merito

________________________

STRADA SAN MARTINO 139

Mi dà felicità quella salita,
quel sentiero nei passi della luna.
È tardi, notte fonda ma perduta
Essenza di magnolia e gelsomino.
Carezze d’aria scendono dall’alto
E sfiatano a ridosso delle mura.
Tuonano cani al buio delle ville,
la forsythia spande il suo cuore giallo  

Mi dà felicità questa stradina
D’erbe e sassi  frammezzati, quel mare
Che pulsa dietro il porto, le lampare
Che altalenano leggere. Non penso
Nulla perché ho imbavagliato il cuore.  

Tu m’attendi, compagno d’una vita…
…mi dà felicità questa salita.


 
WANDA SMO’ 
3° Classificata

 

 

  

 
postato da: poesia alle ore novembre 16, 2005 11:39 | link |
categorie: poesie premiate

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