Fryda Rota, Borgovercelli VC
Massimo Pedrini, Gorle BG
Fabrizio Picco, Giaveno TO
Maria Mara Marchesi, Gaggiano MI
Annamaria Bracale Ceruti, Torino
Elena Gastaldi, Bruino TO
Sergio Carena, Pinerolo TO
Daniele Armando, Caraglio (CN)
Giampaolo Guizzardi, Bologna (BO)
Iris Albertini, Trevozzo di Nibbiano (PC)
Alberto Roccisano, Giaveno (TO)
Carlo Carlotto, Nucetto (CN)
Patrizia Chiabotto, Piossasco (TO)
Patrizia Massano, Arma di Taggia (Imperia)
Paola Insola, Torino
BOTTARO Giovanni
TOGLIA Francesca
LAZZEROTTI Bruno
PIZZUTO Gaetano
LUISO Domenico
CARLOTTO CarloCERTAMEN 2007,
tutte le poesie:
NATALE 1936
C’era una strada, sassosa e scoscesa
c’era un silenzio come d’attesa
c’era una siepe, contorta, e nera
fiorita di trine,
come biancospino a primavera.
La neve attorno, tutto un candore,
una speranza, lieve nel cuore.
Nel cielo miriadi di stelle
sospesi bagliori, come fiammelle.
Una più grande, nell’aria glaciale
annuncia un altro NATALE!
Ai rintocchi della campana
s’allunga il passo, la chiesa è lontana.
Struscìo di passi sulla neve gelata
c’era un’atmosfera come ovattata.
Siamo arrivati: luci, candele accese,
tremule nell’aria, come sospese.
L’organo suona, s’intona un canto,
nel cuore, greve, sentore di pianto.
C’era un arcangelo, con un berrettino
fatto di lana, con un nastrino
ed un ponpon tutto celeste,
a vigilare su un povero Presepe.
C’era sulla paglia il Bambino adagiato,
io gli chiedevo: ti senti amato?
Tu che puoi, per piacere,
fa che qualcuno mi voglia bene!
C’era nell’aria odore d’incenso,
dentro, speranza, paura, tormento.
Andate in pace, la messa è finita.
Indugio, nel sogno estraniata.
Mi scuota un duro strattone:
piegati nella genuflessione.
C’era una strada, tutta in salita,
passi pesanti, d’infanzia tradita
non mi ha ascoltata; eppur ho pregato
il sogno è finito, è calpestato.
Attorno, ora vi è solo squallore
silenzio, grida, infantile dolore.
Lacrime, riarse nell’aria, di ghiaccio,
vorrei annullarmi, sparire;
sospiro, riprendo il mio viaggio.
C’era una strada tutta in salita
allora, non sapevo, era per tutta la vita.
C’era …oh sogno mio lontano
se mia madre mi avesse tenuta per
mano …
BOGLIO CELESTINA
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VETRO
A volte
Lungo la strada
Della tua esistenza,
ti senti
come un vetro di Murano,
fragile e trasparente …
Nasci lentamente
Dal soffio di un vetraio
E diventi un fiore,
un calice,
una goccia.
Ti senti felice
Posato su un mobile
Di una casa antica
Ma se più mani
Ti sfiorano,
vivi nell’angoscia
di frantumarti.
ARENA MAURA
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AMARE VUOL DIRE...
Quando ami una ragazza
non tradirla, con l’amore
non si scherza mai.
Amare vuol dire ….
essere sinceri dentro,
è inutile fare la prima
volta:
“ E poi diventare nessuno”
ALTINA OSCAR ANTONIO
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PIANOFORTE
Le mani che scorrono suonando note indimenticabili,
di un pianoforte antico.
La passione si risveglia alle note che volano come una farfalla,
la melodia il ricordo dell’amore che sfugge.
L’amore di un tempo vivo nel mio cuore,
note che volano come il vento,
indimenticabili nel tempo.
MAINERO JOLANDA
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DIARIO INCOMPLETO
Ferma la tua mano.
Non scrivere la parola fine
sull’incompleto diario
del tuo viaggio.
Si nasce, si soffre,
si lotta, si muore.
Su pagine sempre dischiuse
nuove parentesi
si aprono e si chiudono.
Vivere vuol dire
non desistere di sperare,
non consegnarsi all’abbandono.
Per ognuno
c’è un raggio di sole
in un cielo
plumbeo di burrasca.
Per ognuno
c’è un refolo di vento,
nel soffocare quotidiano.
Per ognuno
c’è un filo di luce
nel buio più cupo.
Ammira il cielo
sereno dopo la tempesta,
guarda attentamente le nubi che fuggono,
il sole che rispunta all’alba
disperdendo
le ombre cupe della notte.
Ascolta la voce del silenzio
ed i palpiti del tuo cuore.
Cogli un fiore,
ponilo fra le pagine
tristi del tuo diario.
I tuoi tormenti,
le scottanti disillusioni
si trasfigureranno allora
in arcobaleni di speranza,
e anche tu comprenderai
che vale ancora combattere.
PEROSINO GIUSEPPE
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UNA SERA D’APRILE
Senti come soffia lieve questo vento
con l’ironia discreta di chi passa
sfiorando le cime del cuore.
Senti come scivola fra il tempo
quest’aria rosa ornata di te
ed i tuoi occhi trasfigurati di stella
tagliano come diamanti la notte.
Sembri algida, tanto lontana
laggiù, stagliata nell’orizzonte
tra il mistero profondo d’un pensiero
e l’anima mia è silenziosa
come il chiostro di un’abbazia.
Un sera d’Aprile
ebbra di calici colmi del tuo sorriso,
parole accarezzate, passi lenti
quasi a fermare quegli attimi
temendo che i minuti, le ore
avessero le ali sfuggenti d’un gabbiano.
Io con te e tu con me,
tra le bianche gardenie nascoste
in quella dolce sera d’Aprile.
Ricordo ancora la tua voce delicata
quando dicesti che mi amavi,
mentre il cielo infuocato dal tramonto
arrossava il tuo sguardo di donna.
PIZZUTO GAETANO
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FUORI DAL QUADRATO
Osservo le persone
al di fuori del quadrato.
Frenetiche, infuriate, stressate, nevrotiche,
con la vita che gli corre davanti
e vorrei gridargli, urlargli contro
perché la vita non li aspetta
e irripetibili attimi non torneranno,
non per loro,
non per me.
BATTAGLIA CRISTIANA
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IL FILO SI ALLENTA …
Quanti sogni,
quanti castelli costruiti con la fantasia
di una spavalda gioventù
che danza giuliva tra stagioni di fiori e di colori!
Lentamente uno dopo l’altro
i sogni si dissolvono,
solo un ricordo resta, non per molto però,
anche quello tramonterà!
Il tempo passa,
gli anni scorrono in un baleno,
ti fermi, pensi, interrogativi, tenui illusioni,
mentre l’orizzonte scompare nel buio della sera!
Una sola certezza:
si allenta il filo della speranza,
si allenta il filo di una vita
in gran parte ormai vissuta!
CAMAGLIO PIERA
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CASA D’AGOSTO
Casa d’agosto ho aperto di nuovo
al sole lasciando il coraggio d’entrare
col calore dei raggi d’estate
a ritemprare le fredde pareti invernali.
Una nuova stagioni di voci,
altre serate seduti sul prato
intorno agli effluvi di spezie
di una grolla di caldi ricordi,
tra brevi silenzi ognuno raccolto
dietro il filo invisibile
di un pensiero fugace. Casa d’agosto
per riaprire armadi e cassetti,
ritrovare l’odore del legno
a lungo rinchiuso nel buio del letargo
e piccolo ragni in tacita attesa.
Cartoline degli anni passati
ho scoperto nel vecchio scrittoio legate,
quasi nascoste, timide, schive
nella loro esistenza obliata.
Le avevi scritte tu, sul finir della vacanza,
le lettere incerte prima, di bimba,
poi, più grande, già nel tratto deciso.
Un breve diario d’agosto
quand’anche chi era a noi caro
respirava le rose e la brina sul prato,
l’attesa frescura di tramonti rosati.
Inspiegabile, poi, qualcosa è cambiato
e realtà inconfutabile è stato ricordo.
Malinconia di un sogno che albeggia,
muto silenzio che vaga in uno spazio bianco.
Come vorrei, senza senso apparente,
che casa d’agosto incantasse i momenti,
come vorrei chino il tuo capo vedere
mentre la mano disegna incerte parole,
senza fretta, per rivivere ancora estati finite.
MANTISI CRISTINA
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ANGELINO
Ogni giorno
posava se stesso sulla panca di legno
fuori dell’uscio,
ruotando i suoi occhi curiosi
sopra folti mustacchi curati,
abbracciati da volate di fumo
del solito sigaro,
fedele compagno di vita.
Mentre rideva
dei miei affanni di bambino,
mi parlava di un mondo
che non poteva girare
intorno ad un sole,
e di inutili fatiche per osservare,
in cielo,
improbabili satelliti.
A mezzogiorno
i rintocchi della campana
lo spingevano dentro casa,
per incrociare gli occhi
della compagna di una vita,
silenziosa e attenta
nel manifestare
il rispetto di un amore.
La sera,
prima che la notte
posasse il suo sudore
sulla panca di legno,
sottovoce,
accennava a vecchie melodie,
note di ricordi nascosti
sotto il suo vecchio cappello.
Più tardi,
ruotando ancora gli occhi curiosi,
abbracciava la notte,
salutando veloce
e indirizzando l’ultima volata di fumo
verso l’uscio di casa.
ODASSO PAOLO
2° PREMIO
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VIVERE
Leggi la tua vita
pagina dopo pagina;
giorno dopo giorno,
scrivi la tua vita.
Libro già vissuto,
ma non ancora terminato.
Pagine scritte e vissute da te,
ma lettura estranea ai tuoi occhi.
Momenti che non sembrano tuoi,
non sembri tu.
Eppure sei tu,
autore unico di un manoscritto “eterno”.
“Dopo di te chi lo scriverà?”
Chi ha letto con te quelle pagine,
chi da te ha avuto ciò che di meglio,
di più bello
il tuo cuore può dare.
Saranno loro a continuare il tuo libro.
Lascerai il tuo segno,
la tua firma,
nei cuori di chi
per te continuerà quel libro.
BERTAINA SERENA
1° PREMIO
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GRAFFI
Graffi profondi lasciati dalla vita
che giorno dopo giorno fanno dolere il cuore.
Non grosse ferite, ma sol piccoli segni
che coll’andar del tempo ti fan sentir maturo…
Son come passi su sabbia calpestata
che con le onde cancella svelto il mare.
Sembra non restar nulla, però se sono sbagli
ti lascerà, il passato, in bocca un gusto amaro…
TARUFFI TINTI GRAZIELLA
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L’AMAREZZA UN GIORNO VIENE…
L’amor non muove solo il sole e le altre stelle…
Pensavo di scrivere
parole di miele,
per dir dei tuoi occhi
al mondo che ascolta.
Volevo urlare l’amore
all’azzurro del cielo.
Mi ritrovo
a versar lacrime amare
sul fiore appassito
della mia speranza
mentre nel cristallo
del cuore infranto
si insinua nuovo
il dolore.
Il rifiuto del tuo sguardo
a cui avevo affidato ogni verbo
mi affonda in acque di agonia,
mentre spetto invano
il conforto della pioggia.
Perché rombi di tuoni
e squarci di lampi,
nel paesaggio in tenebre
nascondono la voce del sole
che non voglio sentire.
Ma gli uccelli in stormo volano
fuor dalla mia finestra
cinguettando un canto d’allegria.
Allora dimmi tu
con la tua voce soave
se odiare l’amore
o amare l’odio.
AVAGNINA GIANLUCA
3° PREMIO
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PRA DI BOTTE 2005
Che spazio discreto
Nell’umile campagna.
Avvolgente, remoto.
Ricordo le poche cose di allora.
Mattoni erosi, ancora saldi,
raccontano umili storie.
Tutto tace.
Solo l’irrompere di un alto pioppo
Nella sonnolente pianura.
La strada bianca
Richiama neri viandanti
Che a passo lento
Vanno a messa.
In lontananza l’argine del canale
Solleva l’orizzonte.
Tutto intorno è più intimo e ritrovato.
Luogo d’origine
Dov’è più facile
Vivere.
ANTONIO COSTANTIN
4° Classificata assoluta "Antiche come le Montagne" ed.2005
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SENZA COLORI
Il sussurro del vento
Porta suoni lontani
Di melodie perdute nel tempo:
arpe e ghironde,
organetti e violini
cantano canzoni d’amore
e di nostalgia.
Affido ai segreti dei venti
Sentimenti e passioni,
emozioni e pensieri
per inviarli in terre
lontane
dove erbe di guerre
nascono in una notte
per non finire all’alba.
Affido ai segreti dei venti
Parole di Pace , d’Amore
E Libertà
Per disperderle nell’aria
Con melodie di arpe e ghironde,
di organetti e violini.
I sussurri dei venti
Le porteranno lontano:
senza confini,
senza scadenze,
senza colori di pelle.
CESARE VALLINA
5° Classificata assoluta
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ANNASPANDO
Annaspando fra bolle di carta,
soffocando sotto coperte ammuffite,
grido un nome senza parole,
aiuto è forse la dizione.
Chiuso nella bolla di uno sguardo,
bruciato fra due sottili piani.
Fra gli scintillii degli strumenti da chirurgo
E fra luci spente di un falso ospedale.
Nella nebbia delle inutili affermazioni,
viaggia una barca guidata da un uomo senza
ragione
deve vive quell’albero, che s’agita al vento
con rami di scheletro, stridendo il suo disagio.
Verso quella vetta di eroi abbandonati,
senza una tomba e senza un nome.
Se, potessi voltarmi a guardare tutti i passi che
Ho saltato,
se poi, potessi asciugare tutte le lacrime
che i miei occhi hanno conosciuto,
smetterei di guardare a est
sospirando per l’alba.
Fermerei tutte le volte che mi sono smarrito
Nell’oscurità di un sorriso.
Lascerei ogni sguardo al suo legittimo
Proprietario.
Felice di un niente…
Esitando fra due mondi tremanti
Cullato da una gelida mano
Spoglio della mia sicurezza.
Cosa posso fare per fermare, arrestare,
quest’ansia che corre per le mie vene?
Così tante porte di fronte a me
Senza un nome o un piccolo aiuto.
NO!!! Niente nomi o catene stringono in
questo corridoio
il mio cuore è stretto abbastanza dalle mie vene,
ancora un po’.
Forse solo una scheggia di cristallo, colei che
Dolge, rannicchiata ai tuoi piedi.
Cammino, senza la sicurezza di un angelo
Custode.
Non una ragione per custodire sogni rotti
O chiavi rubate.
Non un motivo per poter parlare ancora alle
Stelle.
Solo posso vedere la tua ombra inesistente.
Così spaurito di morire mi aggiro fra le
Camere di un palazzo infinito.
Qual è la via per uscire?
Qualcosa di vago si aggira qui.
Ansia Panico Ansia Terrore
Ansia Smarrimento Ansia Paura
Chiuso nella scatola con il mio incubo
Peggiore
Costretto a una lotta senza motivo.
LUCA BEE
1° Classificata "Progetto Primavera" 2005
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SILENZIO
Non odo
rumore
che possa
svelarmi
presenza
umana,
ma sento
dei suoni
fatati
capaci
di dirmi
l’immenso.
ENRICO GROSSO
2° Classificata "Progetto Primavera" 2005
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AUSCHWITZ OGGI
Incrostati di muschio e di piante infestanti
son oggi coperti quei luoghi di stenti.
I fili spinati
i pali marciti
i vecchi muretti distrutti e cadenti
teatro di morte, di sangue e di strazi
ormai son scrostati
dal lungo abbandono.
Le piccole stanze e le palizzate
ricordano vite,
pensieri e paure.
Ricordano giorni passati al lavoro
ricordano rabbia, terrore e violenza.
I muri son alti
i tetti caduti.
Un mondo isolato
diverso e sopito
che nei suoi ricordi
risveglia il dolore
che in ogni persona risiede nel cuore.
Son morte persone di razze diverse
ma grazie al ricordo
non verranno disperse.
STEFANO VALDEMARIN
3° Classificata "Progetto Primavera" 2005
FUOCO DI PAGLIA
Sotto un cielo stellato dominato da una luna esagerata,
rotonda e soddisfatta,
come si fosse appena fatta
un’abbuffata con le mie sicurezze
una scorpacciata del mio mondo tranquillo e sempre uguale
un sol boccone del mio cuore già provato,
questa luna mannara mi ha stregato senza scampo
nel tempo di un bacio.
Ma chi se lo aspettava, un regalo così a ottant’anni?
MADDALENA MAFFEI
1° Classificata "Antiche come le Montagne" ed.2005
_______________________
IL RIFUGIO
Di questa tavola
E già la sera
Chiusi nel rifugio,
La campana nella valle
Imbandita di solidi amici
Briciole d’immagini
Echeggiano tra bottiglie
Ormai avare di vino.
Negli occhi il sapore
Di polverosi sentieri,
rafforza il velame
di panorami improvvisi
dipinti nel cuore.
Aggrappata al monte
Non concede
Ai nostri piedi che
Un timido riposo.
Fuori,
la luna lieve accarezza
il nostro covo e di una sigaretta
l’azzurro filo
un poco fa tossire
la sua luce.
Dentro,
poche candele
giocano sui volti nostri
misteriosi segni
quasi a non conoscerci
più.
tra ali di montagne
che puntellano pensieri
sorseggiamo ancora
l’ultima eco della scalata.
Rimprovera
Che non siamo soli.
Il mondo con i suoi umori
S’aggira attorno a noi
Che al riparo nella notte
Vediamo tra le sue tempeste
Nella cera consunta
La forza di essere
Non più giovani eroi.
GIUSEPPE GITTINI
2° Classificata pari merito
_____________________
RITORNO VENDEMMIALE
IN UNA NEBBIA SEROTINA DI PENSIERO
Senza applausi, l’estate è scivolata via Questa notte si ballerà sull’aia o nella piazza: Tra i giovano gli anticipi di amore e le promesBatteranno l’oscuro di oltre siepe. Ora chi batte alla mia porta,
Con il solare giubilo acciarpato nelle sacche da viaggio:
la fuga ora ne svela una prudenza di ronzii.
Nel tramonto che tinge di ferretto i colli
Fruga le vigne un alito di vento per uno stanco giuoco.
Si specchia assente in cielo dentro il fiume,
mentre spezzetta l’aria con presagi di nebbia
il riso delle folaghe.
È come un incantesimo:
viene in larghe folate e sa di gelsomino e di aspro
il profumo dell’uva.
Sempre e non sempre: essere nata qui in un’altra vita.
È tutto come allora:
le donne che raccolgono con somma cura i grappoli,
gli uomini che rovesciano i canestri nelle bigonce.
fisarmoniche e mandolini,
il complessino jazz o beat,
la banda…
Con la grancassa i desideri sino al cielo,
dove, in mezzo alle stelle lucidate ad hoc
trema la luna rattrappita a mezza fede.
È tutto come allora.
Pure qualcosa manca che io non so:
una tristezza scarna estenua la sera:
è come una libellula che passa torna passa
a filo dei canneti…
o una collana di finzioni che si sfila.
In tasca mi si sbriciola il ricordo:
la mia vendemmia- se ci fu- è al di là dell’arena.
Non più i festosi amici:
Persegue cadenze di pietra.
In un contraddittorio di confronti e di sconfitte
Ho perso il senso dei ritorni.
GINA BONENTI MIRA D’ERCOLE
2° Classificata pari merito
________________________
STRADA SAN MARTINO 139
Mi dà felicità quella salita, Mi dà felicità questa stradina Tu m’attendi, compagno d’una vita…
quel sentiero nei passi della luna.
È tardi, notte fonda ma perduta
Essenza di magnolia e gelsomino.
Carezze d’aria scendono dall’alto
E sfiatano a ridosso delle mura.
Tuonano cani al buio delle ville,
la forsythia spande il suo cuore giallo
D’erbe e sassi frammezzati, quel mare
Che pulsa dietro il porto, le lampare
Che altalenano leggere. Non penso
Nulla perché ho imbavagliato il cuore.
…mi dà felicità questa salita.
WANDA SMO’
3° Classificata