il terrore mi spinge lontano
in mondi sperduti
che non so neppure inventare
e rimango nell’orribile assenza
d’ogni moto cosciente o pensiero.
Ho visto il mare gonfiare
Aerostati d’onde
E gridare da essere udito
Da distanze inusuali.
E il dardeggiare dei lampi
Dà luce alla scena
Tra rotolii e schianti di tuoni.
Cani e gatti, impazziti
Si infilano in fretta in anfratti,
incapaci di giungere a casa
schermi TV danno ancora spettacolo
al torpor d’ogi senso.
La natura ammonisce con ira
Dopo pazienti avvertenze
Reiterate per anni
E qualche cuore non regge all’impatto.
Se domani sarà men crudele
Verrà sotterrato in profondo
Perché l’acqua non scopra,
Come ha fatto per altre, la tomba.
Ma son desto oppur sogno?
Sento la puntura di un ago
Che mi infilo nel vivo,
ma non potrei ancora giurare
d’esser presente a me stesso.
Che sia un pregustare cosciente
L’orrore dei giorni venienti?
Esco sotto gli scrosci
E trovo una rosa:
Reclinato il suo calice piange
Ma non perde petali.
Rientro nel fortilizio del me
E prendo coscienza del fatto
Che stiam distruggendo noi stessi
E forse il pianeta che ci ospita.
Vaga il mio cuore in ricerca di affetti
Perché insieme è men grave,
ma non ho parole neppure per essi
ché troppe ne sono state ormai spese
inutilmente dai saggi.
Rieti domenica 17 settembre 2006
BUON VIAGGIO BELLA BELLA!!!
Io ti sento che vai,
ma non sei lontana
dovunque tu vada,
perché sei me stesso ed io te.
E tuttavia
Sono già ansioso di riaverti
Di sentire il tuo corpo,
di udir la tua voce,
di illuminarmi dei tuoi occhi.
Ho bisogno la notte
Del tuo respiro che culla,
perché io sono piccolo
ed ho bisogno di te.
Per questo mi dolgo
Che la tua voce si spanda
Ed altri non io
Possano udirla.
Ma chiudo gl occhi
e vedo la luce dei tuoi
E se tendo le palme,
dietro i tuoi seni
sento il pulsare del cuore.
Torna serana
E ridammi la gioia
Di sentire il tuo passo,
di seder con te a tavola,
di distendermi a sera al tuo fianco
per notti di sogni
che son sempre più beati.
Son nostri i sogni, e volano
ovunque noi abbiamo un affetto,
che fa nostro ogni spazio
di vita e d’amore.
Rieti, sabato 11 marzo 2006
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MAMMA CUSCINE ME CANTAVA A NANNA
(Dialetto di Poggio Moiano (Rieti) con versione in lingua italiana).
Camo se po’ murì mamma se amóre
sèmpe ta fa sintì via drènto au còre?)
"Fatte la nanna fjju méu ch'è nòtte,
le pecorèlle so rentrate tutte;
e so rentrate piccoline e gròsse,
fatte la nanna fijju meu ch'è nòtte." (1)
Io cuntinuo a cantalla quanno a séra
non me vè u sónnu mancu dóppu un'óra
e tèngo sóp’au còre una macèra
p’illu penséru ca sèmpe m’accòra.
“Fatte la nanna fijju méu du còre,
ca e pecorèlle non fau più remóre
e mancu piagnu piune l'agnillitti
ma came te s'addórmu e se stau zitti.
Fatte la nanna fijju méu ch'è l'óra
ca mamma téa nnu léttu te pricura
e da qualunque male te repara
fatte la nanna e non aé paura.
Fatte la nanna fiju méu ch'è fèsta,
ca a sòrte nn’è contraria, ntè più a frusta
bastu ca laùri e non a mitti a ròsta
e véllo tté fa mmódu ca t’abbasta.
Fatte la nanna, fa la nanna santa,
fijju méu béllu, e fa mamma contènta.
Mamma téa ntantu pianu pianu canta
e sólu quanno t'é addurmitu a lènta….”
………………………………………….
Mo fa la nanna tu, mamma, non piagne
se u témpu vérsu te orammai me spégne
che scià binittu mo ca sta pe jògne
e lannu péttu te pòzzo restrégne.
Quanno è vell'óra cantamella a nanna
e sarrà dóce sintì e vinì a nònna,
ca se ce pènso me vè u nùu langanna
e co piagne u ceroéllu mess’assònna.
Cantala, mamma, cantala gni nòtte
finu ca mpéttu stu còre me batte.
a ninnananna ca u sónnu me détte
méntre sucava a vita téa co latte.
Rieti, 15 Dicembre 1991
Giggi e Mimmetta e de Franciscu e Vinciulu
(pa Cummuna Luigi Melilli)
VERSIONE IN LINGUA
sempre viva te la fa sentire nel cuore?
Fatti la nanna, figlio mio, ch’è notte,
le pecorelle sono rientrate tutte;
e son rientrate piccoline e grosse,
fatti la nanna, figlio mio, chè notte.”
Io continuo a cantarla, quando a sera,
non prendo sonno neppur dopo un’ora
e sopra al cuore ho come uns mcera
per quel pensiero che mi strugge il cuore.
“Fatti la nanna, figlio mio del cuore,
le pecorelle non fan più rumore
e non piangon neppure gli agnellini,
ma come te essi dormono e stan zitti.
Fatti la nanna figlio mio ch’è l’ora
che sta con te nel letto mamma tua
e ti difende da qualunque male.
Fatti la nanna e non aver paura.
Fatti la nanna, figlio mio, ch’è festa,
la sorte non ti è contro e non ha frusta;
basta che tu lavori e non la provochi
e ti contenti di quello che hai.
Fatti la nanna, fa la nanna santa,
figlio mio bello, e fa mamma contenta.
Mamma tua intanto piano piano canta
e solo quando ella s’azzitta.”
………………………………………………..
Or fa la nanna tu, mamma, non piangere
se il tempo verso te oramai mi spinge,
E benedetto or sia che sta per giungere
E stringere ti posso ancora al petto.
Allora sì, ricantami la nanna
e sarà dolce della morte il sonno,
e a pensarci mi sento un nodo in gola
e così ogni tristezza s’addormenta.
Cantala, mamma, cantala ogni notte,
fino che in petto questo cuore batte,
la ninnananna che il sonno mi dette
succhiando la tua vita con il latte.
‘’’’’’’’’’’’’’’’’’’’’
(1) Questo è il testo autentico di un’antica ninnananna, dalla melopea nobilissima e triste, quasi drammatica, di cui però non ricordo il seguito. Su tale modello è intessuto tutto il resto del componimento, nel tentativo di conservargli il sapore popolaresco e tutti i valori che lo facevano a un tempo così nobile e drammatico. La speranza è che qualcuno leggendo o ascoltando questo mio rifacimento ricordi anche il resto del testo originale, perché troppo del nostro patrimonio culturale è andato perduto e assai pochi siamo quelli che tentiamo di rintracciarne qualche brandello
Luigi Melilli
POESIA N. 1
ANCORA
Lasciami
sprofondare ancora
nella dolce follia
del tuo sorriso da squalo
che qualche volta sorprendo
su volti sconosciuti
mentre il tempo cancella
la luce ormai remota dei tuoi occhi
e il suono segreto della tua voce.
FREDA MARIA
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POESIA N. 2
A MIO PADRE
Dolore
smarrimento
pensieri bui
sconforto
confusione
il pensiero che corre sulle ali dei ricordi
il ricordo che riaccende una luce
luce che rischiara la speranza
speranza del giorno che ci rivedremo
consapevolezza che ora non sei più
ma un dì saremo ancora.
ANSALDI PATRIZIO
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POESIA N. 3
GIOCO
(Maddy e Meme)
Soffiavi vita
tra dita scivolose…
gocce impalpabili,
arcobaleni trasparenti,
diventavano grandi,
si dilatavano,
inconsistenti.
Io ridevo:
due bambine.
Sapevamo che
i sogni
possono crescere
fino a lacerarsi
senza portar dolore.
BAUDENA FIORELLA
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POESIA N. 4
SOTTO IL CIELO INCERTO
Il segreto dello sguardo umano
è racchiuso nelle Tue mani,
preziose armi ignare
del mistero di queste anime,
immerse e legate immortali
nelle emozioni di sempre,
sotto questo cielo incerto,
in questo avido presente,
nelle rughe imperfette del Destino.
BELLONE SIMONA
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POESIA N. 5
SENTIMENTI
Caldi perché veri,
di un peso che brucia
in un corpo freddo.
Perdono il senno
così sono e devono,
loro reali vincitori
tutti di loro pauriti.
Un fuoco dentro
dall’alluce al cranio,
vampano calori e colori,
un attimo per ore
che scoccano lente,
veloci nel tempo vissuto.
Muoiono col calore, masse,
corpi verso il senso….
Veri, tangibili e caldi,
così sono, così devono,
ove lo stoico rifiuta,
ove psiche si scioglie,
toccati da caldi sfiorii,
è l’irragionevole scintilla
per l’uomo che prova,
in un incendio del se,
conducono l’Ulisse,
da Laerte ad Itaca
a bagnare il fuoco loro
in fiumi di lacrime
che liberano le fiamme d’anime!
MEISTRO GIOVANNI
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POESIA N. 6
MATITA
Una matita
un segno, un sogno, un’idea.
Matita, piccola maga,
in cui ogni piccolo,
formidabile gioco si trasforma.
Matita,
custode di tanti segreti
ecco…rallegri d’incanto
il foglio bianco,
bianco come la vita
ancora tutta da scrivere;
come la vita di un bambino!
Scrivi!
Disegna solo gioia
per quel bimbo
che piano diventa grande.
Amica, scrivi cose gradite
a cuore di bimbo.
Scrivi!
BERTAINA SERENA, II PREMIO
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POESIA N. 7
PENSIERI SPARSI
Osservare
il volo di una rondine
e sperare
riporti la primavera.
Specchiarsi
negli occhi di un bimbo
che rincorre felice
l’aquilone della fantasia
e sognare
oasi di pace.
Scrutare
il volto di un vecchio
solcato
dalle rughe del tempo
e ricordare
memorie passate.
Cogliere
una rosa scarlatta
tra spini pungenti
e donarla
in un gesto d’amore.
Sedersi
sulla cima di un monte
e affidare al vento
desideri nascosti.
Estasiarsi
davanti
ad un tramonto infuocato
ed invocare
una dolce sera.
PEROSINO GIUSEPPE
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POESIA N. 8
INTROSPEZIONI
Sogni tarpati, progetti abbandonati dietro le sbarre
prigionieri di un minimalismo impantanato nella banalità.
Introspezioni severe tra i sentieri dell’io insonne,
fino alle viscere annodate da scrupoli ingenui
che s’emozionano ancora all’accenno d’un sorriso.
Cerco un barlume evaso dal buio
che risvegli i leoni che mi dormono dentro;
responsi tremendi come pugnali inghiottiti
che squarciano equilibri precari, ormai compromessi.
E voi sciamani confusi nella nebbia; quando v’incontrerò?
Sara domani? Forse. Entro i limiti della sera,
nei dorati contorni d’un tramonto infuocato.
Io, guaritore delle mie ingiocondità
taumaturgo d’incertezze cristallizzate nei dogmi,
tra i crismi di verità dissepolte
celate nelle piazze torturate dal sole d’agosto;
una fontana solitaria piange piano
mentre il meriggio dilunga stancamente le sue ombre.
Ma è nell’incanto del nuovo giorno bambino
che la malinconia si scioglie, svanisce
come bruma notturna che si dissolve al sole del mattino.
PIZZUTO GAETANO
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POESIA N. 9
RICORDI
Ricordo una rigida
sera invernale
mi trovavo
al dolce tepore
nella stalla a vegliare.
Ad un tratto udimmo
il cane abbaiare
ed alla porta bussare.
Era il signor Podestà
che veniva a chiedere
un grande favore a papà.
Al comando nazista
si dovevano recare
per implorare il rilascio
degli ostaggi
che si trovavan gelidi
su un balcone
destinati ad essere fucilati.
Il paese dovevano incendiare
per vendicare due nazisti
che non si riuscivano a trovare.
Con calesse e cavallo
partirono armati
di buona volontà e coraggio
a lor rischio concordare
le due nemiche estremità.
L’esito fu appagato
con il rilascio degli ostaggi
e tutto il paese risparmiato.
Eri valoroso e grande, grande papà.
PRATO CATERINA
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POESIA N. 10
STORIE DI EMIGRANTI
La famiglia è riunita
intorno al focolare;
sul povero desco
un tozzo di pane da rosicchiare,
accanto una ciotola di minestra appena tiepida.
Un pianto di bimbo desolato,
le mani del nonno
abbruttite dalla fatica
intente a sgranare il vecchio rosario…
fan da cornice al mesto quadretto.
Un pensiero balena improvviso,
accende la mente del padre,”…partire si deve,
troppe le bocche da sfamare,
è arrivata l’ora di cercar fortuna…”.
Una notte agitata
sogni convulsi,
la decisione…giacca in spalla,
poche monete…si parte per un lungo viaggio,
senza una meta certa.
L’America è lontana, ma si deve partir!
Giorni di desolazione, di pianto,
di coraggio per chi resta in attesa e…
deve lottare sempre di più.
Finalmente una cartolina,
la prima e l’ultima, poi il silenzio sempre più cupo.
I bimbi son cresciuti,
la fatica li ha piegati senza pietà
sotto al giogo di un amaro destino,
la povera donna sempre ha lottato e sperato…
di rivedere un dì l’uomo tanto amato.
Il silenzio l’ha fatto prigioniero,
chissà dove, chissà quando, chissà perché…
la grama vita sui monti per un attimo l’ha fatto sognare…,
ma nel vecchio casolare l’unica certezza
è la tristezza che ha varcato la soglia in quel lontano dì.
CAMAGLIO PIERA
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POESIA N. 11
NEL MONDO INTORNO A NOI
Imprigionati nel mondo intorno a noi
tra fili di una gabbia senza exit
per ridere di fronte al niente
di gags pubblicitarie
e piangere per una soap senza fine
deglutendo cibi e ipocalorie.
Amaro è naufragar sull’isola, neo-Crosue
video sorvegliati da schiere di voyeurs.
Incontrarsi al centro commerciale,
comprare firme agli outlet,
comunicare i www punto nome punto it.
Protetti dalla privacy eppur spiati,
osservati, catalogati.
In questo mondo che comunque ancora
gira intorno al proprio asse,
oltre la cupola indorata
calligrafata di sintetici messaggi,
c’è qualcosa che somiglia sempre più
a una catastrofe annunciata.
Quanto ci umilia la pazzia dell’animale,
i bambini che mai saranno padri,
il terrore della morte chiuso nella stia,
l’orrore che ha imbrattato
la leggera bellezza del volo
sul sentiero dei ritorni.
MANTISI CRISTINA
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POESIA N. 12
FLASH
Riposo profondamente.
Il guanciale biancolatte
profuma di sogno.
Improvvisamente il passaggio
sul cuore di una figura:
mio padre
bello, vivo, luminoso.
Scoppio in pianto,
lo afferro e lo bacio.
Sorride ancora,
mi porge la mano e fugge.
È bastato un flash a rendermi felice.
VACCHETTA FLAVIO
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POESIA N. 13
COLPO DI SPUGNA
Ansie e paure dentro il mio cuore, l’incertezza del domani che sognavo,
che credevo, che speravo felice.
Illuderti che ci sia amore, tendo la mano ma non l’afferri, forte
nell’orgoglio, debole nel cuore.
Mille segreti racchiusi nel tuo cuore, infinito il dolore nell’anima
e nella mente.
Le lacrime rigano il volto, il cuore infranto, il tempo scorre e la mente
vola alle mille promesse mai mantenute, ai finti baci, alle finte carezze,
al finto amore.
Indietro non si torna, bastasse un colpo di spugna per tornare a sognare,
per tornare a sperare, per poter amare.
MAINERO JOLANDA
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POESIA N. 14
Senza titolo
A volte abbiamo una forza che può assoggettare il mondo
e subito dopo siamo divorati dall’incertezza
di non potere conquistare
di dover rivedere ciò che si è provato a dimenticare
con l’unica certezza di non essere mai in grado di abbandonare.
Appare bella qualsiasi creatura purché non umana
perché lontana dai tormenti della coscienza e dei ricordi.
E se nella natura vediamo racchiudersi la perfetta geometria del bello
nel nostro animo dilaga la consapevolezza del destino
che per il giovane è imprevedibile avvenire
per l’uomo l’unica strada possibile al soddisfacimento del proprio dovere.
MATERNINI LORENZO
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POESIA N. 15
QUANDO
Quando sol per volare avrai bisogno d’ali.
Quando per perdonare pretendi delle scuse.
Quando per ringraziare vuoi aver già ricevuto.
Quando per dare agli altri darai sol se t’avanza,
verrà il momento di dimostrar se vali,
e se ti fai domande risponderanno accuse
e mentre ti stai cercando senti d’aver perduto,
lascia che parli il cuore: ti ridarà speranza…
e non aver paura perché c’è ancora tempo,
basta solo aver voglia, la voglia d’imparare…
anche se sarai vecchio potrai donare tanto
avendo ormai capito che basta solo amare…
TARUFFI TINTI GRAZIELLA
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POESIA N. 16
COSI'… SEMPLICEMENTE
Uno sguardo
Un sorriso
Una parola
…e piegherai l’albero
che nasconde il cielo.
VOARINO GIUSEPPE, III PREMIO
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POESIA N. 17
MARINELLA
Ti cercheremo ancora,
seduta e serena
sotto l’abbraccio
di quel tiglio
che mille volte
ha raccolto
i tuoi sorrisi.
Sei scivolata via,
leggera, silenziosa,
discreta
come sempre.
Sentiremo ancora,
Marinella,
il leggero fruscio
della tua voce,
compagno
di mille anni di vita
e di dolci
sere d’estate.
Ti cercheremo ancora,
come se nulla
fosse cambiato,
per sentirti
più vicina di allora,
e più viva che mai.
ODASSO PAOLO, I PREMIO
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