19/09/2006

Poesie di...

Luigi Melilli

L'ORA DELL'IRA

E fuggo pur da me stesso:

il terrore mi spinge lontano

in mondi sperduti

che non so neppure inventare

e rimango nell’orribile assenza

d’ogni moto cosciente o pensiero.

 

Ho visto il mare gonfiare

Aerostati d’onde

E gridare da essere udito

Da distanze inusuali.

 

E il dardeggiare dei lampi

Dà luce alla scena

Tra rotolii e schianti di tuoni.

 

Cani e gatti, impazziti

Si infilano in fretta in anfratti,

incapaci di giungere a casa

schermi TV danno ancora spettacolo

al torpor d’ogi senso.

 

La natura ammonisce con ira

Dopo pazienti avvertenze

Reiterate per anni

E qualche cuore non regge all’impatto.

 

Se domani sarà men crudele

Verrà sotterrato in profondo

Perché l’acqua non scopra,

Come ha fatto per altre, la tomba.

 

Ma son desto oppur sogno?

Sento la puntura di un ago

Che mi infilo nel vivo,

ma non potrei ancora giurare

d’esser presente a me stesso.

 

Che sia un pregustare cosciente

L’orrore dei giorni venienti?

 

Esco sotto gli scrosci

E trovo una rosa:

Reclinato il suo calice piange

Ma non perde petali.

 

Rientro nel fortilizio del me

E prendo coscienza del fatto

Che stiam distruggendo noi stessi

E forse il pianeta che ci ospita.

 

Vaga il mio cuore in ricerca di affetti

Perché insieme è men grave,

ma non ho parole neppure per essi

ché troppe ne sono state ormai spese

inutilmente dai saggi.

 

Rieti domenica 17 settembre 2006

____________________________________________________


BUON VIAGGIO BELLA BELLA!!!

 

 

Io ti sento che vai,

ma non sei lontana

dovunque tu vada,

perché sei me stesso ed io te.

 

E tuttavia

Sono già ansioso di riaverti

Di sentire il tuo corpo,

di udir la tua voce,

di illuminarmi dei tuoi occhi.

 

Ho bisogno la notte

Del tuo respiro che culla,

perché io sono piccolo

ed ho bisogno di te. 

 

Per questo mi dolgo

Che la tua voce si spanda

Ed altri non io

Possano udirla.

 

Ma chiudo gl occhi

e vedo la luce dei tuoi

E se tendo le palme,

dietro i tuoi seni

sento il pulsare del cuore.

 

Torna serana

E ridammi la gioia

Di sentire il tuo passo,

di seder con te a tavola,

di distendermi a sera al tuo fianco

per notti di sogni

che son sempre più beati.

 

Son nostri i sogni, e volano

ovunque noi abbiamo un affetto,

che fa nostro ogni spazio

di vita  e d’amore.

 

Rieti, sabato 11 marzo 2006

_______________________________________________

MAMMA CUSCINE ME CANTAVA A NANNA

(Dialetto di Poggio Moiano (Rieti) con versione in lingua italiana).

 

 

Camo se po’ murì mamma se amóre

sèmpe ta fa sintì via drènto au còre?)

 

"Fatte la nanna fjju méu ch'è nòtte,

le pecorèlle so rentrate tutte;

e so rentrate piccoline e gròsse,

fatte la nanna fijju meu ch'è nòtte." (1)

 

Io cuntinuo a cantalla quanno a séra

non me vè u sónnu mancu dóppu un'óra

e tèngo sóp’au còre una macèra

p’illu penséru ca sèmpe m’accòra.

 

“Fatte la nanna fijju méu du còre,

ca e pecorèlle non fau più remóre

e mancu piagnu piune l'agnillitti

ma came te s'addórmu e se stau zitti.

 

Fatte la nanna fijju méu ch'è l'óra

ca mamma téa nnu léttu te pricura

e da qualunque male te repara

fatte la nanna e non aé paura.

 

Fatte la nanna fiju méu ch'è fèsta,

ca a sòrte nn’è contraria, ntè più a frusta

bastu ca laùri e non a mitti a ròsta

e véllo tté fa mmódu ca t’abbasta.

 

Fatte la nanna, fa la nanna santa,

fijju méu béllu, e fa mamma contènta.

Mamma téa ntantu pianu pianu canta

e sólu quanno t'é addurmitu a lènta….”

 

………………………………………….

 

Mo fa la nanna tu, mamma, non piagne

se u témpu vérsu te orammai me spégne

che scià binittu mo ca sta pe jògne

e lannu péttu te pòzzo restrégne.

 

Quanno è vell'óra cantamella  a nanna

e sarrà dóce sintì e vinì a nònna,

ca se ce pènso me vè u nùu langanna

e co piagne u ceroéllu mess’assònna.

 

Cantala, mamma, cantala gni nòtte

finu ca mpéttu stu còre me batte.

a ninnananna ca u sónnu me détte

méntre sucava a vita téa co latte.

 

     Rieti, 15 Dicembre 1991

                 

 Giggi e Mimmetta e de Franciscu e Vinciulu

(pa Cummuna Luigi Melilli)

 

 


VERSIONE IN LINGUA

 

MAMMA COSÍ MI CANTAVA LA NANNA

 

Come può morire la mamma se amore

sempre viva te la fa sentire nel cuore?

 

Fatti la nanna, figlio mio, ch’è notte,

le pecorelle sono rientrate tutte;

e son rientrate piccoline e grosse,

fatti la nanna, figlio mio, chè notte.”

 

Io continuo a cantarla, quando a sera,

non prendo sonno neppur dopo un’ora

e sopra al cuore ho come uns mcera

per quel pensiero che mi strugge il cuore.

 

“Fatti la nanna, figlio mio del cuore,

le pecorelle non fan più rumore

e non piangon neppure gli agnellini,

ma come te essi dormono e stan zitti.

 

Fatti la nanna figlio mio ch’è l’ora

che sta con te nel letto  mamma tua

e ti difende da qualunque male.

Fatti la nanna e non aver paura.

 

Fatti la nanna, figlio mio, ch’è festa,

la sorte non ti è contro e non ha frusta;

basta che tu lavori e non la provochi

e ti contenti di quello che hai.

 

Fatti la nanna, fa la nanna santa,

figlio mio bello, e fa mamma contenta.

Mamma tua intanto piano piano canta

e solo quando ella s’azzitta.”

 

………………………………………………..

 

Or fa la nanna tu, mamma, non piangere

se il tempo verso te oramai mi spinge,

E benedetto or sia che sta per giungere

E stringere ti posso ancora al petto.

 

Allora sì, ricantami la nanna

e sarà dolce della morte il sonno,

e a pensarci mi sento un nodo in gola

e così ogni tristezza s’addormenta.

 

Cantala, mamma, cantala ogni notte,

fino che in petto questo cuore  batte,

la ninnananna che il sonno mi dette

succhiando la tua vita con il latte.

 

 

‘’’’’’’’’’’’’’’’’’’’’

   (1) Questo è il testo autentico di un’antica ninnananna, dalla melopea nobilissima e triste, quasi drammatica, di cui però non ricordo il seguito. Su tale modello è intessuto tutto il resto del componimento, nel tentativo di conservargli il sapore popolaresco e tutti i valori che lo facevano a un tempo così nobile e drammatico. La speranza è che qualcuno leggendo o ascoltando questo mio rifacimento ricordi anche il resto del testo originale, perché troppo del nostro patrimonio culturale è andato perduto e assai pochi siamo quelli che tentiamo di rintracciarne qualche brandello

      Luigi Melilli

 

 

postato da: poesia alle ore settembre 19, 2006 17:37 | link |
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03/09/2006

Certamen di Poesia - Pamparato 2006

                                                     POESIA N. 1

ANCORA                                                     
 
Lasciami
sprofondare ancora
nella dolce follia
del tuo sorriso da squalo
che qualche volta sorprendo
su volti sconosciuti
mentre il tempo cancella
la luce ormai remota dei tuoi occhi
e il suono segreto della tua voce.

                                                     FREDA MARIA     
___________________________________
                                                     POESIA N. 2
 
A MIO PADRE
 
Dolore
smarrimento
pensieri bui
sconforto
confusione

il pensiero che corre sulle ali dei ricordi        
il ricordo che riaccende una luce
luce che rischiara la speranza
speranza del giorno che ci rivedremo
consapevolezza che ora non sei più
ma un dì saremo ancora.

                                                  ANSALDI PATRIZIO
___________________________________
                                                  POESIA N. 3
 
GIOCO
(Maddy e Meme)
 
Soffiavi vita
tra dita scivolose…
gocce impalpabili,
arcobaleni trasparenti,
diventavano grandi,
si dilatavano,
inconsistenti.
Io ridevo:
due bambine.
 
Sapevamo che
i sogni
possono crescere
fino a lacerarsi
senza portar dolore.                                                                                                     
 
                                                  BAUDENA FIORELLA
____________________________________
                                                  POESIA N. 4
 
SOTTO IL CIELO INCERTO
 
Il segreto dello sguardo umano
 è racchiuso nelle Tue mani,
   preziose armi ignare
      del mistero di queste anime,
immerse e legate immortali
 nelle emozioni di sempre,
   sotto questo cielo incerto,
      in questo avido presente,

nelle rughe imperfette del Destino.
 
                                                  BELLONE SIMONA
_____________________________________
                                                  POESIA N. 5
 
SENTIMENTI
 
Caldi perché veri,
di un peso che brucia
in un corpo freddo.
Perdono il senno
così sono e devono,
loro reali vincitori
tutti di loro pauriti.
Un fuoco dentro
dall’alluce al cranio,
vampano calori e colori,
un attimo per ore
che scoccano lente,
veloci nel tempo vissuto.
Muoiono col calore, masse,
corpi verso il senso….
Veri, tangibili e caldi,
così sono, così devono,
ove lo stoico rifiuta,
ove psiche si scioglie,
toccati da caldi sfiorii,
è l’irragionevole scintilla
per l’uomo che prova,
in un incendio del se,
conducono l’Ulisse,
da Laerte ad Itaca
a bagnare il fuoco loro
in fiumi di lacrime
che liberano le fiamme d’anime!
 
                                                 MEISTRO GIOVANNI
_______________________________________
                                                 POESIA N. 6
 
MATITA
   
                 Una matita
   un segno, un sogno, un’idea.
        Matita, piccola maga,
         in cui ogni piccolo,
 formidabile gioco si trasforma.
                    Matita,
       custode di tanti segreti
      ecco…rallegri d’incanto
            il foglio bianco,
         bianco come la vita
      ancora tutta da scrivere;
   come la vita di un bambino!
                   Scrivi!
         Disegna solo gioia
           per quel bimbo
    che piano diventa grande.
   Amica, scrivi cose gradite
             a cuore di bimbo.
                   Scrivi!

                                                  BERTAINA SERENA, II PREMIO
________________________________________
                                                 POESIA N. 7
 
PENSIERI SPARSI
 
Osservare
il volo di una rondine
e sperare
riporti la primavera.
Specchiarsi
negli occhi di un bimbo
che rincorre felice
l’aquilone della fantasia
e sognare
oasi di pace.
Scrutare
il volto di un vecchio
solcato
dalle rughe del tempo
e ricordare
memorie passate.
Cogliere
una rosa scarlatta
tra spini pungenti
e donarla
in un gesto d’amore.
Sedersi
sulla cima di un monte
e affidare al vento
desideri nascosti.
Estasiarsi
davanti
ad un tramonto infuocato
ed invocare
una dolce sera.
 
                                                  PEROSINO GIUSEPPE
__________________________________________
                                                  POESIA N. 8
 
INTROSPEZIONI

Sogni tarpati, progetti abbandonati dietro le sbarre
prigionieri di un minimalismo impantanato nella banalità.
Introspezioni severe tra i sentieri dell’io insonne,
fino alle viscere annodate da scrupoli ingenui
che s’emozionano ancora all’accenno d’un sorriso.
Cerco un barlume evaso dal buio
che risvegli i leoni che mi dormono dentro;
responsi tremendi come pugnali inghiottiti
che squarciano equilibri precari, ormai compromessi.
E voi sciamani confusi nella nebbia; quando v’incontrerò?
Sara domani? Forse. Entro i limiti della sera,
nei dorati contorni d’un tramonto infuocato.
Io, guaritore delle mie ingiocondità
taumaturgo d’incertezze cristallizzate nei dogmi,
tra i crismi di verità dissepolte
celate nelle piazze torturate dal sole d’agosto;
una fontana solitaria piange piano
mentre il meriggio dilunga stancamente le sue ombre.
Ma è nell’incanto del nuovo giorno bambino
che la malinconia si scioglie, svanisce
come bruma notturna che si dissolve al sole del mattino.   

                                                PIZZUTO GAETANO
____________________________________________
                                                POESIA N. 9
 
              RICORDI
 
         Ricordo una rigida
             sera invernale
               mi trovavo
            al dolce tepore
       nella stalla a vegliare.
       Ad un tratto udimmo
           il cane abbaiare
       ed alla porta bussare.
       Era il signor Podestà
      che veniva a chiedere
    un grande favore a papà.
        Al comando nazista
         si dovevano recare
      per implorare il rilascio
              degli ostaggi
        che si trovavan gelidi
               su un balcone
      destinati ad essere fucilati.
    Il paese dovevano incendiare
      per vendicare due nazisti
   che non si riuscivano a trovare.
         Con calesse e cavallo
              partirono armati
     di buona volontà e coraggio
        a lor rischio concordare
       le due nemiche estremità.
            L’esito fu appagato
      con il rilascio degli ostaggi
      e tutto il paese risparmiato.
   Eri valoroso e grande, grande papà.
                                           
                                                PRATO CATERINA
_____________________________________________
                                                POESIA N. 10
 
STORIE DI EMIGRANTI

 
La famiglia è riunita
intorno al focolare;
sul povero desco
un tozzo di pane da rosicchiare,
accanto una ciotola di minestra appena tiepida.
 
Un pianto di bimbo desolato,
le mani del nonno
abbruttite dalla fatica
intente a sgranare il vecchio rosario…
fan da cornice al mesto quadretto.
 
Un pensiero balena improvviso,
accende la mente del padre,”…partire si deve,
troppe le bocche da sfamare,
è arrivata l’ora di cercar fortuna…”.
Una notte agitata
sogni convulsi,
la decisione…giacca in spalla,
poche monete…si parte per un lungo viaggio,
senza una meta certa.
 
L’America è lontana, ma si deve partir!
 
Giorni di desolazione, di pianto,
di coraggio per chi resta in attesa e…
deve lottare sempre di più.
Finalmente una cartolina,
la prima e l’ultima, poi il silenzio sempre più cupo.
 
I bimbi son cresciuti,
la fatica li ha piegati senza pietà
sotto al giogo di un amaro destino,
la povera donna sempre ha lottato e sperato…
di rivedere un dì l’uomo tanto amato.
 
Il silenzio l’ha fatto prigioniero,
chissà dove, chissà quando, chissà perché…
la grama vita sui monti per un attimo l’ha fatto sognare…,
ma nel vecchio casolare l’unica certezza
è la tristezza che ha varcato la soglia in quel lontano dì.                                     
 
                                                CAMAGLIO PIERA
_______________________________________________
                                                POESIA N. 11
 
NEL MONDO INTORNO A NOI
 
Imprigionati nel mondo intorno a noi
tra fili di una gabbia senza exit
per ridere di fronte al niente
di gags pubblicitarie
e piangere per una soap senza fine
deglutendo cibi e ipocalorie.
Amaro è naufragar sull’isola, neo-Crosue
video sorvegliati da schiere di voyeurs.
Incontrarsi al centro commerciale,
comprare firme agli outlet,
comunicare i www punto nome punto it.
Protetti dalla privacy eppur spiati,
osservati, catalogati.
In questo mondo che comunque ancora
gira intorno al proprio asse,
oltre la cupola indorata
calligrafata di sintetici messaggi,
c’è qualcosa che somiglia sempre più
a una catastrofe annunciata.
Quanto ci umilia la pazzia dell’animale,
i bambini che mai saranno padri,
il terrore della morte chiuso nella stia,
l’orrore che ha imbrattato
la leggera bellezza del volo
sul sentiero dei ritorni.
                
                                                MANTISI CRISTINA
_______________________________________________
 
                                                POESIA N. 12
FLASH
 
         Riposo profondamente.
         Il guanciale biancolatte
             profuma di sogno.
    Improvvisamente il passaggio
         sul cuore di una figura:
                  mio padre
          bello, vivo, luminoso.
            Scoppio in pianto,
          lo afferro e lo bacio.
              Sorride ancora,
      mi porge la mano e fugge.
È bastato un flash a rendermi felice.

                                               VACCHETTA FLAVIO
_______________________________________________
 
                                               POESIA N. 13
 
COLPO DI SPUGNA

Ansie e paure dentro il mio cuore, l’incertezza del domani che sognavo,
che credevo, che speravo felice.

Illuderti che ci sia amore, tendo la mano ma non l’afferri, forte
nell’orgoglio, debole nel cuore.

Mille segreti racchiusi nel tuo cuore, infinito il dolore nell’anima
e nella mente.

Le lacrime rigano il volto, il cuore infranto, il tempo scorre e la mente

vola alle mille promesse mai mantenute, ai finti baci, alle finte carezze,
al finto amore.

Indietro non si torna, bastasse un colpo di spugna per tornare a sognare,
per tornare a sperare, per poter amare.

                                                   MAINERO JOLANDA
_______________________________________________
                                                   POESIA N. 14
 
Senza titolo

A volte abbiamo una forza che può assoggettare il mondo
e subito dopo siamo divorati dall’incertezza
di non potere conquistare
di dover rivedere ciò che si è provato a dimenticare
con l’unica certezza di non essere mai in grado di abbandonare.
Appare bella qualsiasi creatura purché non umana
perché lontana dai tormenti della coscienza e dei ricordi.
E se nella natura vediamo racchiudersi la perfetta geometria del bello
nel nostro animo dilaga la consapevolezza del destino
che per il giovane è imprevedibile avvenire
per l’uomo l’unica strada possibile al soddisfacimento del proprio dovere.
 
                                                   MATERNINI LORENZO
_______________________________________________
 
                                                   POESIA N. 15
QUANDO

Quando sol per volare avrai bisogno d’ali.
Quando per perdonare pretendi delle scuse.
Quando per ringraziare vuoi aver già ricevuto.
Quando per dare agli altri darai sol se t’avanza,

verrà il momento di dimostrar se vali,
e se ti fai domande risponderanno accuse
e mentre ti stai cercando senti d’aver perduto,
lascia che parli il cuore: ti ridarà speranza…
 
e non aver paura perché c’è ancora tempo,
basta solo aver voglia, la voglia d’imparare…
anche se sarai vecchio potrai donare tanto
avendo ormai capito che basta solo amare…
 
                                                  TARUFFI TINTI GRAZIELLA
________________________________________________
 
                                                  POESIA N. 16
 
COSI'… SEMPLICEMENTE
 
Uno sguardo
Un sorriso
Una parola
 
…e piegherai l’albero
che nasconde il cielo.
 
                                                   VOARINO GIUSEPPE, III PREMIO
_______________________________________________
 
                                                  POESIA N. 17
 
MARINELLA
 
Ti cercheremo ancora,
seduta e serena
sotto l’abbraccio
di quel tiglio
che mille volte
ha raccolto
i tuoi sorrisi.
Sei scivolata via,
leggera, silenziosa,
discreta
come sempre.
Sentiremo ancora,
Marinella,
il leggero fruscio
della tua voce,
compagno
di mille anni di vita
e di dolci
sere d’estate.
Ti cercheremo ancora,
come se nulla
fosse cambiato,
per sentirti
più vicina di allora,
e più viva che mai.
 
                                                  ODASSO PAOLO, I PREMIO


_______________________________________________
                                

postato da: poesia alle ore settembre 03, 2006 19:56 | link |
categorie: notizie dal gruppo

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