19/08/2006

Pamparato 2006

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AZZURRO URAGANO

Sulla fredda battigia, ha perso il suo diario di bordo una seppia vestita di morte.
Negli occhi, pianto di cielo battente sull’ira, oscura, del mare
e intanto di vertigini abissi ov’è, orrendo, l’agguato silente del kraken 1
E l’urlo d’avvinti nocchieri, col tepido sangue, s’intreccia.
Diluvio di granchi, storditi dal colpo dell’onda,
avvolge il mio tacito andare con drappi di alghe e di sale.
E’ di sale anche l’urlo, bruciante, dal vento
Che nel cuore dolente, sgomento, trabocca
Un salmodiare di fioche campane.
Camminare, oggi, costa fatica, sulla renna ripresa dell’aspra risacca,
e l’Eterno respira, palpabile Vita, nella sfuma infernale.
Sul flutto che cade e risorge, all’altalena sconvolta del mare,
alabastro di radi gabbiani, inseguiti dal brontolio del tuono, incrocia
le rotte più arcane e sommesse del nostro pregare.
Nel baratro dell’anima stanca è violento mugghiare
Il cigolio, sottile, del tempo che messale dei giorni scompiglia.
 Fra tremule reti e fanghiglia – Matteo innocente – con agile mano
ruba spruzzi e conchiglie all’azzurro uragano.
 Tappeti di madida sabbia e ansiose file di barche in burrasca.
Il ventre dell’umile seppia è un candore lontano.
 
  
 
­­­­­­­­­1 kraken = Gigantesca piovra che, secondo la leggenda, riesce con i suoi tentacoli a strappare i marinai dalle navi. 
 Giovanni GALLI
Primo Classificato Assoluto
Una Poesia per Pamparato ed. 2006
__________
SICUMERE
 
Assordante bazar
di ciarpami colorati,
stipato
da insulsa gente.
S’intrecciano
alla crocevia delle illusioni
gli inutili pensieri.
Pagine morte
riportano
diagrammi
di tristi inganni.
Cuori stanchi
pulsano
in aritmie
di inverecondi desideri.
Scorrono
visioni diafane
di ombre fugaci;
mentre onde di colore
s’infrangono su scogliere d’indifferenza.
Tacciono
le effemeridi interpellate
 Giuseppe PEROSINO
Secondo classificato


_________________________
A RIEMPIR DI MANI LE MANI
 
E adesso ti porterò
sopra colli avvolti da nebbie pittrice,
a conservare la maestra di caligine
che tesse vapore nei raggi senz’ombra
pianti di uomini che non sanno dissolverla.
 
E adesso ti porterò
dove si può respirare seta
e le figure si lasciano sedurre
come lievi danzatrici di fumo, leggere,
simili a dita intendete nell’olio
che scorrono veloci su vetro,
senza una strada da scegliere,
libere di vagare.
E sognare.
 
E adesso ti porterò
dove la terra bruciata dal sale guarisce e la neve s’appoggia garbata,
come un lenzuolo su giovani spalle
che il fresco gentile indossa
e via via si scioglie
in un abbraccio bianco d’aprile.
 
E adesso ti porterò
ad ascoltare canti distanti
tra le luci e colline, sfumate, sopite, zittite d’incanto
quando saremo ad afferrarci su prati tremanti.
 
E noi,
tra stinti profili di valli
e bagliori di cristallo che perdono e oscillano
aggrappati a nuvole finte.
Lontani.
 
A riempir di mani le mani. 
 

  Massimiliano ZULLI
Terzo classificato


_________
Andare via
 
Andare via
senz’aver detto tutto,
senza spiegare in qualche modo
il filo indivisibile
dei giorni
che non fermano il domani.
Voltare soltanto pagina,
scansare, con noncuranza,
l’assedio della parola
scabra e veemente
in fondo al rigo,
frastornare, per finta,
il buio senza contrasti
che prende in pegno
con delicato strazio.
Accatastare desideri
inconclusi,
filtrare ricordi
arrivati all’acme,
consumare rimorsi
aggrovigliati sottopelle.
Spartire i silenzi
e gli sguardi e il dolore
nel rimpianto vuoto
degli occhi.
 Bruno LAZZEROTTI 
Segnalazione per merito

 
____
Spia
 
Pochi lampi
dai tuoi occhi.
E io attendo.
Dimmi:
Vattene. Ti amo.
Ti odio. Resta.
Mi piaci. Però.
 
Avverto
silenzio.
Ti hanno
saccheggiato di miele,
lo so.
 
Non so riscattarlo
se non rischi,
se non sposti
il re o la regina
dalla scacchiera
inchiodata.
 Fiorella BAUDENA
Segnalazione per merito

 
__________
ACROSTICO
 
Pamparato terra svenduta, Pamparato
terra lontana, Pamparato terra da farina nera
Pamparato terra sfiorata dall’Occitania la nazione
che non c’è.
Amata Pamparato, dalle trattorie dell’assurdo
dove trovi al tempo fumanti polente e spuria
frugalità
Montagne di Pamparato che vogliono essere nevose e
sportive, sono invece solo montagne belle, da vedere :
non taroccatele di impianti.
Patate violacee, patate di Pamparato, colori che
spiazzano e intrigano, accecano e divertono.
Amare la farina di melega, vera, docile e duttile:
biscotti e torte, sapori veri, pieni.
Ritornar bambini a Pamparato, giocando e correndo
tra ripide stradine con fiato grosso su scalini verso
il cielo
Amare il legno e l’intaglio, cesello lontano
di mestieri sopiti.
Trovare il silenzio a Pamparato. un silenzio diverso
il silenzio vero, un silenzio rotto dai passi di un gatto
che salta veloce su comignoli che fumano.
Ottemperare ad un codice non scritto: da Pamparato non si
passa, ci si deve arrivare, ma in punta di piedi per non
disturbare il silenzio.
 
 Attilio SCOTTI
Segnalazione per merito

postato da: poesia alle ore agosto 19, 2006 00:02 | link |
categorie: notizie dal gruppo
13/08/2006

RIP

Chi era Angelo Frammartino, ucciso a Gerusalemme

di Paolo Manzo (p.manzo@vita.it)
11/08/2006

Era partito volontario la settimana scorsa per partecipare a un campo di lavoro con bambini e ragazzi palestinesi organizzato dalla Cgil e dall'Arci a Gerusalemme

Un giovane italiano è stato ucciso a Gerusalemme giovedì sera. La notizia è stata confermata dalla Farnesina. Si chiamava Angelo Frammartino, aveva 25 anni, ed è stato accoltellato a morte da un assalitore arabo che è poi fuggito. L'aggressione è avvenuta nella Città Vecchia mentre il giovane passeggiava insieme ad alcune amiche. Un infermiere che gli ha prestato i primi soccorsi ha detto che il giovane è stato colpito due volte alla schiena e una alla nuca.
Angelo era di Monterotondo, in provincia di Roma, ed era partito volontario la settimana scorsa per partecipare a un campo di lavoro con bambini e ragazzi palestinesi organizzato dalla Cgil e dall'Arci a Gerusalemme. Sarebbe dovuto rientrare in Italia nei prossimi giorni.
Per capire chi fosse Angelo, abbiamo deciso di pubblicare alcuni suoi pensieri, pubblicati lo scorso novembre su un blog.

Fare l'amore con la Non-Violenza per partorire la pace dal grembo della società
NON-VIOLENZA: GREMBO DI PACE
"Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada”

Per noi che solo Oggi muoviamo i primi passi, lasciando impronte sulla sabbia della Storia che è quella del mondo, decisi di dirci comunisti, per noi guardarci alle spalle è la cosa prima. Le vicende e gli studi della nostra gente, dalle derive più contraddittorie alle nobili conquiste, vanno rivisitate costantemente sia con il senno che fu, sia con i nostri occhi ed attraverso le nostre intellighenzie trovare processi e mondi nuovi in un percorso di continuità con le/i compagne/i di Ieri.
La lotta per l'emancipazione non si fa solo in nome del futuro, ma anche in nome delle generazioni sconfitte: il ricordo degli avi asserviti e delle loro lotte è una delle principali fonti di ispirazione morale e politica del pensiero e dell'azione rivoluzionaria. E' W. Benjamin (-Tesi sul concetto di storia-1940).
Pensiamoci un attimo..
Una possibilità già c'è: La NON-VIOLENZA.
Pratica alta del confronto, un qualcosa d'opposto alla passività e alla rassegnazione, valorizzazione del diverso, sorella-gemella del dialogo attento ed interessato (Vendola direbbe: “un dialogo spesso è solo la somma disperante di due monologhi”).
In primo luogo nell'aspetto comunicativo, bandendo registri linguistici che rimandino a campi semantici di tipo militarizzante (ex: nemici, schieramento, battaglie,..), e poi in quello delle nostre relazioni quotidiane, con ci sta accanto ma non conosciamo. Liberiamoci dalle contaminazioni delle violente brutture che diventano parte di noi. Compagne/i, è vero o no che un nostro limite è la grande entità d'abisso tra i nostri valori generali e le nostre pratiche?!?
Dobbiamo riconoscere che la N-V è un lusso per molti angoli del mondo, ma infatti non chiedo di abrogare la legittima difesa, mai(!) mi sognerei di criticare la Resistenza, il sangue del pueblo vietnamita, la riscossa dei popoli colonizzati, le fionde dei ragazzi palestinesi nella prima intifada dinnanzi a carri armati.
La violenza che c'è nel mondo non ce ne consente altra direbbe il Segretario; pace adesso.
La NON-VIOLENZA, come il comunismo, è ad un tempo una finalità, una metodologia, un percorso.
Il comunismo, come la N-V, si può esprimere almeno in 1000 ed 1 modi come le fiabe ambientate nella magica Bagdad, oggi sconvolta nelle lacrime.
L'egemonia del mercato e l'affievolimento delle ideologie inibiscono gli slanci di partecipazione che in modo innato abitano nelle donne e negli uomini.
I miei compagni grandi del cirkolo mi hanno fatto capire la non-sufficienza (se non evanescenza) del “proselitismo” e la necessaria spontaneità del risveglio di noi giovani e delle masse in generale, un qualcosa che non dipende solo dalle contingenze, nasce da dentro.
Storie di diritti ottenuti, pratiche non-violente, partecipazione democratica, armonia con la natura, collettività, coscienza critica.. Questo è un buon inizio di campo semantico!
Il PRC deve essere al servizio di queste esigenze, esserne per lo meno il raccoglitore, e magari un trait d'union con le istituzioni.

"Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze,
resta amico dei ragazzi di strada” (Majakovskij).

Mi auguro che la fratellanza con i movimenti vada incrementandosi; la meglio Genova non va dispersa!
La negazione della violenza non è un dogma inderogabile, anni luce distano fra noi e i fondamentalismi e le torsioni integralistiche, poiché un principio assoluto rappresenterebbe esso stesso un atto violento, fuga da confronti, fobia da contaminazioni.
Ripensando la Resistenza, guardiamola in profondità, dove la storiografia ha visitato poco, quei partigiani silenziosi, senza gloria, quelli come Pavese che rapirono vite con orrore, timore, inadeguatezza, quella resistenza cattolica senza armi, ed altre ombre lucenti.
Ed oggi?
Il fatal binomio guerra-terrorismo sembra ineluttabile.
Sarebbe ottimo liberarsi dell'idea che ci sia giustificazione all'orrore se è prodotto in risposta ad altro subito in precedenza.
Sarebbe bello sposare la pratica non-violenta nell'affronto di ogni problematica e la pace come stadio al quale tendere.
Fare l'amore con la NON-VIOLENZA per partorire la pace dal grembo della società.
Più che conscio della disorganicità del mio scritto, ottimista nell'imput d'un tema da sviluppare nelle stanze del mio cirkolo e con gli amici della strada, concludo così (con Nikita ed apparente disarmonia):
Quando sono con i compagni di lavoro e di lotta, e capita persino di scoprirsi amici, e la politica che ci abita dentro come un inquilino scomodo e non come una abilità para-impiegatizia.
Quando sono con il mio amore, ieri perduto e oggi ritrovato e domani chissà, perché perdersi e ritrovarsi è un po' il destino degli amori veri.
Quando sono solo con me stesso e mi dico tutte le verità, anche le più spiacevoli, cercando nonostante tutto di volermi bene

postato da: poesia alle ore agosto 13, 2006 18:16 | link |
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Nome: Luca Necciai
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