Una poesia per Pamparato
XVI edizione - anno 2003
Classifica :
1°
CRISTOFARO Sergio
COLLE VAL D'ELSA SI
SERA SARA' SE SOLA SARAI
...a seguire
ARIMONDI Simona
STRADA IN CHIANTI FI
LE MIE ROSE
BOTTARO Giovanni
PISA
SBRICIOLANO NIDI E STAGIONI
NARDI Federico
MARTINISCURO TE
UN GRIDO
MARTUCCI Mariangela
CHIAVARI GE
FORSE TU
BELOTTI Egidio
FOSSANO CN
COM'E' OSTINATO QUESTO VENTO
SEGNALAZIONI:
GALLI Giovanni
SAVIGLIANO CN
UNA MONTAGNA CI VUOLE
BARTOLUCCI Pierubaldo
FOSSONBRONE PS
A SCUOLA DA APOLINNARE
La partecipazione di così tanti concorrenti a questa sedicesima edizione del concorso “UNA POESIA PER PAMPARATO” è un po’ una risposta alla domanda che si poneva, ai suoi tempi, Guido Gozzano quando si chiedeva se era ancora possibile fare poesia in un mondo così orientato verso gli aspetti materiali della nostra esistenza.
Rispondere a questa domanda è allo stesso tempo rispondere alle periodiche “querelles” accese dai santoni delle patrie lettere che lamentano il proliferare dei troppi cosiddetti “poeti della domenica”, che inquinerebbero un orticello tutto riservato.
Senza consultare i sacri testi, molto semplicemente la risposta va ricercata dentro noi stessi, se è vero che la poesia è un affinamento dello spirito, una discesa nel profondo di noi stessi alla ricerca di esperienze, ricordi ed emozioni divenuti in noi “sangue, sguardo e gesto non più scindibili da noi”, come affermava Rilke.
E quel che esce da dentro di noi ci porta al di là di noi stessi, in quel mondo privilegiato, difficile, ma aperto a tutti, che è l’arte.
Augurandovi di continuare con successo nella vostra ricerca poetica, Vi ringraziamo per la vostra partecipazione e vi diamo appuntamento alla prossima edizione
(Eraldo Odasso)
Luca NECCIAI (presidente)
Albertina GUENNO
Carla LORENZINI
Giuliana MICHELI
Ilaria PAUTASSO GALLO
Segnalazione per Merito:
UNA MONTAGNA CI VUOLE
Una montagna ci vuole, non fosse che per supporre
cantando ne scenda l’acqua che nel fosso mi scorre.
Noi, da San Grato, le montagne le vediam di lontano
(se sappiamo sostare e portare agli occhi una mano)
quando il sole, raggiante, la piana brucia più forte
e campi immensi riempie luglio di mais e di grano
e ricolma anche il cuore.
Lassù i giorni eguali e le ore,
fra declivi che non hanno mai fine se non per burroni,
spighe di pendula segale maturano piano
fra mulinelli capricciosi di vento e rovi gonfi di more.
Una montagna ci vuole, non fosse che per increspare
il limitare (perfetto troppo) a ventaglio del remoto orizzonte
e sapere che anche la Terra ha avuto sussulti, come l’uomo che soffre e corruga la fronte,
ove attizza ceppi d’albe e tramonti.
Soffron, su balze scolpiti, brandelli vuoti di baite
in un tempo (i vecchi – pietre fumanti nel sole – eccome lo sanno) che non ha più stagioni
e sogni di quiete marmotte e sentinelle di fanciulli attente
e fughe argentine a frotte e aguzzi campanili appesi al cielo
e d’organi diafane canne e limpide fonti soffocate dal gelo.
Lassù i giorni eguali e le ore,
fra giogaie che non più eterne hanno coltri di neve
(se non dove il sole le tinge d’un rosa più lieve),
fra corsieri, agili e fieri, incubi grondano (e morte) di rapaci bracconieri.
Una montagna ci vuole, non fosse che per avvistare
(rapiti) in volo aquile reali, nidi fra rupi scoscese,
sfide accese ai più gagliardi venti, becchi adunchi, artigli lucenti
e vincere mai stanche (fra cattedrali di pietra e di silenzi) sepolcrali candor di valanghe.
Là sotto il diavolo ha sepolto tesori, ingoiato case, tentato pastori, prosciugato torrenti,
scavato caverne, incatenato innocenti, inventato masche e seminato furori.
Là sotto Lucifero – orrendo – ha saccheggiato il “comando” (libro dal dorso vermiglio)
e con sadico piglio ha fatto ruggire, fra forre e serre, fatui fuochi ed epiche guerre.
Quei di lassù e noi della piana a reggimenti abbiam fatto le guerre.
Senza fiatare, a ranghi serrati, abbiamo servito con fedeltà ed onore
ché la penna nera, la cima gigante, l’aquila fiera, lo zaino pesante,
l’antico cappello, le verdi mostrine e il caduto fratello li portiamo nel cuore.
Una montagna ci vuole, non fosse che per issarvi
(non importa se a dorso di mulo e a forza di braccia la fatica è più greve) un’umile croce
ché la copra e la culli, in abbraccio d’amore, il nostro canto più lieve.
GALLI Giovanni
Segnalazione per Merito:
A SCUOLA DA APOLLINAIRE
M Ombre non sono, fra gli alberi strani,
figure di nani;
la luna è più grande, più vaga la notte,
se questa è la notte
che segue l’ameno corteggio di Orfeo.
A Non è poesia, piovuta magia
carezza le labbra…
potessi fermare il silenzio
e contare d’un tratto sinonimi
molti, di gioia.
G Non più meraviglia:
la mano nasconde i ricordi,
solubili e persi
nel caldo fango dei fiumi,
nelle superbe contrade d’azzurro.
I Temi forse il romantico addio
dei fiori?
O cos’altro il cuore non dice?
E certo il colore dell’erba
fa invidia alle nuvole in alto.
A Si muovono rapidi i sogni
se adesso ferisce la luce del giorno;
per poco brontola il vento:
nascono e ancora
evangeliche forme gemelle.
A Ne sont pas détails mélodieux voix d’amour
BARTOLUCCI Pierubaldo
IN VIAGGIO
Tu che cammini
ogni giorno al mio fianco,
dal primo attimo di vita,
fatti un poco in disparte
oggi che sono felice,
sciogli il tuo abbraccio soffocante
che opprime i miei pensieri
e lasciami planare
in questo volo libero;
lasciami illudere
che questo cielo azzurro
sarà per sempre;
non soffiare sul vento
e lasciami cullare ancora
come foglia appesa
ad un filo di ragnatela.
So bene che tu ed io
siamo compagne inseparabili;
cammina dunque al mio fianco
per tutto il tempo che puoi,
perché quando fermerai il tuo passo
per guardarmi negli occhi,
dovrò fermarmi anch’io.
Afferra allora la mia mano
che hai sfiorato da sempre
e portami via con te
senza farmi soffrire,
dolcemente,
oltre il tempo.
BRESCIANO Monica
PAMPARATO
Dolce paesello inerpicato sui monti del vecchio Piemonte ove
dimora gente di fiera indole di scorza greve scolpita da
veni ribelli, da ripidi pendii, da scoscese valli e dal duro e lento
incedere del tempo.
Tu di vecchie tradizioni fai mostra perenne nelle tue borgate nei
tuoi viottoli nelle tue imponenti vestigia antiche e fiere.
Soave Borgo dai rifugio al turista che a te si prostra come un
viandante di un tempo remoto gli dai ristoro con le delizie della
tua terra curate con amore dai suoi cantori, terra dove si odono
canti e suoni di un tempo fantastico e misterioso di castelli,
signori, dame e cortigiani.
Scorcio di Piemonte che resiste da fiero baluardo della civiltà
moderna povera di sentimento e di valori.
ARAGNO Bruno
COME NASCONO I PENSIERI?
Disperati viandanti
Percorrono le vie della razionalità
E formano il tempio della saggezza
Percorrono le vie della fantasia
E creano miscugli di soluzioni generali
Percorrono le vie del cuore
E creano nuvole di profumo
Percorrono le vie dell’amicizia
E creano catene d’acciaio
E quando tutte queste vie sono sbarrate dalla ruggine dell’ignoranza
Percorrono le vie dell’odio
E creano macchie nere di vernice indelebile
BERTELLO Emanuela
VITTIME E CARNEFICI
Ti ho intravisto
nella mostruosità del sangue
versato con l’inganno,
gli occhi spendi incollati al cielo
e le membra divelte,
macabro trofeo di dolore
tra i grattaceli sventrati di New York.
E ti ho rivisto
Tra i bagliori di fuoco,
gettato in mezzo alla strada
come uno straccio usato,
con lo sguardo colmo d’orrore
mentre nei pugni stringevi
la tua terra di Palestina.
E poi ancora
urla di bambini nella notte
invasa dal rumore dei cacciabombardieri,
volti di persone
con la pelle a brandelli,
bombe intelligenti nel cielo di Bagdad,
vittime carnefici
un gioco infinito delle parti.
Eppure stavo lì,
pigramente seduto davanti alla T.V.,
un poco vittima un poco carnefice,
avvolto nella patina d’indifferenza
che ci rende tutti uguali,
che ci fa complici della morte.
BELLINI Claudio
IMPRESSIONI
Sovente mi fermo a pensare
del tempo che passa e mi par di tremare
sentendo il peso dei miei tanti anni
ricchi di poche gioie e tanti affanni.
Ma la natura piena di amore
per ciò che è vita,
mi aiuta a fugare le paure dal cuore
e vincere la partita.
PIEROTTI Ines
L'occhio furbo delle stelle sorveglia la dolce follia e...sei mia sotto le
palpebre gialle... il tuo corpo mi chiama oscilla... nell'urlo che freme all'ombra
della tua pelle...abbracciami ancora voglio perdermi tra i respiri come preda dei
tuoi baci in un fervido delirio........
TINTERO Marco
NOTTE [immagini]
Una filigrana di gocce sui vetri
a disegnare l'umidità della notte.
Frotte di nubi,sparse nel cielo,
che velo,sottile,di nebbia nasconde.
Fronde,leggere,scomposte nel vento,
[passi di danza su ritmo ribelle].
In lontananza milioni di stelle.
PIRA Anna
SALENDO
salendo.
sei solo sul lungo sentiero
e’ solo il silenzio che sale con te.
ti parla, tacendo,
di cio’ che sara’.
tacendo rispondi
“non so”
ma il futuro
e’ l’unica cosa che’ c’e’
CAMPEDELLI Fabio
IL CUORE DELLA FONTANA
Il cuore della fontana
canta o piange
col trascorrer del tempo.
Canta in estate
quando i bimbi
le fanno girotondo
e lieti giochi
e spruzzi birichini.
Piange con l'arrivo
dell'autunno, quando
le foglie dorate del tiglio
si tuffano a morire
e il soffio del vento
forte dapprima
s'acqueta piano piano
e lentamente
si fa muto.
DABOVE Marinella
A MIA MADRE
mi mancano
i Tuoi grandi occhi azzurri,
che scrutano
la Tua nuova casa,
lassù,oltre i cipressi.
Sei andata via così,
scivolando leggera
sulle foglie ingiallite
del Tuo ultimo autunno,
per traghettare
la Tua nuova vita
verso il Tuo unico
indistruttibile amore.
Sei come la luna,
nascosta tra le tenebre.
Hai scelto la Tua eclissi,
lasciandomi in questo cupo
cono d'ombra.
Ti sento;
dietro le nuvole
cariche
di impalpabili certezze.
Ti aspetto;
per parlare con Te
di umane
e struggenti incertezze.
Ti vedo ancora,
tra i mille fiori
della Tua vita,
oltre quei cipressi
che infine
Ti hanno portato via
ODASSO Paolo
ANIME
Anime
di fuoco e di vento
in un cielo
d’ombra
svelano
vite inattese
tra le pieghe
misteriose
di un tempo
immobile.
Lontano
una musica
travolge
un’emozione
in un vortice
di luce.
MANZETTI Stefania
DIVERSO
Lo bisbigliano come radioline rotte
mentre passeggi sul marciapiede.
Lo leggi nello sguardo degli altri
mentre fai la spesa.
E’ scritto sui muri
della metropolitana
e sulle panchine del parco,
con la vernice dell’ignoranza.
Sei diverso!
Ma non smettere mai
di ringraziare Dio
di esserlo.
Io lo faccio ogni giorno,
mentre porto il cibo
ai cani randagi.
Sai, anche loro sono
diversi
proprio come noi:
amano senza aspettare
di esserlo contraccambiati!
MAZZUCCATO Ludovica
IL PASSERO SULL’OLEANDRO
Cinguetta un passero
sugli odori tardivi
di un oleandro in fiore
che l’intero
giardino riempie
di velenosa bellezza.
Dalla finestra
inerme ti osservo
e il tuo canto
molte cose ha da dire:
ho voglia di ascoltare
parlami ancora
passero infreddolito,
tu che sai cosa dire
tu che sai dove andare,
ogni tuo gesto
sensato mi pare,
insegnami dunque
come fare
come essere sicuro
di cosa dire,
di dove andare.
GOTTARDI Marco
A MIO PADRE
Ti ho visto soffrire in silenzio
e morire pregando
volevi entrare nell’altra dimensione
senza tristi lamenti.
Ti ho visto morire
Così come eri in vita, bello e sereno,
nulla chiedesti alla vita
se non un sogno familiare
sei stato accontentato.
Ti ho visto morire
coraggioso e fedele.
Ora spiega cosa vedi dall’altro lato,
a noi che non ti imitiamo,
ti ho visto MORIRE, uomo vero,
e sulla dolente lapide il mo sorriso.
VACCHETTA Flavio
FOGLIE
Tutte insieme applaudono
l’arrivo del vento
dell’aria
ingannando
ad occhi chiusi
la quasi presenza del mare.
CONFORTO Pino
UN ULTIMO SALUTO
Non potevo non esserci su queste rampe.
Nella lunga spirale sospesa
ci sono un po’ tutti;
un collettivo senza classi, senza barriere.
Chi per affetto, chi per riconoscenza,
conforto reciproco, partecipazione o fascino;
io per la mia torinesità.
La catena umana quasi ripropone la metamorfosi
delle smantellate linee meccaniche
e ne ho come un senso di vuoto interiore.
Sventolo le mani nel cielo, per catturare
e conservare nello Scrigno un omaggio adeguato.
“Ma se stringo il vento non è più vento”
anche l’Avvocato non l’ha comprato.
Allora il brusio rispettoso
diventa profondo e commosso silenzio,
per dissiparsi nell’abbraccio
della Magia eterna.
AIME Agostino
IL SOLE CALDO DELLA MIA SERA
Amo il sole caldo della mia sera
Quell’abbraccio fraterno,
soffocato dal lieve filo di vento estivo,
quell’eterno calore di un amore vicino,
sperando che quell’ultima ora di luce morente
duri per sempre sui miei occhi
e rimanga nel mio pensiero
anche quando sarà tutto coperto
dalla neve dei nostri anni.
BELLONE Simona
ESONDAZIONE
La vita è come un fiume
Che scorre lentamente
con anse che conservano
i tuoi sogni e i tuoi segreti.
lungo argini che l’acqua
con il tempo consuma
e che tu cerchi di rinforzare.
Poi all’orizzonte si annuncia una piena
anche i meteorologi l’avevano prevista.
c’è un’esondazione che fare?
Cercare riparo?
No è meglio lasciarsi sommergere.
non pensare a niente
vivere quest’amore fino in fondo.
Che meraviglia!
Lo sai che, purtroppo, non sarà per molto
pazienza, forse è meglio così,
hai comunque provato, vissuto e poi?
Forse, molto lentamente,
il fiume riprenderà il suo corso
e tu…
potrai solo ricordare.
BELLETICH Alda
I RICORDI
I ricordi
fanno rivedere una vita
che non c’è più,
ma di cui resta
nell’aria
come il profumo.
Si sente un odore
che avvince
e avvilisce,
come dei fiori secchi
nelle pagine di un libro.
Che sono
quei fiori secchi?
Nulla.
Eppure rinasce per essi
una realtà splendida
che muore nell’istante
che rinasce.
Muore due volte.
E due volte
si è straziati.
GAZZANIGA Iole
LEGGO NEI TUOI OCCHI
Leggo nei tuoi occhi l’orrore
di tanti corpi lacerati, seppelliti nella sabbia del deserto
mentre tu con la divisa di soldato sei in trincea.
Salutasti il tuo bambino un giorno baciandogli le guance
e sussurrandogli: “amore, ci rivedremo presto”,
poi seguisti con lo sguardo avido le sue manine
che ti salutavano mentre svanivi tra la folla.
La mano di un altro bambino ti supplica di sottrarre
alla morte il suo papà: altre madri,
altri bambini, altre donne piangono quei corpi
che mai più ritroveranno.
Imparasti ad essere forte, un soldato inclemente, spietato.
ed ora ti chiedi: quando finirà questa sporca guerra?
Vedo nei tuoi occhi scorrere una lacrima.
Vorresti tergerla con le mani callose
perché nessuno deve vedere,
poi ti accorgi che sei geloso di quella lacrima.
Tante madri, tanti bambini stanno piangendo.
Anche il tuo bimbo piange
perché vuole riabbracciare il suo papà.
Il pianto di un soldato non è infedeltà verso la patria:
una lacrima, una lacrima soltanto
può essere anche confusa
con il sudore che scorre sulla fronte arsa dal Sole.
Dopo tutto, chi può impedire ad un soldato di piangere?
RUTIGLIANO Michele
RONDO’ IN RICORDO DI MIO PADRE
E’ facile cercare il tuo profilo
sul libro smemorato della vita
nel cuore ti darò per sempre asilo
babbo senza nessuna via d’uscita.
Avevo anima allegra ora è finita
morta dannata in questo bianco cielo
consunta dalle stelle ora è partita
troncando dentro me poesia e zelo.
Già mi lasciasti solo in questo gelo
dove di notte scoppia alta di luna
ti dedico due strofe arido velo
avanzo di dolente alba digiuna;
più non ti cambierei mai con nessuna
delle altre prospettive e ora compilo
queste righe rondò felice cruna
a cui mi lego a te con lieve filo.
MANGIANTINI Floriano
A UNA VIGNA INGHIOTTITA DAI ROVI
(Ricordando un giorno a raccogliere le uve)
Il profumo dell’uva si mescolava all’odore
della meliga
che ti maturava vicino…
e, dentro al mio cuore, ad un cruccio…
Quei capelli, quegli occhi, quel volto,
quelle mani che frugavano tra le foglie gialle
e viti,
quell’aspetto vispo, quel ridere, quel
sorriso…
che anèlito, che sospiri…
Poi gli anni son passati…
speranze e illusioni son cadute
come gli acini di quei bei grappoli neri
che ti staccavamo dai tralci
per destinarli a diventare vino in una
cantina.
Lei…? L’ho vista una di queste sere
e il cuore mi è tornato da te
a farmi male come quella volta.
Mia cara vigna…
I profumi, i colori, gli odori dell’autunno
erano un tutt’uno con l’allegria della
giovinezza:
le canzoni…l’amore lì in mezzo alle tue viti.
E’ passato tanto tempo…ormai è molto
tempo fa…
ma mi sento tutto dentro come se fosse
adesso;
Ho raccolto gioie e dispiaceri, speranze e
delusioni
durante tutti questi miei anni…
come allora quando, con un po’ di
malinconia,
raccoglievo l’uva lungo i tuoi filari…
TOMATIS Pietro
BIMBI DI BAGHDAD
Scrutano il cielo
i bimbi di Baghdad
cercano aquiloni
ma l’azzurro fiabesco
di Sindbad
appare tetro.
Mille e una notte
ora riempite
da mille satrapi
veri o falsi
avidi di gloria.
OSPEDALE
A te Dottore
che davanti al male
vorresti guarire,
portare la vita a chi…
si prepara ad andar
lassù.
Il grande vuoto
non trova rimedio,
il tuo cuore piange
muore , e spera.
Ti vedo come un
fratello…che non si
arrènde e sino all’ultimo
respiro lotta.
Il giorno copre
l’universo….
quando ritornerai
vedrai un letto
l’ombra è andata nel
vento.
ALTINA Oscar Antonio
VENTO DI MARZO
Vento di marzo,
vento di primavera.
E’ scatenata la bufera.
Tornadi flagellano nazioni e città
cappe di fumo nero
oscurano il cielo.
Bufera di guerra.
Quanto spargimento di sangue!
E’ l’innocente che paga con la vita.
Quante lacrime versano,
orfani, spose e mamme!
Quanto orrore!
Quanta sofferenza!
Quanta miseria e stenti!
Esodi falliti.
Popolo senza speranza,
senza casa, senza acqua,
senza luce, senza alimenti!
Bersaglio dei cannoni
E sotto ai bombardamenti.
Quando il sole sorgerà
Per riscaldare i gelidi cuori
dei potenti?
Quando l’amore prevarrà sull’odio?
Fermiamo la guerra,
diamoci la mano
vogliamoci bene.
Su questa terra nulla ci appartiene.
PRATO Caterina
GIORNO DI PRIMAVERA
Il sole all’improvviso
profuma d’infanzia
l’erba è ritornata distesa
come prima del tempo
e il suono della primavera
è di nuovo bambino.
Sento l’aria intorno al cielo
dolce della fragranza dei fienili
vedo l’acqua ancora bianca
lambire la campagna
mi scalda la luce del mattino
che rimbalza e luccica sui vetri
giocando in mezzo a un’aia.
Sono la primavera nei sentieri
a braccia aperte
sono il grano che rivive
sono il volo sinuoso degli argini del Po
sono rondine tra le rondini
sono il vento che riempie d’azzurro
della terra al cielo.
Vedo strade grandi
vedo l’anima delle donne confuse nel mercato
vedo gli uomini camminare curvati
vedo i loro cuori
ancora leggeri.
I balconi s’affacciano
le biciclette si rincorrono
e il viale al mezzogiorno si trasforma
di colori urlanti e giovanili.
E’ ritornata
è di nuovo arrivata con la sua aria allegra
è ancora tempo di ascoltare l’erba crescere
è ancora tempo di lasciare che la luce
mostri l’alba
e poi scivoli facendo capriole
verso sera.
E’ ritornato il tempo vero
e ingenuo
e libero
e fatto per lasciarsi vivere in un sogno.
GIOVANARDI Vanni
FUNERALE DEL GRANDE ABETE
Abbattere! E’ stato deciso,
per il grande abete è condanna.
Dell’ultima estate per lui
questo è l’ultimo sole.
Protesa più in alto, nel cielo,
scruta la punta le cime dei monti,
lontano.
Quanto ho amato la tua verde frescura,
delle lunghe tue pigne il tocco di resina,
come ho amato sentirti il respiro…
Se solo avessi della magia
quel potere arcano incantato,
le tue radici estrarrei dalla terra
per portarti con me,
dove la luce confonde gli albori
in lunghi momenti d’assenza
e il sole s’attarda
nella notte senza ombre di tenebra.
Addio, non posso vedere,
addio… e tu ancora non sai.
Nel bosco, lontano, scappare!
Nascondendo ogni senso all’umano sentire
percepisco dell’albero il grido,
poi ancora più forte il silenzio
nel tacito osservar delle betulle.
Negli occhi del falco, attoniti, l’urlo
sulle ali distese ha raggelato il cielo.
Ascoltate voi faggi, nel bosco, e castagni
non sentite il dolore del tronco tagliato?
C’è un albero che muore.
Silenzio.
Non s’ode neppure una foglia frusciare.
Spadroneggia il motore mordendo e invadendo
segando, ritornando più forte a ruggire
riecheggia quest’eco in tutta la valle
portando la voce ai monti lontani.
Addio…
Eri gocce di resina
eri ombra d’estate
eri aghi sul prato di neve.
MANTISI Cristina
LA VOCE DEL SILENZIO
Spegnete il canto degli uccelli,
colorate tutto di nero,
e andate via,
non voglio nessuno intorno a me.
Fermate le parole,
non voglio più le stelle,
non voglio più il sole,
ma solo un angolo buio
dove potermi rifugiare.
Fate silenzio,
andate via,
e chiudete tutte le porte
affinché nessuno possa raggiungermi.
Ho il cuore pieno di lacrime
e mi pesa così tanto.
La mia testa è piena di voci inutili
e sofferenti
che mi ronzano come mosche nelle orecchie…
Dio che tortura
Voglio star sola.
Non voglio più il bianco,
non voglio più il rosso,
non voglio più l’alba ma solo il tramonto.
Farò di tutto
per cacciare i ricordi
che si sono impossessati del mio cuore.
Sì,
li caccerò e sarò più forte
Ma ora basta,
non voglio più parlare.
Lasciate che le onde del mare
mi cullino
e mi portino lontano,
lontano,
dove nessuno potrà più ferirmi..
ARCIULI Emanuela
TRAMONTI…
Ogni giorno la sera
di ombre tra i pini.
Farfalle silenti
velate di noia
confondono i sogni .
La sera, di sera,
parole già dette
silenzi già usati
il buio che torna
a insidiare la mente.
La sera, d’estate,
sapori lontani
di fiabe sospese
a fili di stelle
come lacrime azzurre
che lavano il cuore
MARGOT
TRA IERI E DOMANI
Il nostro olivo stenta a campare ormai,
ma splende d’argento opaco nel rovescio delle fogli.
Bacchiare – ripensaci –
Sembrava quasi scuotere persona umana.
E io risento l’eco dei parole e risa, in amalgama.
Credi che si attenda ancora il ritorno
delle barche, la sera?
Per quel breve tratto di lago, quanti viaggi…
I gabbiani attraversano come frecce
i cielo sereno, volano veloci,
finiranno per schiantarsi contro il monte
scintillante dell’ultima neve.
Era nostra la regìa, fin dall’inizio dell’anno,
paradossi e formule e massimi sistemi, scorciatoie
le chiacchiere sempre rinascenti sul muretto a secco
che appena bastava ai nostri progetti.
Impensate creature, improvvise incertezze
venivano talvolta a turbarci la vista,
come macchie davanti al sole
gettato, liquido e lieve, a inondare l’erba.
Così è stato il nostro apprendistato di adulti
condottieri dai lunghi sguardi obliqui,
autori di complesse rotte per il tratto breve
che ci separa, ogni sera, dall’ormeggio.
Sensole, febbraio 2002
GASPERI Valeria
LA TORRE DI CASTELLINO TANARO
Maestosa si erge
ammonendo l’onda impetuosa del fiume
che più d’una volta la tradì.
Contempla la strada tortuosa,
i sorrisi immacolati dei bambini,
il contadino che taglia l’erba.
Se ne sta,
come un’anziana donna
che ha perso il conto della sua età,
a raccontare la sua infanzia
e il sapore degl’inverni trascorsi
attorno al fuoco d’un camino.
E s’arrabbia
quando qualcuno subisce un torto.
Ha un cuore grande
per amare uno ad uno i suoi figli,
talvolta bricconi
ma sempre pronti a rispettarla.
Ha pianto
quando eravamo tristi,
ha gioito con noi
il giorno di Natale e a Capodanno
e non ci ha mai abbandonati.
E domani sarà ancora là,
come una mamma,
a darci il buongiorno.
MERIGGIO Nadia
PAMPARATO ANDATA E RITORNO
Anni passati a rincorrere il vento.
Giorni vuoti di malinconiche solitudini.
Un andare per raggiungere
monete inutili
e fugaci vittorie.
E l’insoddisfazione
di qualche goccia di sale,
labbra secche
alle tue frasi vuote.
E poi ritornare.
E trovare le stesse viuzze,
gli stessi lampioni,
i visi scavati
attaccati allo scoglio
della speranza.
E capire, infine, la vera vita.
Il dire fatto di tacite intese.
I lunghi silenzi, densi si parole.
Perché qui è la verità,
qui la pace dell’anima,
qui il porto sicuro
all’attracco dei tuoi dubbi
e delle tue angosce.
CALILLI Enrico
SERA SARA’ SE SOLA SARAI
Sera sarà,
se sola sarai,
senza sorrisi sereni,
senza sesso sublime, sui seni sporgenti,
sospirando sui sogni,
sotto sete suadènti, sensualità seducenti,
sotto stelle splendenti,
sulle sere silenziose,
sulle stanze sopite,
sulle sinfonie struggenti,
sulle segrete suggestioni,
sulle spoglie senescènti…
solitaria succhierai sogni segreti,
sfiorandoti salace,
sentendo sensazioni stupende.
CRISTOFARO Sergio
Vincitore XVI edizione di "Una poesia per Pamparato"
LE MIE ROSE
Giù
lungo il torrente
fra i sassi scivolosi
e le callosità
di pigra verzura grassa,
stanno fiorendo le mie rose.
Protendono timide l’orecchio
alla nenia delle acque
che tutto sanno,
confidando
in una mano che le colga.
Si son nutrite
fino a ieri
di un’assenza;
per contrasto e asimmetrie
han cercato verità.
Eran le stagioni dell’attesa e della prova.
Ma stamani
al chiarore accecante
di un’alba impertinente
han sentito i petali sgranarsi,
la corolla
impudica
si è sottratta
all’ombrosa protezione del fogliame,
e serie, imperturbabili
si son lasciate danzare
dai profumi rampicanti.
Le mie rose sono accese,
forti e irriverenti
si assetano di vita
e si rimandano l’un l’altra
la speranza della resa.
Il passo cadenzato del destino
ora
al mistero
le consegna.
ARIMONDO Simona
SBRICIOLANO NIDI LE STAGIONI
le mie mani minuscole erano nido
tiepide o fredde le dita gracili
intrecciate – un paniere di vimini –
a quelle vigorose d’un padre cantoniere
e la fonte non ci dissetava
scappava alla Sorgente (velata fessura tra gli steli)
imprendibile l’acqua tra le nostre falangi
un avannotto – tra i ciottoli del Reno –
l’occhio nella melma spalancato
pregava per attimi di vita:
era solo, gli altri nella corrente, altrove
sbriciolano nidi le stagioni:
erano giochi a nascondino
tra il candore di ranno dei lenzuoli
stesi a carezzare nella corsa il viso
oh, i cortei della processionaria
sotto il pino allampanato
abbarbicato a poca terra sotto il Cielo
sbriciola un altro nido la stagione:
una pergola soffre trascurata
un tralcio s’appoggia alla panchina
di sasso sbertucciata
un grappolo d’uva fragola avvizzito
nella solitudine autunnale
sbriciolano le stagioni i nidi
un covo vuoto:
un pezzetto d’uovo triturato
una piuma, come fiocco di neve trasognato
tra braccia a forcella intirizzite
stagioni e un nido sbriciolato
scendo sull’acciottolato – ora strada incatramata –
dalla casa con la soglia consumata
le mani vecchie:
ho dita anchilosate che l’Acqua trapassa
e il Vento gela, sbriciolando le stagioni i nidi!
sinolo smembrato – il mio povero corpo –
tracima nelle nebbie:
labirinti invernali senza luce
BOTTARO Giovanni
UN GRIDO
Echi & voci sottomarine
Scoprono scogliere sommerse
Un grido dall’anima scaglia
Il sangue al di sopra del mare
Scandaglio la profonda bassezza
Di uomini morti & rimorti
Immemori di piccoli eroi
Ammazzati fedeli alla terra
Questa terra difesa coi denti
Sassate & bastoni facendone alfine la Patria
E’ solo storia & la storia è una pagina
Pagina letta & lasciata nei banchi di scuola
Ogni cosa finisce il suo corso
La vita scorre nel suo fiume travolge
Terra straziata stracciata senza speranza
Giorno per giorno svenduta sfiorita
In paludi affondati a saziarci di vuoto
Impalpabile in compromessi stagnanti
Ebbrezza del niente la certezza che abbiamo
Soffocati da grumi & groppi arriviamo a domani
Un esercito di nani soccombe
Aiutata da aitanti col culo ben saldo in poltrona
Fornendo a noi plebe balocchi:
Finte emozioni da saldi in Tv..
E’ ucciso anche il dubbio morto in loro
Senza orizzonti soli in tramonti sui seni
Abbiamo tutti una voce ma bocche chiuse
Poi occhi bendati per preservarli alla luce
Un abisso di follia slego
Dal mio basso orizzonte
A chi non ha orecchi
Solo scudi per deviarmi a deriva
Nella mia inquietudine
Spalanco gli occhi
Una goccia di coscienza & cuore in rossa vergogna
Schiumano rabbiosi a travolgere
Folla al confine della cecità!!!
NARDI Federico
FORSE TU
Forse non è perché le tue mani
volano, spargendo intorno tutta la luce caduta dal cielo
o leggere come acqua e farina
impastano, nelle mattine chiare di sogni
quel pane di fuoco in cui tu ti consumi.
Forse non è perché nei tuoi occhi
canta e s’incendia la luce dei crepuscoli
o perché qualche volta le lacrime
hanno bagnato di dolore il tuo sorriso
aprendo nella tua anima un abisso di silenzio.
Forse non è nemmeno perché il tuo cuore
si perde con la sua coda stellata nell’infinito, cantando.
O passa con la sua lunga rete di dolcezza
a catturare i pesci terribili della delusione
che attaccano e mordono, lasciando ferite che non si chiudono.
Ma di sicuro è perché quel giorno
hai voluto accendere una luce sottile,
hai voluto come un fiume in piena
abbattere tutti gli argini dell’amore
e costruire quel palpito nuovo, origine di un’altra vita.
E’ perché quel giorno hai seminato
nel tuo cuore le mie radici di frumento:
e di là salgono le spighe
che vogliono sgranare per te
il loro sussurro d’ombra e di poesia;
di là salgono le spighe che ti cantano col vento
la canzone del sempre e dell’attesa:
il bacio tremante di pioggia e rugiada
che vorrei darti sempre,
mamma.
MARTUCCI Mariangela
Una poesia per Pamparato
XVI edizione - anno 2003
Classifica :
1°
CRISTOFARO Sergio
COLLE VAL D'ELSA SI
SERA SARA' SE SOLA SARAI
...a seguire
ARIMONDI Simona
STRADA IN CHIANTI FI
LE MIE ROSE
BOTTARO Giovanni
PISA
SBRICIOLANO NIDI E STAGIONI
NARDI Federico
MARTINISCURO TE
UN GRIDO
MARTUCCI Mariangela
CHIAVARI GE
FORSE TU
BELOTTI Egidio
FOSSANO CN
COM'E' OSTINATO QUESTO VENTO
Segnalazioni:
GALLI Giovanni
SAVIGLIANO CN
UNA MONTAGNA CI VUOLE
BARTOLUCCI Pierubaldo
FOSSONBRONE PS
A SCUOLA DA APOLINNARE
Luca NECCIAI
(presidente)
Albertina GUENNO
Carla LORENZINI
Giuliana MICHELI
Ilaria PAUTASSO GALLO