31/08/2009

Certamen 2009

Contestualmente alla premiazione del Concorso ufficiale si è svolta la lettura delle poesie partecipanti al Certamen, del quale si da pubblicazione completa con in calce l'indicazione delle poesie selezionate e premiate dal pubblico:


POESIA  N. 1
               IO SOGNO IL MIO SOGNO

               Vorrei accarezzare il sole
          come la persona a me più cara,
                vorrei sognarlo la notte
                 più di ogni altro sogno.

             Vorrei essere un suo raggio
           per colorare di luce il mio buio,
        vorrei poterlo guardare negli occhi
          senza la paura di farmi del male.

             Vorrei toccare la sua ombra
       e scoprire anche il suo lato più scuro,
      vorrei scaldare la mia anima tremante
               con la sua luce accecante,
                       per sempre.

                                                 ANDA BOZO
                                                 PRIMO PREMIO Certamen 2009


                                                                       POESIA  N.  2
CIELO D’APRILE

Quanti colori, quanti disegni
in questo meraviglioso
cielo d’aprile.

Nubi nere e bianche,
piccole e grandi, si rincorrono,
nascondendo per brevi attimi
il bel sole d’or.

Poi, un soffio di vento,
le fa tutte sparpagliar,
torna il sereno, il sol riappar,
scaldando ogni cosa e i nostri cuor,
coi suoi bei raggi d’or.

                                               BERTOLINO MARIAROSA



                                                    POESIA  N.  3
HO RACCOLTO SASSI

Ho raccolto sassi, piatti e levigati,
rubandoli a composizioni del mare,
incastonati sulla rena bagnata.
Ne sento, al tocco, ancora
la percezione della sabbia,
all’odore, il profumo dell’oceano,
all’udito, il rumore dell’onda in attesa,
sospesa lontana, arrotolata e sbuffante
come un cavallo che scalpita.
Ho raccolto sassi sul sentiero del monte,
piccole creste di punte
per inventare paesaggi.
Ne sento, al tocco, la roccia sotto le dita,
all’odore, il profumo dei pascoli alti,
all’udito, il soffio del vento
e le sue scorribande tra i passi.
Ho raccolto sassi nella macchia di timo,
sculture bucate, lasciate dal mare
a offrire conchiglie odorose di pini.
Ne sento, al tocco, la sabbia dimenticata,
all’odore, l’aroma d’acqua salmastra,
all’udito, il sospiro dell’onda obliata nel tempo
tra piccole viole all’ombra dei lecci.
Nei giardini di pietra
cerco la mia anima
e seguo, nei tuoi occhi,
il volo disteso del falco.

                                                         MANTISI CRISTINA



                                                             POESIA  N.  4
PROFUGHI

Siamo stati assuefatti
dal telegiornale
a immagini di lunghe file
di profughi in marcia
tanto da sembrarci normale
che gente in fuga
lasci in fretta la casa
diretta verso un ignoto dove.

Ma se provo ad immaginarmi
nella stessa condizione
mi domando dove potrei andare
e mi assale l’angoscia a pensare
che non avrei un tetto e un letto
verso cui camminare.

E nemmeno voglio ipotizzare
che potrebbe accadere
quando fa freddo e cade la neve.
Troppo spesso la tentazione
è quella di non pensare
e ipnotizzarsi di televisione.

                                                           CARLOTTO CARLO



                                                               POESIA  N.  5
                  VERSO IL MONTE

          Vista stupenda   sull’alto monte,
            LUI gigante muto  e  placido
      TU  piccolo gnomo ai piedi del monte
                    cerchi la strada
              per raggiungere la vetta.
         Il cielo limpido  ti fa ben sperare,
ma le rocce, sono un ostacolo   che ti fa rallentare.
          Un cinguettìo   grazioso e felice,
              ti accompagna nella salita.
                 La tua meta è lontana,
                              ma
                     nel tuo cuore sai
             che piano, piano si avvicina.
             TU   che da lontano, guardi,
                     vedi la tua vita,
                salita verso una meta.
          Ideali   che ti spingono in alto,
   sconforti   che rallentano la camminata,
amici e voci sincere   che ti danno la speranza.
  TU   che nel cuore sai   cos’è la sofferenza,
          nel tuo cuore sai   che ce la farai.

                                                         BERTAINA SERENA



                                                            POESIA  N.  6
               LA RECITA E’ FINITA

         Ho smesso di correre invano,
             tanto non arrivavo mai.
              La meta che sognavo
       impietosa s’allontanava ogni dì.
             Qual pupazzo nevrotico,
           manovrato da invisibili fili,
             in un turbine d’illusioni
   ho recitato, da guitto, il mio dramma.
                 E’ calato il sipario,
          il pubblico deluso è sfollato.
         Lontano dagli echi del mondo
           seduto su un ripido scoglio,
        schiaffeggiato da onde violenti,
     vedrò i gabbiani tuffarsi, stridendo,
              in un mare in burrasca.
               Abbandonerò al vento
             Il mio manto di superbia,
           vestirò il saio del pellegrino.
           Mi ciberò di miele selvatico,
         berrò l’acqua da limpida fonte.
           Ad un variopinto pappagallo
                 ruberò le ali dorate
                   e mi librerò felice
            in un cielo azzurro di pace.

                                                         PEROSINO GIUSEPPE
                                                         TERZO PREMIO Certamen 2009



                                                              POESIA  N.  7
RIFLESSIONE

Scende la sera,
le ombre delicate avvolgono
ogni cosa;
lontano laggiù si oscura anche
l’ultimo angolo di luce adagiato sull’orizzonte.

Il silenzio si ricompone,
i rumori del giorno si attenuano,
si accendono le luci qua e là,
è tempo di riposo,
finalmente un momento di pausa.

I tanti pensieri,
come i soldatini di piombo,
in fila uno dopo l’altro
si tirano in disparte.

E’ tempo di riflettere
per offrire al domani ormai prossimo
un ventaglio di nuove idee
tra speranze ed affanni!

                                                      CAMAGLIO PIERA



                                                             POESIA  N.  8
ESSERE

Intanto che mi siedo qui a scrivere,
se ne va un altro pezzo di me,
se ne vola via col vento, insieme
a mille altri usurati inutili pensieri.
Non capisco nemmeno cosa mi spinga
a stendere le quattro solite tristi parole
sulla carta, consapevole che a ben poco
potranno servire, se non a darmi l’illusione
di essere io stesso un poco migliore.

Mentre là fuori tutto scorre
rapido e inafferrabile.

Farei meglio a impiegare anche questo
strascico di tempo che mi rimane
per cercare di scorrere col mondo,
di mantenere il suo passo.
Ma io non ne trovo il senso.
e così qui rimango fermo, a guardare
gli uomini che corrono.

E qui ho paura di essere uomo.
Paura di essere fatto della stessa terra
di chi tradisce senza paura,
di chi mente senza pudore,
di chi strumentalizza il bene comune
per il proprio interesse,
di chi è vile,
di chi opprime senza pietà,
di chi commette ogni ingiustizia
senza scrupoli,
di chi per pura e bramosa cupidigia
venderebbe anche se stesso.

Ma chi più mi spaventa è chi vede tutto
questo, e non batte ciglio…

In un mondo dove sta diventando
sempre più difficile anche il solo pensare.
Perché pensare potrebbe minare alle nostre
stupide certezze che con malata innocenza
abbiamo costruito come castelli sulla spiaggia.

Su questa sera calerà la notte, e con lei
verrà il sonno a portarmi via.
Ma un luogo, noi, che ancora pensiamo,
che ancora crediamo, che ancora respiriamo
parole, malgrado senza più sperare,
dobbiamo trovare.
Un luogo solo nostro,
che nessuno possa calpestare.

Sarà la nostra ultima illusione; che ci sia concessa.

Tra gli angeli e i demoni noi un posto
troveremo.
Non sotto le stelle, non sopra.

E lì saremo. Uomini.

                                                             AVAGNINA GIANLUCA




                                                                           POESIA  N.  9

PRIMAVERA

Mentre il sole ritorna
alla Riviera,
la neve si rilassa
ai bordi della Limona,
lassù,
sotto il Castelluccio.
Piccole impronte
disegnano
geografie di rincorse
per ascoltare
i suoni
e gli odori
di una nuova primavera.
L’acqua del fiume
si gonfia
di nuova energia
e trascina a valle
i gelidi ricordi
di nebbie e silenzi.
Sui rami
ancora spogliati
timidi canti
annunciano
stagioni di amori.
Benefici tepori
riscaldano
vecchie ossa indolenzite.
All’improvviso
si è spento il buio del giorno
e, deciso, si accende
di nuova luce
il sole della speranza.

                                                           ODASSO PAOLO



                                                          POESIA  N. 10
       L’INCANTO

           Come
        un canto
        di bimbo
    che ti rallegra,
       una mano
      di mamma
   che ti accarezza,
         il volo
     di una farfalla
     che ti incanta,
        la brezza
        del vento
      che ti inebria,
     come un bacio
     che ti riscalda,
   come il desiderio
           di un
          sogno
     che si avvera.

                                                         RULFI FRANCA
                                                         SECONDO PREMIO Certamen 2009



                                                              POESIA  N. 11
BAGLIORI DI LUCI

Luci ovattate dalla nebbia
che l’asfalto vedon brillare
e che ora fanno scivolare
l’era dei sogni più nascosti

Voli raccolti dalla fantasia
col tenue segno di matita
e che sfuggono dalle dita
nell’esile librarsi di farfalla

Castelli leggeri ora cadono
sotto quei colpi del destino
i sassi sparsi sul cammino
come ad impedir la strada

Un mondo ch’ora si rivela
vile guardiano della libertà
che spazza la tua serenità
e ombre porta nel tuo cielo

I passi lasciati sulla strada
son fermi sopra quelle ruote:
ora il tuo pensiero si scuote
per andare verso la tua vita.

Sopra alla sedia ti sostiene
solo la forza del tuo domani
che è stretto nelle tue mani
tese a scoprir bagliori di luci.

                                                    ROSSI ATTILIO



                                                                   POESIA  N 12
                      IL  CASTLUS
     (ex fortezza e torre di avvistamento)

        Rudere dalle sembianze di bronzo
          che vieni da un mondo lontano
            ci liberasti da fido guerriero
         e ancora oggi ci parli di arcano.

          Hai quasi un millennio di vita
      trascorsa sul “roccione” più aguzzo
  dove ci salvasti dai mussulmani invasori
      alla presa del Mongiardino di allora.

           La metropolitana ingegnosa
     vietava al sole e al nemico l’accesso
         e l’evento del pane e del cane
        procurava al cacciato lo smacco
         che fuggì con le pive nel sacco
        bestemmiando il destino infame.

        Habent panem paratum fu detto
         e Mongiardino che ha resistito
       da quel dì cambia nome e vestito.

          Quel can e quel pan esauditi
       sullo stemma son presto effigiati
         e di lì, per la vittoria ottenuta,
          nasce il nome di Pamparato.

                                                      PRATO GIUSEPPE



                                                                    POESIA  N. 13
A PAMPARATO

Ero bambina, ero felice, mi sentivo protetta, la guerra
era lontana.
Tutti erano buoni, tutti si aiutavano.
Il fieno, le
castagne e la segala erano occasioni per condividere la fatica e
le
soddisfazioni per i raccolti, famiglie con famiglie.
Oggi rivedo tutto
questo, con grande nostalgia, negli occhi di Marina quando mi parla
e
mi racconta, con grande lucidità, 98 anni di vita.
Grazie Pamparato che,
nella mia infanzia, mi hai insegnato in modo semplice ed
umano quale
dovrebbe essere la base della vita.

                                                           LAGUZZI PIA



                                                                    POESIA  N.  14
E POI……..

Berrei, ad altro calice
perché tutta in salita
la coppa della vita.

Berrei, ad altra fonte
sotto mentite spoglie,
col cavo della mano,
il pane quotidiano.

Berrei, infine alla sorgente
a piene mani: con occhi velati,
vuoti, labbra assetate, arse,
e membra spossate, lente.

Berrei,
l’ultimo attimo fuggente.

                                           MEGLIOLI REGIS MIETTA
postato da: poesia alle ore agosto 31, 2009 12:41 | link |
categorie: certamen, pamparato
20/08/2009

Pamparato 2009

VERBALE DELLA GIURIA

La giuria del premio letterario “Una poesia per Pamparato”, edizione 2009, composta da Luca Necciai (Presidente), Marita Rosa e Remigio Bertolino, dopo aver esaminato gli elaborati pervenuti alla segreteria del Concorso, ha espresso all’unanimità la seguente graduatoria:

1° Premio alla poesia: “D’ALTROVE”
                                     di  STURLA MILES

2° Premio alla poesia:  “TURBINANDO”
                                     di  AIME AGOSTINO

3° Premio alla poesia:   “GENESI”
                                     di  MANTISI CRISTINA

Ha inoltre deciso di conferire la Segnalazione di merito alle seguenti poesie:

-    “VAGHEZZA”  di GINO GIULIA
-    “GENESI”         di ODASSO PAOLO


MOTIVAZIONI DELLA GIURIA


Alla poesia  “D’ALTROVE”    -   1°  PREMIO
Un profondo legame d’amore con la terra e un’armonia senza tempo – custode, quest’ultimo di risposte e di preghiere – dominano questa poesia che inizia con versi di limpida forza nei quali appare la meraviglia di fronte a ciò che è semplice e naturale ma, al tempo stesso, misterioso.
E’ presente anche la consapevolezza che tutto ciò che è stato dato, frutto della fatica, non si cancella ma entra nel “grande mare” della memoria a beneficio di una vita che di continuo rigermina – germinerà il seme di un nuovo mattino.
Il testo, inoltre, ha un incedere meditativo che esprime una pacata saggezza e ricorda l’atmosfera di certi memorabili versi di Mario Luzi.





TUTTE LE POESIE:

D’ALTROVE

Tu non sai il silenzio antico
di queste colline
nascosto in anfratti di muschi e di licheni!
La fatica di sangue e sudore
dell’uomo chino sulla terra
né il passo greve del contadino
e i canti all’osteria.
Tu sei straniera qui, creatura d’altrove
là dove il mare racconta altre storie
e uomini duri fondano città sulla pietra.
Hai cercato voci e parole
tra i muri grigi delle case
e nelle navate scure delle chiese
ma il tempo ha custodito risposte e preghiere.
Ascolta la voce del vento
quando la notte geme sui crinali
corteggiando betulle e castagni,
scenderai allora a gesti non compiuti
e il cuore, tornato fanciullo
germinerà il seme di un nuovo mattino.

STURLA MILES

TURBINANDO

Il vento è impaziente come me
per questo mi piace,  un po’ mi appartiene.
Mi affascina la sua forza
che trascina
trasporta
spinge e gonfia
frulla fantasie
estrae profumi
fa risaltare profondità
sovrappone
scuote dall’indifferenza
e turbinando imprevedibile, irrispettoso
crea all’intorno un senso di sorpresa.
A volte lo vorrei raccogliere nel pugno
ma mi piace che non si lasci afferrare
non sarebbe più il vento.

AIME AGOSTINO



GENESI


Mi ha preso
l’onda dal soffio selvaggio
e il mio respiro
è diventato vela
inseguita dal vento.
Cercando i pensieri,
annullando l’anima mia
stessa essenza di mare
ho desiderato orizzonti
sulle creste schiumose
cercando altri mari,
peregrinando sempre
senza voler mai
nell’inconscio più nascosto
approdare su sconosciuti lidi.
E la mia paura
è diventata drago,
ha risvegliato il mostro
dalle fauci d’acqua,
la piovra dimenticata
negli abissi della mente.
E in tutto quel mare
ho lasciato che l’anima
naufragasse di nuovo
non più schiava del pensiero,
ma persa in verità assolute
libera di nascere
mille volte ancora
in mille gocce… ancora.

MANTISI CRISTINA

VAGHEZZA

Un cielo stellato
Racchiude strani tramonti:
Una prateria
Di pensieri
Ed una lacrima
Di incertezza.

Una mano
Si posa leggera
Sul tuo viso
Che
È invisibile.
Il contatto
Brucia
Sulla pelle
Come fuoco
Come cenere.

A volte
Non si trovano
Le parole adatte
Per descrivere ciò
Che si ascolta.

Il silenzio è
La prova più grande
Da superare.

GINO GIULIA


GENESI

In principio Dio creò il cielo e la terra……………Gen 1.1
…….Dio disse:” sia la luce” e la luce fu…………Gen 1.3



Tutto viene!
Come uno sciame
esploso nel vento.
L’uomo,
nudo di se stesso,
accecato dai primi
bagliori,
tronca il cordone ombelicale
che lo ancora al buio.
Libero da ogni vincolo
e arbitro della propria genesi
decide il suo cammino
liberando i suoi passi.

“Io sono voce di uno che grida nel deserto…….Is 40.3


La sabbia nasconde i passi
e confonde la strada.
Sperduto,
vestito di nulla,
affossato da sogni spezzati.
Smarrito in un vuoto labirinto
di anime algide.
Il suo grido lampeggia
tra mille dune senza orizzonti.
Cos’è stato
della speranza?

…”Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli  uni gli altri…..Gv. 13.34


E’questo infine!
Secoli di sguardi e di urla nei venti
hanno generato lacrime amare.
Lavati gli occhi,
l’uomo torna alla genesi
e nudo di tutto il passato
si rispecchia nelle sue orme.
Inizia ora
il senso delle cose compiute,
come uno sciame
esploso nel vento.

ODASSO PAOLO



LE PORTA IL VENTO


Le ha portate quel dolce vento,
avvolte dal fruscìo, le tue parole,
quando sussurrava per allietare
la nostra scanzonata primavera

Correva lieve per regalarle a me
porgendole come soave musica
nell’espandersi liete per l’infinito,
nell’azzurro, ad esiliare le nuvole

Non s’accese mai luce del giorno
dove l’eco della tua delicata voce
posata sopra ad un cavallo alato
non giungesse a rallegrarmi l’ore

Dentro al giardino della vita mia
la gioia seminò sopra al sentiero:
volando come il fido messaggero
che il miracolo tende a rinnovare

Arrivò l’estate col suo cielo terso,
dove il vento continuò a soffiare:
rondini in volo come a disegnare
la magica bellezza del momento

I morbidi voli creati dalla fantasia
or colgon la dolcezza del domani
nel tenero filo ch’è nelle tue mani
che strada indica al tuo destriero

Su quelle strade vive ancora luce
come nell’alba d’un nuovo giorno:
miste al fruscìo che ancora sento
vivon le parole e …le porta il vento.

ROSSI ATTILIO



IL TORRENTE

Scorre allegro
verso valle
spumeggiante
quasi fosse adorno
di preziosi merletti.
Lungo le sponde
al suo passaggio
s’inchinano riverenti
i sottili giunchi
che ondeggiando
firmano una coreografia d’autore.
Gonfio d’acqua
trascina a valle
speranze ed affanni
del montanaro
che vigile lo osserva
e l’accompagna
verso il piano
con lo sguardo amico
che si infrange nelle sue onde
come il blu del cielo
ed il candore delle nuvole
che lo attraversano.

CAMAGLIO PIERA



PAMPARATO

Posto in mezzo al verde,
sei un paese eccellente.

Gruppi di case
sparse un po’ ovunque,
fan da corona al
maestoso Castel.

La gente
ancora buona e genuina,
come l’aria fresca e pura
che quassù si respira, e tu ci doni,
accoglie il turista, con fraterno amor.

Non manchi di comodità
col pulman per scendere in città.

Poche volte quassù mi recai
ma sempre nel mio cuore resterai.

BERTOLINO MARIA ROSA



RUGIADA

       Mentre
  la mia anima
     si riempie
      di gioia,
       mentre
   i miei occhi
stanno alla vita
   sorridendo,
lo sguardo mio
     si perde
 nell’orizzonte
     e quando
       il sole
 bacia le nuvole    
 dai miei occhi
  pieni di gioia
scendono lacrime
  che somigliano
a gocce di rugiada.

RULFI FRANCA




NON C’E’ PIU’ TEMPO PER VIVERE

La corsa, il sole

Il giorno che muore
a quest’ora della sera dove le ombre
riprendono tutte il posto che a loro spetta,
mentre il sole languido lambisce gli ultimi
strascichi di nuvole rosa; mi fermerei.
Mi fermerei da solo, con il naso rivolto al cielo,
a far stupide fantasie sulla loro forma.
Oh, guarda! Quella mi ricorda proprio una nave!
Che salpa, che salpa, da un porto lontano per porti lontani.
Come io vorrei essere, lontano. Forse non da qui,
non da questo luogo: solo da tutte le cose
che sembrano piccole piccole, ma che ogni giorno
si portano via un pezzo di me.
Che sto morendo, pian piano, tramonto dopo tramonto,
passo dopo passo. Verso la sera.

Mi piacerebbe essere un pittore. Non avere il dono della parola.
Vivere in un posto dove non servono le parole per la pace,
né per favore la guerra, né per l’amore, né per salutare uno starnuto.
Mi piacerebbe dipingere il mio mondo a colori vivaci,
e, senza parole, mostrare il mio quadro al primo mio simile,
e vederlo sorridere: della mia follia, o della mia arte, non m’importa.

Ma qui,
lontano dalle mie fervide e follemente compiaciute fantasie,
non mi è stato dato il dono di disegnare.
Come armi, come medicine ho solo le parole.
Le parole! Arma a doppio taglio, estasi e dolore.

Ma qui,
è tutto diverso.
Chissà quando mi capiterà una sera come questa!
Fermarsi, semplicemente, senza paura, senza sentirsi schiocchi.
E lasciarsi trasportare da un foglio di carta e una penna.

Non c’è più tempo per vivere,
più di un semplice battito di cuore
più di un naturale respiro affannato,
più di una lacrima gettata di nascosto al vento.

Non c’è più tempo per scrivere,
per parlare, per dire qualcosa di noi.
Per esprimere quel poco che ancora ci rimane.

Ancora meno tempo ci resta per pensare,
per riflettere due secondi, per ponderare
scelte troppo spesso purtroppo sbagliate,
prima di finire di nuovo inghiottiti
da questo fiume che non si chiama vita,
che non è nobile divenire, ma maledetto deteriorarsi.
E morire.

AVAGNINA GIANLUCA



                         LA RABBIA

                         Urla, strepita,
                         ecco la rabbia
                         che ti avvolge
                         come un velo
                          nero e triste.

                         Urla, strepita,
                         ecco la rabbia
                         parole brutte
                          che volano
                   senza fermarsi mai.

                         Urla, strepita
                         ecco la rabbia
                come un uccellaccio nero
                         che gracchia
                       e copre il mondo
                         con la tristezza
                        e il volersi male.

                         Urla, strepita
                         ecco la rabbia
                   come un bel disegno
                      strappato a metà
                   con odio e disprezzo,
                           per dispetto.

CIGLIANO AGNESE



DOVE SEI?

Ti cerco
nello sguardo assente del vecchio
che deambula greve
chiedendo sostegno ad un bastone.

          Ti cerco
          nei corpi straziati dei bimbi
          dilaniati dalle guerre
          e dagli odi tribali.

Ti cerco
nella sofferenza dei morenti
che disperatamente invocano
l’ultima speranza.

          Ti cerco
          nel dolore di una madre
          cui è stata tolta
          l’essenza della vita.

Ti cerco
nelle catastrofi immani
che tutto travolgono e distruggono
lasciando solo terrore e morte.

          E tremo
          pervaso dal timore di incorrere nel Tuo castigo
          per aver dubitato
          della Tua infinita misericordia.

ROBALDO FRANCO


DONNE APPASSIONATE

Nella bizzarra primavera dai tenui colori
donne appassionate – a gambe nude – sfidando vanno
speroni uncinati di nascosti amori.
Tra ricurvi fiori e veli di fragile fogliame
(becco adunco o artigli superbi di rapace)
d’ognuna – impaziente – l’avìto sogno giace
e vergine sussurra il turno primo d’uno sciame.
Nel tocco pungente del bestiame, foulard morbidi nereggiano
e (alla nuca dolcemente serrati) umilian càpi, màdidi un poco.
Danzar fioco di diafane libellule
Mulinanti sempre su chiuse scintillanti d’effimero bagliore.

Renard – prudente – ci viene ogni calar timido di sole.

Da orlati fazzoletti di prato e di sudore
lontani le seguon sguardi – vogliosi – d’aspri villani
ma agili già hanno mani e voci di sangue vibranti
che, altalenanti, si muovono in casa.
Si dan di gomito donne appassionate
se, con braccia abbronzate,
da fossi sorridon ragazzi ansanti
e, ammiccanti, sollevan paratoie che – contro voglia – stridono, stillanti.

Di forza terribile dotati sono gli amori.

Nella rutilante estate dai fèrvidi sapori
coppie innamorate – a nudi cuori – gustando vanno
carnosi frutti di novelli (eppur vetusti) ardori.

L’amore, privo di baci, è pane senza sale.

Lungo il bedale vulgaris aquilegia (1)
(blu-violacea, bianca o rosa)
di donne appassionate polpacci sfregia,
spasimante romantico/gelosa.

Guanto elegante della Madonna (2) e la Luce si cavalca, radiosa.

(1)    pianta dal fogliame delicato che ama terreni freschi e ombrosi. Alla fine della primavera, si ricopre di fiori dai colori tenui e dalla forma bizzarra, con cinque petali a cornetto che si prolungano in speroni uncinati. La loro estremità è ricurva come il becco o gli artigli dell’aquila, il più nobile fra i rapaci. Diffusa in Europa, in boschi, prati e zone rocciose fino a 2000 metri, vanta proprietà antisettiche, astringenti, calmanti, e detergenti.
(2)    Denominazione popolare della menzionata aquilegia vulgaris


GALLI GIOVANNI



                              LA BAITA

                   Lo scoppiettante e allegro
                 ardere del fuoco nel camino,
                       riscalda il pellegrino
                che ramingo per i monti vaga,
                    accompagnato solamente
             da un flebile scricchiolìo di neve
                          sotto le ciaspole
   da tempo insofferenti e vogliose di montagna.
                          A ritornar lassù,
                dove negli anni di abbandono
                    tutto è rimasto immutato,
                        il cuor sussulta    e
     la Baita alpina che ti accoglieva da ragazzo,
                 con la generosità di un tempo,
                     torna all’antica ospitalità.
               Anche ora    che ti ritrova uomo
          accetta calorosa    quel figlio ritrovato.

BERTAINA SERENA


L’UOMO

Con fango spalmato,
e un soffio di Dio
l’uomo venne creato.
L’Eden, Iddio gli ha donato.
Ma a lui, incontentabile,
ci vuole una donna.
Dorme, e come d’incanto
si sveglia, trovandosi
con una donna accanto.
E’ per niente turbato!
Anzi presto scopre di
essersi innamorato.
Una dolce luna di miele!
protrattasi fino allo
spuntare delle stelle.
Ad un albero da frutto,
avvolto, un serpente! Ingenui,
loro ci hanno creduto.
Prima felici, ora timorosi.
Nascostisi per l’avvicinarsi
di passi, assai minacciosi!
Il Signore, viene per punire.
Dice alla donna: Tu
per prima dovrai soffrire.
Ad una porta stretta,
gli vengon le doglie,
a gemere è costretta.
L’uomo, si è pentito.
A Dio, chiede perdono
con cuore contrito.
L’umanità fa la storia.
Contro il maligno, Iddio
gli concede vittoria
ascoltando Gesù Profeta:
in Paradiso, si ritorna
solo per la porta stretta.
Stretta all’arrivo e al ritorno.
Anche se,
al buon Dio si chiede perdono.

GALLESIO PIETRO



                LASCIATECI SOGNARE

                         Questo mondo
                  robotizzato, sofisticato
                          sclerotizzato,
                    in nevrotica ricerca
                di irraggiungibile felicità,
          si è trasformato in regno di profeti
                  di millantato benessere.
                              I bimbi
               non credono più alle favole,
              stuprati nella loro innocenza
             da adulti che hanno rinnegato
                     ogni di uomo valore.
                             Le rondini
                        non cinguettano
               il loro canto di primavera
                      ma riportano echi
                      di guerre lontane.
                Non si respira con l’aria
               il soave profumo dei fiori
           ma l’acre odore della violenza.
          L’ingratitudine si è trasformata
                    in pane quotidiano
         e la pietà in un vocabolo esiliato
      dagli arroganti proclami di superbia.
                         E noi vecchi
                        ultimi utopisti
                 di un mondo rinnegato,
                      messi in disparte
                     come inutili scorie,
                          invochiamo
             di poter fantasticare ancora
                        aurore di pace
                       e notti di quiete.

PEROSINO GIUSEPPE


PRIMA DEL GIORNO

Aria fresca del mattino, prima del giorno,

cielo blu, sole ancora bambino che corona di colori il profilo delle colline,

mentre il buio riflesso avvolge il mondo.

A poco a poco il sole sorgerà e la sua luce come un'onda di piena passerà 
le colline,

come acqua vorticosa scenderà sui fianchi fino al piano,

per risalire impetuosa dall'altra parte delle valli a inondare tutto con i suoi scintillanti colori,

fino a quando il sole avrà compiuto il suo corso e l'ombra nera della notte avvolgerà tutto fino a un nuovo mattino,

fino di nuovo a prima del giorno.

ANSALDI PATRIZIO



STAGIONI

Qui giocavamo a biglie,
spesso fino a sera.
“E lo facevate
tra i tavolini del bar?”
No, quello ancora non c’era.

I pali delle porte del calcio,
squadrati e verniciati di bianco,
erano di legno quasi marcio
e infiorato s’un fianco da chiodi
a forma di elle in ferro arrugginito
grandi quasi come un mio dito.
La domenica per l’occasione
ci agganciavano le reti
e durante le partite importanti
si nascondeva il campo
con sacchi di tela marrone
per proteggerlo dagli sguardi
degli spettatori non paganti.

Ogni fatto ci pareva scontato
e non immaginavamo
che troppo presto
tutto sarebbe cambiato.

Una volta là in fondo,
atterravano i deltaplani
e mentre volteggiavano,
correndo in girotondo,
i bambini giocavano
battendo forte le mani
a chi riempiva di più
gli occhi con il cielo.

Viveva da solo, laggiù
dove adesso c’è sfacelo,
un allineatore di arnie
che rideva sempre contento
e vendeva barattoli di miele.
Pochi mesi fa l’ha spento
un incurabile male crudele.

Ma adesso andiamo via
sta per chiudere  anche  il mare
e non voglio soffocare
di banale nostalgia.

CARLOTTO CARLO



ANDATA E RITORNO                
(ovvero l’amore ai tempi del collegio)

oggi andiamo in passeggiata   da Serra a Pamparato
scendere è bello,ma poi la salita……..
un momento e arriviamo
ma il ritorno dura una vita
- non brontolare-e mettiti in fila
i piccoli avanti, gli altri a seguire
forza! siam cento mica duemila
….  due passi e siamo già stanchi
e allora partiamo
ma io se posso mi attardo
così arrivo da “lei”
(prima mi ha fatto uno sguardo!)                                          
se rallento la raggiungo
le passo accanto piano, mi allungo
ci sono, trattengo il respiro, la sfioro….
.. e siamo già al secondo giro.
torna al tuo posto-grida l’assistente-
-non e’ giusto, mancava un niente!-
ritorno in fila davanti,
le mani e i piedi pesanti,
 “noi della colonia”intonano i canti
in marcia come soldati riprendiamo
intanto la salita e’ iniziata, rallentiamo
e mentre nessuno mi vede
scatto e…le prendo la mano
son sollevato, non tocco piu’ terra
com’è leggera la salita per Serra!                   
                                                                                                                                                       
PRUCCA PAOLA



SUONI DI CAMPAGNA

Seduta sto’ sul muricciolo
che tiene in discesa un
prato, ormai con l’erba
della stagione autunnale.
Una fontana rovescia
il suo scroscio nella
vasca, che risponde
con un ebbro suono
di appagamento.
Il vento sibila leggero
con un fresco piacevole.
Gracchia il corvo
forse domani pioverà.

BOSSA LUCIA


postato da: poesia alle ore agosto 20, 2009 16:20 | link |
categorie: poesie premiate, pamparato
03/04/2009

Antiche come le montagne

Sezione Poesia insieme, poesie premiate:


21 9 2008
NON INTRAPRESO, IL VIAGGIO

Non intrapreso, il viaggio sta racchiuso
entro il nodo scolpito delle braccia
(non minacciate questo mio sogno
-crescerà per sapori e respiri
-per scoperte in punta di dita
-per sguardi che diventano superbi
quando colgono nuovissimi orizzonti
-per parole in viluppo di suoni).

Non intrapreso, il viaggio fa paura:
è un baratro
un dardo
un dolore
è l'agguato della favola più buia
-che ti spegne e tenta a restare.

Non intrapreso, il viaggio pone in bilico
il peso avaro degli addii:
ci sarà qualcuno a salutarti
-a illuminarsi dicendo che ti aspetta
ad abbracciarti- forse a rattenerti?
Ma se a nessuno importa che tu vada
mete e propositi tienili per te.

Ogni viaggio -il dove non importa-
fa di te un nuovo Ulisse attento
al corteo di vele tese in alto
(nel tempo ricorderai il momento
un po' salso della partenza,
poi l'approdo che ti rese innamorato
-e ogni viaggio rinnoverà il destino.)

Fryda Rota, Borgovercelli VC
Primo premio assoluto “Poesia insieme”



______________
acrobati di giorni

m'innamoro ogni giorno
del correre del tempo
e del suo faticare insoddisfatto
amore venato di pomeriggi lenti
irrorato da attimi violenti

la primavera
accompagna le rane al lago
è estate e nei miei sogni bambini orientali
giocano con fiori appena colti
un caldo autunno
battezza i colori dove poggio lo sguardo
è inverno e già assorda il silenzio

scarcero i minuti esitanti
ributtando la fretta mangiapane
bottoni dorati di istanti su camicie inamidate dagli eventi
annuso le ore pazienti
inespugnabili castelli di cristallo
cardando le attese e gli indugi

straripano nel mio giorno
i ritmi crudeli
mentre reclamano attenzione le pause
smagliate ed avvizzite

e lui, il tempo
sempre padrone
mi corteggia allontanandomi dai momenti disperati
tenendo il respiro durante i baci
perché tutto sia suo regalo
a noi devoti acrobati di giorni
 
Massimo Pedrini, Gorle BG
2° Classificato "Poesia insieme"



_______________________
"IL PRINCIPE DELLE ROTAIE"

Oggi ho incontrato il Principe delle Rotaie,
l'Imperatore dei Treni, il Mentore dei vagabondi.
Suonava l'armonica seduto su un sacco di farina.
Godeva della pioggia e del sole,
e della libertà più completa.
Sono il ben venuto nel suo regno,
fatto di uomini e donne con le unghie sporche di carbone
e di abiti consunti dallo sfregare sui
pianali di troppi vagoni
Viaggiammo verso meridione,
seguendo i binari e le stelle,
respirando l'odore del mare,
accarezzati dall'aria dolce della notte.
Viaggiammo raccontandoci storie,
e intonando vecchie canzoni.
Recepii la saggezza nascosta nel viaggio,
carpii il segreto e ne feci tesoro.
Morirò, piuttosto che arrendermi allo squallore
dei normali grigi giorni a venire.
Viaggerò fino a che il mio corpo cadrà a pezzi
non mi fermerò mai.
Vi saluterò con la mano,
ed un radioso sorriso,
mi guarderete passare e so per certo che...
invidierete la mia libertà sporca
la mia miserabile saggezza,
la mia incredibile leggerezza.
Ma non abbiatevene a male, perché
porterò con me, una parte di ognuno di voi.

Fabrizio Picco, Giaveno TO
3° Classificato "Poesia insieme"



_________________
COUCHER DU SOLEIL

Le vol géométriquement se lève
segments noirs
sur le ciel brossé par des fils de nuages

je me sens contre le soleil joyeux détail.

trad:
TRAMONTO

Lo stormo geometricamente si alza
segmenti neri
sui cielo spazzolato da fili di nuvole

mi sento contro il sole dettaglio gioioso.

Maria Mara Marchesi, Gaggiano MI
4° Classificata "Poesia insieme"



__________________
UNA PICCOLA STELLA
In memoria di Alessandro Cruto

Aveva sogni
la tenebra profonda della notte
e paure ancestrali
perciò salutava con gioia l'aurora
nel punto di unione
al fulgore del giorno.

Aveva nomi
II magico rito
di esorcizzare il buio
faro, lume, lucerna
cieca, a candela, a petrolio.

Poi, meraviglia, stupore!
Altro il filo di luce
un ricamo nel vuoto di un bulbo
fragile di vetro
una piccola stella
dal tenue ma vivo brillare
nel cielosoffitto
già lucedoro
di umano intelletto
in quell'anno benedetto
del milleottocentottanta.

Annamaria Bracale Ceruti, Torino
5° Classificata "Poesia insieme"



___________________
Il respiro ti dirà il Nome

II respiro che precede la parola ti dirà il Nome,
quello segreto che pronuncio
per diventare pane sulla tua lingua
                        matita nelle tue mani
                        piega sulla tua pelle,
fiamma che il tempo non estingue
nell'alambicco che dal tuo ventre
distilla la forza che mi nutre.

Elena Gastaldi, Bruino TO
Premio speciale della giuria



_______________________________
I Gatti, la Luna...e , giocoforza , la Lupa

Ho amici fra i gatti di strada
che han nei fianchi la flemma
della luna tardiva sull'alba
e van dietro alla luna
che si inerpica e sbianca
lungo l'aria arruffata
di sogni incompiuti,
ed inciampa , al ricordo ,
col rumore
dei passi dei gatti.

Ho amici fra i lupi di steppa
che han nei fianchi la fretta
della lupa Galoppa Galeppa
e van dietro alla lupa
che borbotta e barbetta
lungo ardite montagne
di lupi su in vetta,
poi finisce la steppa
e incomincia il dirupo,
e si morde, la lupa,
la coda di lupo .

Sergio Carena, Pinerolo TO
Premio speciale della giuria
postato da: poesia alle ore aprile 03, 2009 14:35 | link |
categorie: poesie premiate
24/03/2009

Antiche come le Montagne

Sezione Progetto Primavera, poesie premiate:


Mareggiata
Tra i segni della recente mareggiata
sprofondo ansie e paure;
respiro la chiara solitudine del vento,
calpestando friabili sabbie sbiadite.
Le acque arroganti, ora placate,
accolgono il sole che si sveglia stropicciato,
su una mattinata vestita di grigi preziosi.
Piccole onde leccano affettuose
la battigia bagnata
e disegnano schiere d'impronte minuscole,
bassorilievi di dolcezza ripiegata.
Laggiù, nell'acqua smeralda,
guizzano veloci aneliti d'infinito
rincorsi da solitarie sirene d'infanzia.
Poi il loro richiamo tace
e torna a tuonare
la voce profonda del Mare,
con le sue richieste di silenzio.
Nella luce nascente
le impronte dei miei pensieri
toccano le soffici dune della sabbia,
schiacciandole dolcemente:
il mio respiro si fa malinconia.
Daniele Armando, Caraglio (CN)
1° Classificato "Progetto Primavera"



Vento d'inverno
Su un cielo di pietra e arida terra
fili di spine, torri di guardia :
Cristo soffriva, dimora di morte.

Entrava un popolo d'ombre,
già l'uomo era morto
non tornava di là,
memoria di morte.

Negli occhi l'abisso del mare
Ma dietro quel velo di splendido azzurro
La nebbia si celava, insieme al bambino,
sua unica compagna, prigioniera d'Auschwitz.
Giampaolo Guizzardi, Bologna (BO)
2° Classificato "Progetto Primavera"



E’...
E’ un dono.
Un sacrificio.
Una scelta da prendere o lasciare.
Un sogno per chi è felice
e un peccato per chi è triste di averla.

E’ la realtà.
Una sofferenza che deve essere amata.
E’ una passione che può volare al vento
e qualcosa di veloce o di lungo che non si conosce
Puoi sperarla.
Averla,
ma la cosa più dura
è che devi affrontarla per quella che è... la vita!

Iris Albertini, Trevozzo di Nibbiano (PC)
3° Classificata "Progetto Primavera"




Difficile
Difficili insicuri passi
il sole mi spinge
splende

E presto nella mia vita
scelgo di continuare
............comunque

Scivolo mi scoraggio
ho scelto la strada difficile
si cade nella mia vita,
si soffre

A sera vedo impronte dietro me
sono le mie
progetto un pezzo di domani

Ho perso l'incanto
ho malinconia
sto crescendo

Lo so lo hanno fatto tutti
a me
non era ancora successo...
Alberto Roccisano, Giaveno (TO)
Segnalazione della giuria "Progetto Primavera"

postato da: poesia alle ore marzo 24, 2009 16:05 | link |
categorie: poesie premiate
22/03/2009

ANTICHE COME LE MONTAGNE

Sezione narrativa, opere premiate

FRANKY
"Vi voglio raccontare un episodio molto importante della mia adolescenza" disse in perfetto inglese l'anziano uomo nero al termine della cena.
"Avevo undici o dodici anni, non ricordo con precisione, quando un pomeriggio di fine settembre ad Ampitaca, poche capanne vicine al villaggio dove vivevo, arrivarono due persone bianche, due "vasà" , un uomo e una donna.
Portavano una borsa contenente alcuni vestiti. Si misero a gonfiare una piccola piscina di plastica, tirarono fuori un sapone profumato al limone (all'epoca forse era il primo che vedevo) e un asciugamano. Poi, con un secchio di legno, riempirono la vasca con l'acqua del pozzo e cominciarono a lavare i bambini del villaggio.
Pauly aveva poco più di tre anni e stava nelle capanne di Ampitaca da due, da quando cioè era stato trovato da padre Paul nella boscaglia. I genitori l'avevano abbandonato forse perché zoppicava leggermente dalla gamba destra e pensavano che non sarebbe mai stato in grado di essere utile alla famiglia. Masura di anni ne aveva due. Anche lui proveniva da qualche villaggio della boscaglia. Era stato padre Jacques, l'altro missionario polacco a salvarlo da morte sicura poco dopo la nascita.
Pauly strepitava mentre la ragazza lo teneva fermo cercando di togliergli i brandelli di pantaloni e maglietta che indossava. Quando lo mise nell'acqua e il ragazzo gli passò la spugna insaponata sulla pelle, urlò a squarciagola cercando di saltare fuori dalla piccola vasca. Continuò a piangere fino a quando, dopo averlo sciacquato, il giovane lo avvolse nell'asciugamano e lo rivestì con gli abiti nuovi che avevano portato.
Anche Masura non gradiva essere lavato e si era tutto irrigidito chiudendo gli occhi. Il ragazzo si stupì quando, mentre lo insaponava, avvertì con i polpastrelli dei grossi punti ruvidi e neri sotto la pelle e non sapeva spiegarsi di cosa si trattasse. Probabilmente non aveva mai visto prima delle pulci e per giunta così invasive.
Dopo i due piccoli mi proposi io per il bagno. In un attimo ero nudo e ridevo emozionato per quello che mi stava per succedere. Sì che c'erano anche due mie compagne di scuola e avrei dovuto essere in soggezione ma sembrava di essere a una festa e non mi feci problemi. Poi aiutai i due giovani a fare il bagno agli altri bambini che continuavano ad arrivare, convincendoli che si
trattava di una cosa piacevole.
Quando fummo tutti puliti e vestiti di nuovo, improvvisammo un gioco con una palla fatta con una borsa di plastica. Non parlavamo la stessa lingua. Io appena conoscevo le parole in francese necessarie per presentarmi. Ma in quei pochi minuti ci capimmo e divertimmo tantissimo.
La sera andai a messa nella piccola chiesa del villaggio. I due bianchi distribuirono caramelle, una a ognuno dei bambini componenti il nugolo che s'era assembrato nel buio intorno all'abitazione dei padri missionari. Tornai a casa con un paio di pantaloni nuovissimi, mai indossati da nessun altro
prima (c'era perfino l'etichetta attaccata!) e una maglietta dalle maniche lunghe, rossa. Mio padre, quasi indispettito, mi chiese dove avessi preso quella roba. Consegnai a mia madre i vestiti che avevo: mi sarebbe piaciuto se li avesse lavati e rammendati.
Fu nei giorni seguenti che scattò qualcosa dentro di me. Non seppi dire di cosa si trattasse ancora per alcuni anni ma sentivo che avevo contratto un debito che dovevo saldare. Cominciai a studiare con più determinazione e a leggere tutto ciò che mi capitava sotto gli occhi tanto da sbalordire la maestra, i miei compagni e i miei stessi genitori. I miei risultati erano così sorprendenti che la maestra riuscì a trovarmi un posto alla scuola di Mananjary, una città a dodici ore di piroga dal mio villaggio. Negli anni successivi andai alle scuole superiori di Antsirabe e poi ad Antananarivo, all'università.
Non seppi mai chi fossero quelle due persone bianche né da dove venivano. Ricordo chiaramente soltanto i loro sorrisi e le strette di mano. E ho ancora oggi davanti agli occhi l'immagine dell'uomo quando mi sollevò dall'acqua e, portandomi in braccio, mi depositò sull'orlo del pozzo, l'unico spazio asciutto lì intorno, per asciugarmi.
Ringrazio Dio per avermi permesso di vivere quel giorno che mi ha fatto capire quanto poco occorra per fare felice una persona. Con questo spirito ho cercato di vivere negli succesivi, fino a oggi".
Tutti i commensali erano rimasti in silenzio.
Qualcuno aveva gli occhi lucidi, qualcun altro un grosso nodo in gola.
Anche l'uomo che aveva parlato era molto emozionato.
Prima che scoppiasse l'applauso assordante al neo premio Nobel per la pace, trascorsero ancora alcuni lunghissimi secondi.
Franky Manavalona, da Ambohitsara, Madagascar, visibilmente commosso salutò e ringraziò tutti.

Carlo Carlotto, Nucetto (CN)
1° Classificato assoluto



IMPREVISTO
Ce l'aveva fatta.
Non le sembrava ancora vero, eppure ce l'aveva fatta: dopo una lunga corsa era riuscita a prendere quel tram, l'ultimo della serata.
Mentre infilava il biglietto nella macchina obliteratrice aveva sentito il sudore scenderle lungo la schiena . Era così accaldata che quando si era seduta in uno dei pochi posti liberi il contatto della pelle con lo schienale , attraverso il sottile tessuto della camicetta , le aveva provocato un brivido. Si sistemò sulle gambe la valigetta portadocumenti e la borsetta e riuscì a rilassarsi un po' guardando fuori dal finestrino.
Voleva conoscere meglio questa Torino che, per lei, romana, fino a quel momento aveva significato soltanto Juventus e Fiat.
Si era trasferita da poco in un appartamento in periferia, con del verde intorno. All'inizio aveva tentato di raggiungere la Procura , dove era stata destinata, in auto. Ma l'impresa si era rivelata ben presto impegnativa. Aveva, allora, deciso di tentare con i trasporti pubblici e quello era il primo giorno di prova.
Fuori dal finestrino le immagini e le fermate scorrevano veloci, come i pensieri. La pensilina di Corso Traiano, in corrispondenza di uno dei cancelli di uscita di una grossa fabbrica, era gremita di persone.
La sua attenzione fu attirata da alcuni uomini che stavano gesticolando animosamente. Fu allora che, con la coda dell'occhio, lo vide. O perlomeno le parve di vederlo. Stava svoltando l'angolo di una via , tenendo al guinzaglio un giovane pastore tedesco. Alto, dinoccolato, con qualche capello grigio in più, si stava allontanando senza fretta . Ma il tram , intanto, era ripartito e la sua immagine era scomparsa definitivamente.
Se dieci anni prima non l'avesse visto con i propri occhi steso in quella lunga bara di mogano, avrebbe senz'altro potuto giurare che l'uomo con il cane era Giorgio e non una apparizione frutto della sua fantasia.
Mentre il tram si dirigeva al capolinea, dove sarebbe scesa, e si svuotava mano a mano dei suoi passeggeri, si rese conto che non avrebbe potuto vivere il resto della vita con quel dubbio in sospeso.
E prese la decisione.
Il giorno successivo era domenica. In auto, questa volta, si era diretta verso Corso Traiano ed aveva parcheggiato vicino alla fermata nei pressi della quale la sera precedente le era sembrato di aver visto Giorgio. Non aveva ancora le idee ben chiare su cosa avrebbe potuto fare, ma era certa di voler almeno tentare.
Era quasi mezzogiorno, l'estate stava mordendo la città e le strade erano pressoché deserte.
D'un tratto si sentì prendere dallo sconforto pensando che cercare Giorgio avrebbe potuto essere come cercare un ago in un pagliaio. Forse era stato lì solo di passaggio, forse non ci sarebbe tornato mai più e forse, soprattutto, quello che aveva visto non era Giorgio . Ma , dato che ormai era lì, tanto valeva fare almeno quattro passi in cerca di un bar per qualcosa di fresco.
Prese a camminare nella calura soffocante, cercando di restare nell'ombra disegnata dai contorni dei palazzi. Lanciava, passando, rapidi sguardi nei cortili deserti in cerca di qualcosa di insolito; vicino ad un garage aperto notò uno scooter con un casco sul sellino: il proprietario doveva trovarsi all'interno, da dove proveniva un tramestìo. Attese qualche istante per vedere in volto la persona che , uscita dal garage, ne stava chiudendo la saracinesca.
Era Giorgio. E questa volta ne era ben sicura.
Entrò con passi frettolosi nel cortile, per paura che le sfuggisse di nuovo. Lo toccò sulla spalla e, quando si voltò, "Giorgio", gli disse semplicemente.
La guardò per un attimo e poi le voltò bruscamente le spalle; si infilò rapidamente il casco, ne estrasse un altro da sotto il sellino e, senza dire una sola parola, glielo porse. Lei se lo infilò in testa e si sedette dietro di lui sullo scooter. Percorsero stradine secondarie fino ad arrivare al vecchio Stadio Comunale; una fiumana di persone era in attesa di entrare per quel concerto rock di cui si ricordò di aver visto i cartelloni pubblicitari in tutta la città. Finalmente, sempre senza scambiarsi una parola, riuscirono a penetrare nell'interno e a farsi strada tra le centinaia di persone che, in piedi, aspettavano l'uscita sul palco della band.
Fu solo quando la musica esplose in tutta la sua potenza fuori dagli altoparlanti, e tutti intorno iniziarono ad urlare, che Giorgio le passò furtivamente una matita ed un notes . Avrebbe voluto rivolgergli mille domande, ma, anche se non sapeva ancora perché, aveva capito che il tempo disponibile era poco e che non avrebbero potuto parlarsi.
"Cosa è successo? ", gli scrisse in fretta in stampatello.
Giorgio lesse le poche parole, pensò qualche istante e poi le rispose sullo stesso foglio: " Hanno dovuto farmi sparire. A Roma ero in pericolo. Sai che il mio era un lavoro tranquillo. Ma una multinazionale era implicata in un commercio d'organi di bambini   proveniente dall'Oriente. L'ho scoperto per puro caso ed ora non sono più Giorgio. "
E poi, a grandi lettere, lesse ancora " Per entrambi : dimenticati di me !".
Le si riempirono gli occhi di lacrime, ma capì che non aveva altra scelta. Appallottolò nella mano il foglietto, si girò verso di lui, lo abbracciò stretto stretto e gli sussurrò all'orecchio " Però so che sei vivo !".
Poi si allontanò a fatica tra la folla urlante, mentre Giorgio restava immobile al suo posto, senza voltarsi indietro.
Quando uscì dallo stadio respirò profondamente e poi si diresse, a cuor leggero, alla fermata del tram.

Patrizia Chiabotto, Piossasco (TO)
2° Classificata




L'ACQUA E LA FIABA

Se ne stava pensosa in riva al mare, lo sguardo perso in quella enorme distesa d'acqua, rapita dalle note dello sciacquìo delle onde che si infrangevano contro gli scogli poco distanti.
"Come vorrei essere una piccola onda e correre libera nei mari del mondo", diceva tra sé Tilly mentre i sassolini che gettava formavano perfetti cerchi concentrici. Ed ecco, all'improvviso, emergere da uno di questi una sirena. "Ciao bella bambina, non aver paura, io sono Serenella e... so che ti chiami Tilly! Mentre giocavo a rimpiattino con i miei amici delfini mi sono spinta troppo a riva e così ho potuto sentire il desiderio che hai espresso. Ma davvero vorresti essere un'onda? ". La bimba paffuta, dalle rosse trecce e dagli occhi color dell'oceano, per nulla intimorita, corse di slancio verso Serenella esclamando "Oh sì....sììì!!!". La sirena allora le si accostò: con la coda le fece cenno di salirle a cavalluccio, la invitò a tenersi forte e iniziò a guizzare nell'acqua su, giù, su, giù e ancora su accompagnata dalle risa estasiate della piccola cui pareva di essere su di una giostra.
Zampilli di acqua cristallina si divertivano a solleticarla mentre le stelle marine   erano  graziosi   fermagli  per  i   suoi   riccioli   e  gli   ippocampi gareggiavano a carpire la sua attenzione con goffe piroette. "E' meraviglioso", esclamò Tilly - che era tutt'uno con l'acqua salata che le scivolava addosso carezzandola, timorosa di sciupare la sua pelle di bambola - "come vorrei proprio essere una piccola onda!!!" La sirena allora nuotò ancora più veloce sino a che, esausta, la adagiò su una conchiglia e le disse: "Ascolta Tilly, se vuoi veramente essere un'onda devi prima conoscere le tue origini; vuoi che ti accompagni in questo viaggio?". E la piccola rise ancor più forte urlando "Sì...sì!!!". Serenella, spronata da quella risposta, si diresse verso la foce perché "è da qui che l'acqua giunge al mare". Poi risalì la corrente del fiume salutando le paperelle e le ranocchie che curiose guardavano la strana coppia. E salì su in alto, sino ad arrivare ad uno stretto ruscello ai piedi di un monte. "Cara Tilly", disse Serenella, "il tuo viaggio non è finito, ma io non posso più accompagnarti. Ti lascerò a quella Cicogna che potrà portarti in cima alla montagna".
La bimba, senza proferir parola, accarezzò dolcemente la sirena e si protese verso una magnifica Cicogna che la prese sulle sue ali e la portò ad una sorgente. Un piccolo rivolo scorreva, uscendo come d'incanto, da poche pietre attorniate da un odoroso muschio, e la bambina guardò con aria interrogativa la nuova amica non riuscendo a capire da dove l'acqua avesse origine.
La risposta non si fece attendere, anche se subito non parve capirne appieno il significato: "Ciò che ti pareva sconfinato ed enorme è ora delimitato da pochi sassi e puoi coglierlo nel palmo della mano.   Ricorda - le grandi cose nascono dalle piccole cose" e nel dire ciò la avvicinò ad un Angelo che attendeva seduto su un masso.   "Ora anche io devo lasciarti.... il momento della tua conoscenza è vicino "... e con un battito d'ali la Cicogna si allontanò mentre l'Angelo la cinse  con delicatezza e si diresse verso il cielo.
Il sole era così vicino ma non bruciava, la luna si poteva sfiorare con la punta delle dita, e le stelle sembravano piccoli fuochi d'artificio.
Arrivarono quindi sulle nuvole e lì anche l'Angelo la salutò dicendole "Vedi Tilly, è da qui che nasce la vita ed è qui che la vita ritorna".  E come per magia la bella bimba si trasformò in una gocciolina d'acqua che piovve dal cielo. Si adagiò su una foglia, percorse il tronco di un albero, si nascose nella terra sino a riemergere in una sorgente e via rotolò tra le pietre scendendo a valle, si tuffò nel  fiume, raggiunse il mare e finalmente diventò onda!
Tilly era acqua che palpita, guizzo di vita, energia intrattenibile. Era parte dell'universo di cui finalmente capiva il senso, senza vincoli di tempo e di luoghi: onda del mare caraibico e contemporaneamente onda del mediterraneo sulle cui rive aveva iniziato il suo viaggio.

Patrizia Massano, Arma di Taggia (Imperia)
Premio speciale della Giuria




LA VALIGIA
Mi è sempre faticoso disfarla.
Ogni cosa che ripongo dopo un nostro viaggio sembra scalfire una parte di me; così la valigia resta per giorni sulla panca, colma dei preziosi indizi di un amore.
Guarire da un altro distacco è delicata suggestione delle ore ripartite in frammenti che, frettolosamente,ripongo tra le cose che la valigia inghiotte. Così compongo il saluto senza un appiglio per affrancare un nuovo incontro. Si dipana un gomitolo di ricordi, colori cangianti... e il refolo di un respiro condiviso.
La tua voce risuona ogni giorno al telefono, ora cristallina, enfatica, ora mesta o concitata per quanto la vita ci riserva. Mi piace indovinare dal primo "ciao" la gradazione del tuo umore. I silenzi sono "luce parlata", trasparenza dei nostri corpi che si accendono al baluginìo dei sensi. Si riapre così la valigia dei nostri giorni insieme colma di minuscole perle che scivolano, si riuniscono in fiotti di riflessi. Da una tasca emerge una cartolina che snida i ricordi dell'ultimo viaggio.
Era di ottobre e le previsioni per quel fine settimana offrivano un repertorio di piogge. Quel mattino la bruma pareva volerci negare l'incanto del paesaggio sulla strada per Ponticello. Al lago di Braies la prima neve costellava i pini e ondulate movenze erbose lamentavano la prima rudezza del gelo.
Al maso trovammo rifugio. La vacanza sembrava destinata alle confidenze intorno alla "stube". All'improvviso un barlume di sole sciorinò l'allegria, e noi sul terrazzo a contemplare il disgelo.
"Ecco - mi ha detto - ora le nubi scoprono la cima del mio GRANDE GUERRIERO. Non è ancora nitida la sua forma, devi scoprirla da sola. Ti racconto la storia che questa montagna mi ha ispirato.
Si amavano molto. Lui bello e forte, lei esile principessa. Si vedevano di nascosto perché la famiglia reale aveva altri progetti. I due giovani si incontravano lungo il fiume, su una golena che l'acqua abbracciava con un delicato sciabordìo. Nei loro giochi d'amore erano corpi fluttuanti in una miriade di gocce, molecole aperte a raccogliere ebbrezza. Le loro parole si confondevano con il bisbiglio dei licheni.
Furono scoperti. Lei mandata lontano, in un castello misterioso. Il giovane guerriero la cercò sui monti e per le valli, superando ogni insidia. Ogni giorno accatastava i legni trovati lungo il cammino e, con il suo logoro mantello, mandava messaggi di fumo per darle conferma del suo amore. Ogni giorno confidava nella guida dei falchi e delle aquile che gli offrivano in dono una piuma.
Trascorsero molti anni, finché una notte vide trasparire, nell'ardesia del cielo, una fulgida stella. Comprese di aver trovato la sua Principessa e si coricò, per dare riposo al suo cuore innamorato. Per vederlo devi piegare il capo."
L'ho visto, il tuo GRANDE GUERRIERO in tutta la sua regalità. Il mento sporgente, le labbra perfette, II naso prominente, le palpebre chiuse, il diadema di piume.
Intanto si stemperava la neve e i pini gocciolavano riflessi sui nostri capelli spettinati. Felici guardavamo la corolla di vette, consapevoli che le Dolomiti ci avevano regalato l'ebbrezza delle stagioni nel volgersi di poche ore.
La sera la luna illuminava il Picco di Vallandro e fu l'incanto di un attimo a farci credere che il GRANDE GUERRIERO aveva aperto gli occhi per rimirare la sua fulgida stella.
È difficile amare la tua lontananza.
Il pensiero abbraccia la fantasia e si scompone tra le ore da ricordare e quelle da cullare dentro.
Trabocca di attesa.   La valigia.


Paola Insola, Torino
Premio speciale della Giuria
postato da: poesia alle ore marzo 22, 2009 19:59 | link |
categorie: poesie premiate
16/03/2009

Antiche come le montagne 2009

COMUNICATO STAMPA

Con preghiera di diffusione

La XVII edizione del concorso internazionale di poesie e sensazioni " ANTICHE COME LE MONTAGNE" ha avuto il suo epilogo nel pomeriggio di sabato 14 marzo 2009 con la cerimonia di premiazione e la proclamazione dei vincitori. Nella antica ed accogliente cornice della Confraternita di Santa Elisabetta in S. Vito - Piossasco, si è raccolto un pubblico numeroso, attento e partecipe, per seguire la lettura delle poesie e dei racconti, la visione delle fotografie, ed applaudire tutti gli autori presenti, in modo sincero e spontaneo.
Qualche scatto fotografico dal reportage della manifestazione è presente QUI

Questa la composizione delle tre giurie ufficiali del premio
1)      Per "POESIA INSIEME"  Presidente: BARBERI SQUAROTTI Giorgio
Altri componenti: DE LUCA Liana - GIRAUDO Liliana - MARCHISIO Ezio - MASETTA Lorenzo - RUFFINATTO Aldo - VALERA GRUBER Gabriella
2)      Per "PROGETTO PRIMAVERA” e “PRIMAVERA 15"  Presidente: MARTINATTO Gianfranco
Altri componenti: MORELLO Giacomo - TONDA Mario - CARO Mattia - CASTI Marco
3)      Per " IMMAGINI E RICORDI" Presidente: SONINO Piero
Altri componenti: CARBONARO Carmine - CRUSCA Dario - FORIGO Davide - GIORDANO Ferruccio

Il primo premio assoluto della sezione "POESIA INSIEME" è stato assegnato a:
ROTA FRYDA di Borgovercelli con la poesia "NON
INTRAPRESO, IL VIAGGIO". Secondo classificato risulta PEDRINI MASSIMO di Gorle (BG) con la poesia "ACROBATI DI GIORNI". Al terzo posto troviamo PICCO FABRIZIO di Giaveno con " IL PRINCIPE DELLE ROTAIE". // quarto premio è andato a MARCHESI MARIA MARA di Gaggiano (MI) con " COUCHER DU SOLEIL". Risulta quinta classificata BRACALE CERUTI ANNAMARIA di Torino con " UNA PICCOLA STELLA".Sono stati inoltre assegnati due premi speciali della Giuria a : CARENA SERGIO di Pinerolo con la poesia" I GATTI, LA LUNA E............. GIOCO FORZA LA LUPA". GASTALDI ELENA di Bruino con la poesia " IL RESPIRO TI DIRÀ IL NOME"

Nella sezione "NARRATIVA" risultano premiati:

Al primo posto CARLOTTO CARLO di Nucetto (CN) con il racconto "FRANKY".
Al secondo posto CHIABOTTO PATRIZIA di Piossasco con il racconto "IMPREVISTO".

Premi speciali della Giuria a :

MASSANO PATRIZIA di Anna Di Taggia (IM) con il racconto " L'ACQUA E LA FIABA"
INSOLA PAOLA di Torino con il racconto " LA VALIGIA".

 

 

 

 

 

 

 

Ecco ora i premiati della sezione “ PROGETTO PRIMAVERA” e “PRIMAVERA 15"

Al primo posto ARMANDO DANIELE di Caraglio (CN) con "MAREGGIATA".
Al secondo posto GUIZZARDI GIAMPAOLO di Bologna con la poesia "VENTO D'INVERNO".

Al terzo posto ALBERTINI IRIS di Trevozzo di Nibbiano (PC) con " È...".

Segnalazione della Giuria per :

ROCCISANO ALBERTO di Giaveno (TO) con la poesia " DIFFICILE",

I premiati per la sezione "IMMAGINI E RICORDI" risultano:

Primo classificato COSTANTIN ANTONIO di Cantalupa (TO) con "INTAGLIATORE 2".    \

Secondo classificato LAGEARD AURELIA e GRIGLIO MILENA di Torino con "FILATRICE ASTIGIANA" (insignite anche de "Il premio del Pubblico" per la migliore fotografia selezionata da Giuria popolare)

Premio Amici della Poesia a:

FERRARA CARLO di Piossasco con la fotografia  " IL CHIODAIOLO".

Una selezione delle fotografie in concorso è presente QUI

Infine alcuni "PREMI AMICIZIA" a:

SCUOLA ELEMENTARE G. UNGARETTI di Piossasco SCUOLA ELEMENTARE A. RENOIR di CRAN GEVRIER Gwénaell et Julian di CRAN GEVRIER
Selma En Nouri di Piossasco

Come sempre i vincitori vedranno i propri componimenti pubblicati su Internet in data successiva alla premiazione.

Gli "Amici della Poesia" ringraziano di cuore quanti li hanno seguiti con simpatia in questa iniziativa: Sindaco e Assessorato alla Cultura della città di Piossasco, l'A.T. Pro Loco Piossasco, città gemella di CRAN GEVRIER, coro "La Baita", Prof. Francesco Maiolo, Bed and Breakfast "L'Azalea", Giurie del Premio e attenti cronisti presenti alla manifestazione.

Con l'augurio che la poesia cammini sempre al vostro fianco, vi ricordiamo che saremo ancora insieme a partire da metà luglio 2009, direttamente nelle vostre case, su Internet e sulle riviste di settore, con il nuovo regolamento e con alcune novità.

BUONA FORTUNA !

Corrispondenza: Giuseppe Sabatini - Gruppo Amici della Poesia -
Via G. Deledda, 1 - 10045 Piossasco (To)
Sito web: www.amicipoesia.altervista.org

e-mail: amici.poesia@gmail.com

Info-line:
Bruno Spesso ore 15,00-18,00 tel. 011/9064314

postato da: poesia alle ore marzo 16, 2009 10:06 | link |
categorie: notizie dal gruppo
19/12/2008

Poesie di...

GIANNI REGALZI


SCIVOLA LA VITA

Scivola la vita
come sabbia fina tra le dita
e ti lascia dentro
quello strano desiderio di Ieri.
Ma Ieri è già fantasma
e l'Oggi scivola via
come scivola
la sabbia fina tra le dita.
___________________________

NEL CORTILE C’ERA LA NEVE

Le bucce di mandarino
sulla stufa rovente
profumavano la casa.

Nel cortile c’era candida neve.

Sulle pareti si specchiavano
echi di candeline
dell’albero di Natale.

Nel cortile c’era candida neve.

La porta della camera da letto
era socchiusa.
La nonna distesa sul letto
sembrava dormisse.

Nel cortile c’era candida neve.

S’udì un breve lamento,
un sussurro, un lieve sospiro
e d’improvviso
… tuonò l’eternità.

Scese la notte e nel cortile
la neve si fece nera.
_________________________

PANTANO DI PUTRIDA NOIA

Attraverso con affanno, in solitudine
questo pantano di putrida noia
intrisa d’attesa infinita
e d’inquietante ansia.
Solo, fra gente che non coglie
l’attimo celato dalla fredda apparenza.
L’effimera certezza del visibile
mi soffoca la mente, m’insanguina gli occhi
e come armento fra gli armenti,
bruco amara nebbia
su improbabili pascoli metropolitani.
_________________________

IL TUO VELENO E’ PACE

Non può morir quest’anima
ebbra della tua essenza,
stordita dal delirio,
stracolma di speranza.
Quest’anima non paga
d’un tuo sfuggente sguardo
o d’un gelido saluto.
Il tuo silenzio è voce,
il tuo silenzio è luce,
il tuo silenzio è oblio,
il tuo veleno è pace.
________________________

NON PULIRTI LA DENTIERA IN MUNICIPIO

Non pulirti la dentiera in municipio
te l’ho detto tante volte: “Stai attento”.
C’è l’usciere che è geloso e, se la lasci incustodita,
te la sfila di soppiatto con le dita.
L’impiegata con la gonna,
te la frega e per Natale la regala alla sua nonna.
L’assessore che è un birbante,
con la scusa della giunta comunale,
la seduta all’orinale, ti domanda:
“Fai provare?” e cosi, come un cretino,
t’accontenti di mangiar solo strachino.
La dentiera è cosa sacra
lo ripeto dal principio,
non pulirti la dentiera in municipio.
________________________

PROFUMA COME ROSA LA TUA BOCCA

Profuma come rosa la tua bocca,
candida la tua pelle come neve
il desiderio mio ormai trabocca,
e la mia vita rende molto greve.

Tu sei preziosa ed io sono cocciuto
m’hai sempre detto No, ma io insisto,
non mi rassegnerò al tuo rifiuto,
qualunque cosa fai, io non desisto.

Tu sei cerbiatta ed io son cacciatore,
celata sempre stai nella boscaglia,
ma prima o poi ti ferirò nel cuore.

Ora lo sai che non mi puoi sfuggire
tieniti pronta a dar dura battaglia
sappi che senza te, potrei morire.
________________________

IMPRONTA SULLA RENA

Impronta sulla rena…e un vago affanno
furtivamente insinua la mia mente.
Ora la vedo, è lì, contorni netti,
concreta come l’ombra del meriggio.
Immagine riflessa d’un presente,
delirio d’un istante
che annega lentamente nell’oblio.
L’onda l’abbraccia, vigliacca e traditrice,
la bacia, la violenta e la divora.
Subito dopo il nulla;
soltanto quel profumo d’un rimpianto,
e tutt’attorno, e tutto il resto tace.


Gianni Regalzi
Le poesie di Gianni Regalzi sono sul nostro forum all'indirizzo:
http://amicipoesia.mondoweb.net/topic1189.html
postato da: poesia alle ore dicembre 19, 2008 10:39 | link |
categorie: poesie dal forum
12/10/2008

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C'è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

Danilo Dolci

da "La Repubblica”
SPETTACOLI & CULTURA

Il carteggio del sociologo con Aldo Capitini e la stagione dei diritti civili
"Senzaterra" di Evelina Santangelo, canto d'amore e di fuga dal nulla

Libri, da Danilo Dolci a Riina
conversazione in Sicilia
Tra le novità, anche "Parole d'onore", il linguaggio dei boss per capire la mafia
di DARIO OLIVERO

FAME
Nel 1952 e ancora nel 1955, non nel 1200, in Sicilia c'erano bambini che morivano di fame. Letteralmente. Morivano denutriti, si spegnevano davanti ai genitori silenziosi, nel chiuso di case con il pavimento dello stesso fango delle strade senza fognature. Allora qualche medico si inventava che era colpa di qualche parassita, qualche infezione, ben sapendo che un bambino a sei mesi non può pesare meno di tre chili ma anche che non si può morire di fame in un paese civile.

Un uomo arrivato in Sicilia dal Carso smise di mangiare. La sua mente e il suo corpo non potevano accettare cibo come se nulla fosse. Si chiamava Danilo Dolci, era uno degli italiani di cui ci si può sentire fieri. Di quel primo digiuno di protesta, in cui la politica trovava un nuovo doloroso linguaggio Dolci informò giornali e istituzioni, partiti e cosiddetta società civile.

Gli rispose un solo uomo, Aldo Capitini, un altro italiano di cui ci si può sentire fieri. Aveva teorizzato e praticato per primo la non violenza come forma politica. Nella sua vita aveva fatto le galere fasciste, aveva avuto, lui animato da profondo spirito religioso, i suoi libri messi all'indice dal Vaticano, favorito la legge sull'obiezione di coscienza, organizzato la prima marcia della pace e tante altre cose che racchiudere in poche righe è un insulto. Parte di queste si trovano nel carteggio che nacque tra i due e che ora viene pubblicato da Carocci con il titolo Aldo Capitini Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, anno della morte del filosofo (a cura di Giuseppe Barone e Sandro Mazzi, 25,50 euro).

Dentro ci sono consigli, riflessioni, appunti anche molto semplici e pratici sulla battaglia che Dolci stava combattendo in Sicilia contro la povertà, la fame, il controllo dell'acqua, l'ignoranza che portò in Sicilia un movimento che può essere considerato quello dei diritti civili americani di là da venire. Non era siciliano, Dolci. Era uno di quelli che ogni tanto arrivano in quella terra e anziché calare in quella realtà la ragione olimpica e arrogante dell'uomo occidentale, lascia cadere tutto e attraversa la linea d'ombra. E capisce. E se non se ne va terrorizzato da ciò che ha visto, rimane. E diventa parte sana di questa storia.


FUGA SENZA FINE
Se, come è evidente, si riesce a leggere il linguaggio di Camilleri si può leggere anche quello di Evelina Santangelo. La curatrice di uno dei libri più importanti usciti in questi anni, Terra matta di Vincenzo Rabito, ha scritto Senzaterra (Einaudi, 12,50 euro). Nel libro quasi tutti i dialoghi sono in dialetto. Quelli tra un nonno che ha fatto il sogno di un turco che un giorno giungerà dal mare per portargli un tesoro e suo nipote. Tra un padre che odia la Sicilia che gli ha portato via la moglie per cancro in cambio di nulla e ha trovato dignità e riscatto in Germania e il figlio che non vuole raggiungerlo per una promessa fatta alla madre morta.

Tra i ragazzi di un paese chiusi in una gabbia come conigli. Tra i vivi che rimangono in un limbo da cui non si può non partire e i morti che non lasciano partire. Tra gente che sa che cosa vuol dire la paura e la speranza di un lavoro quando un barcone carico di disperati affonda al largo e i morti si arenano sulla spiaggia.

Tra le donne di casa rassegnate allo scorrere delle cose senza un perché, un "picchì": "Picchì le varche affunnànu. E picchì la terra è asciutta comu 'na vacca invicchiuta... e picchì s'avi a pàrtiri per forza pì un po' di travagghiu bono... e picchì s'avi a stare accussì... luntani... tutti luntani". Leggete e rileggete questo strano suono e capirete la forza di queste domande come si capisce il dolore nella musica o la gioia nelle voci confuse dei bambini che econo da scuola. E sentite la semplice tragedia umana della risposta: "Picchì lu suli è in cielo e la terra è in terra", perché il sole è in cielo e la terra in terra.

CHIACCHIERE E DISTINTIVO
Attilio Bolzoni ha avuto un'intuizione di quelle che rischiano di non venire a chi a passato una vita in mezzo a questa gente. Gente di mafia da andare a scovare, seguire, raccontare ai lettori di un giornale. Quando sei costretto a raccontare le cose più chiare, le notizie, e a fare intuire la cosa più scura, il contesto.

Tra i milioni di pagine di ordinanze lette l'intuizione è stata di fermarsi sulle parole che quella gente dice quando si difende, quando dà un ordine, quando racconta di altri di quel mondo, sicari, mandanti, pentiti, capi dei capi. Parole che sono indizi di un mondo che non conosciamo. E sono le uniche che possono darci un'idea di quel mondo, dei suoi meccanismi, della sua intelligenza, della sua storia. E' venuto fuori questo Parole d'onore (Rizzoli, 12 euro), un viaggio diviso per date, argomenti, temi, con tanto di cronologia della composizione della cupola nei vari periodi preso in esame. Bolzoni ha raccolto le dichiarazioni degli abitanti del mondo della mafia, le ha messe nel contesto e le ha tradotte per noi, abitanti paralleli dello stesso pianeta ma non dello stesso mondo. Solo alcuni esempi. Giuseppe Madonia sui pentiti: "Più parlano e più li pagano, perché dovrebbero stare zitti?" Totò Riina sullo stesso tema: "L'altro giorno leggevo un libro, mi pare che era del cardinale Martino (sic), mi pare che diceva: Dio, dove andiamo?... Ma signor presidente, con questi pentiti l'Italia dove deve andare?". Luciano Liggio sul futuro del pianeta: "Sono un agricoltore nato. E da agricoltore seguo con apprensione la situazione ecologica. Io sono per le energie pulite contro l'imbecillità del nucleare che prima o poi ci porterà alla catastrofe ecologica. Alla morte".

(2 ottobre 2008)

postato da: poesia alle ore ottobre 12, 2008 14:15 | link |
categorie:
16/09/2008

Certamen Pamparato 2008

ecco le poesie selezionate a partecipare al Certamen:

__________
POESIA  N. 1
LO SVOLAZZAR D’UNA FARFALLA

Guardando dalla finestra il giardino che sta sotto
vedo una farfalletta che svolazza arzilla.
E’ dal giorno ch’è mancata che vedo quell’animaletto;
è tanto ormai che l’ho capito: è la mia mamma…

Ogni volta che la penso, ‘sta farfalletta vola e poi si posa,
due alucce bianche dall’aria semplice, così com’era in vita.
“Son qui”, sembra che dica, “t’occorre qualcosa?”
…mi sale il pianto in gola e trattenerlo mi fa tanta fatica.

Quel che mi serve, pure se non lo dico, lo saprei.
Ma lei pian piano s’allontana, lasciandomi così, con tenerezza.
Ho cinquant’anni, e far questo lo so che non dovrei,
ma certe volte è troppo forte la voglia d’una sua carezza!

TAFFURI TINTI GRAZIELLA
FIRENZE

_____________
POESIA  N.  2
DOV’ERI

Dov’eri?
Ricorrente, come la notte dopo il giorno
implacabile, come il furore guerriero che si abbatte sul nemico
con la stessa violenza, l’eco di questa domanda ricorre
e rimbalza tra cuore e mente
e crepa le mie certezze.
Dov’eri? Mi chiedo
dolce fata che dispensi sogni ad ogni battito d’ali
faro, che senza timore nel mare ti ergi e mi guidi
attesa alba, che rischiara il buio della notte,
Dov’eri?
Si domanda chi gioisce del brillar dei miei occhi
chi, dimentico ormai del mio sorriso,
è testimone della sua rinascita
e si rallegra del mio volare, sospinto dal vento della felicità.
Dov’eri, dimmi?
Perché mai tanto a lungo ti sei nascosta
e m’hai privato della vita,
precludendomi così il vero sognare
ed hai permesso mi convincessi
che ciò che avevo fosse tutto, ed ora,
che il tutto è solo l’inutile, ennesima bugia raccontata dalla vita
ogni giorno rimprovero, con rabbia, alla vita stessa, il torto subito.
Dov’eri? Vorrei sapere
Verità, luce e destino,
che intrecciandosi alle cose di sempre
ne scompone il corso e mi spinge nel caos,
di argini rotti e ponti spezzati,
di sentimenti e sensazioni
cacciate sul fondo di un’altra vita.
Dov’eri?
Ovunque fosse, da lì, osservatrice attenta, da prima dei tempi hai visto,
ti sei burlata di me e mi hai lasciato credere…
Ed ora sei qui,
talmente vicina che il tuo cuore mi batte nel petto ed io,
non so dov’eri e non m’importa!
Ciò che so però adesso,
con la certezza di chi sa che giorno sarà sempre dopo la notte,
che mai più sarai dove io non sono.


LATELLA PASQUALINO
COLOGNO MONZESE (MI)


_____________
POESIA  N.  3
AL LIMITE DEL TEMPO


Tutto è stato detto,
tutto è stato fatto.
Siamo già al limite
del tempo.
Se la fine dovrà avvenire
che sia come
i petali del tiglio
quando si staccano dal ramo
e cadono leggeri,
illusi ancora di poter volare,
sull’asfalto nero della morte.
Che passi, dunque,
che venga infine
ma che sia soltanto
un alito di vento
l’inatteso profumo
di un fiore a primavera,
il cinguettio rapido
di un uccello che scompare
lasciando il filo tra i due pali
a dondolare piano nell’assenza.
Mi chiederai,
l’ultima volta ancora,
“Vuoi venire con me?”
“Sì, se tu sei l’Amore”.        


MANTISI CRISTINA
SAVONA


____________
POESIA  N. 4
MEDITERRANEO


Siamo tanti
sulla barca.

Scappo da una
vita avara.
Ho un po’ di nostalgia
sulle ciglia.

Scoglio desiderio.
Scoglio approdo.

Scoglio trappola.

Siamo pochi, oggi,
sulla spiaggia.


BAUDENA FIORELLA
MONDOVI’ (CN)


_____________                                         
POESIA  N.  5
(senza titolo)


Ora che non ci sei più
mi mancano anche
le scacchiere irregolari
dei cruciverba che riempivi
incrociando le parole
sbirciate sulle soluzioni
dei numeri successivi.

Ora che non ci sei
e il postino non consegna più
“La settimana enigmistica”
mi mancano anche i discorsi
ad alta voce con te stessa,
facendo i lavori di casa
nelle tue lunghe e solitarie
giornate di donna e madre.

 
CARLOTTO CARLO
NUCETTO (CN)


_____________
POESIA  N.  6
NELL’ARMADIO ANCORA LE TUE COSE


Nell’armadio ancora le tue
                    cose.
Nella mente pensieri, immagini
                    svolazzanti
come le tue camicie colorate
                    stese al sole
per interminabili giorni,
nello spazio di un battito
                    di cuore.
Dentro, piango tutte le parole
che non ti ho mai detto.
Uno spartito, un ritaglio
di giornale
spiegazzato
in fondo ad un cassetto.
Vorrei stringere tutto tra
                     le braccia
e andare lontano, senza lasciare
                     traccia.
Annullarmi, fondermi in un
                     masso
                     diventare
una zolla di terra
dove dolore, rimpianto
non possa trovarmi
e farmi ancora male.


BOGLIO CELESTINA
VIOLA (CN)


____________
POESIA  N. 7
                           OCCHI MAGICI


               Due specchi pieni di sole, di luce
               due stelle che brillano di fantasia.
                    Due laghi di acqua limpida
               che sanno di cielo e di acqua pura.
                    Intrecci di magia, di poesia.
                Una scia che contagia chiunque
        perché…chi guarda gli occhi di un bambino
                  ha capito da dove viene la vita;
                             ha capito che
              specchiarti negli occhi di un bambino
                   significa vederti nel profondo,
                           significa capire
                quale grande miracolo è la vita.
                 Significa vedere fino in fondo
                     il mistero di una poesia
                      come lo è un bambino
                 come lo è…un essere umano.
                   Che grande magia è la vita!


BERTAINA SERENA
BEINETTE (CN)


____________
POESIA  N. 8
UN UMIDO RISVEGLIO


Son gocce di rugiada
umidi pensieri,
purezza mai pensata,
steli di questo grigio fieri.

Trovami in una lacrima
mentre mi nascondo nel pianto,
il vento passando che taglia
ogni freddo pensiero di quest’incanto.

Ancora il sole da ier sera affranto
dietro una nuvola vuole sfuggire
al mio bisogno d’uno sguardo.
Ma il cielo è tristo e nero
e tanto profumo di notti
passate in sempiterne ansie
di giorni felici, di tempi passati.

E parlando di inutili parole
esala in un momento il silenzio,
che più di noi ascolta il nulla
dove una lacrima cadendo geme.

Insicuro stelo in mezzo a tanto,
in quest’ultimo risveglio.

Altre gocce dal cielo.
Cadono leggere su noi lontani,
come un amore cadendo muore.


AVAGNINA GIANLUCA
MONDOVI’ (CN)


___________
POESIA N. 9
“SOTTO AL FRIGO”

quel consumismo                        a cui sempre torno
quando entro in Feltrinelli              e compro una cartolina
di un gatto e di un topo.                non posso dirti no
non posso non comprarti            non posso non averti
voglio vederti attaccata           sul mio frigo di magneti
un frigo dimagrito                      un frigo (s)personalizzato
che mi (s)personalizza sì la casa               sì la vita con gadget della Cina.
ed io ci sono dentro sì                    a questa vita iper-mercato
dove tutto se è (s)contato                     viene più valorizzato.
ed io (s)conto (sotto)prezzo                 di me ogni pezzo
in     3x2               3xte                 insieme a una bustina
monodose di caffè.                 mi puoi fare a colazione
durante o dopo pranzo                che leggera digeribile
sono pure riciclabile.                  in qualsiasi raccolta tu mi getti
carta vetro lattina                                                    io cado sempre supina
e mi trasformo decompongo   in altra forma gomma modellabile.
sono la tua modella bella e facile          da aprire usufruire riusare
ogni volta coma nuova                          di nuovo sigillata.
sono alta tecnologia                          che mai si consuma
mi autocarico in automatico           sempre pronta efficiente
io sono il tuo sogno cosciente.          e mi conosci in ogni tasto
e sai tastare sempre tutto                    e regolare al punto giusto
il calore il tepore desiderato               sempre preciso per inciso
nel luogo giusto preferito.       e non mi spengo proprio mai
rimango sempre in stanby con la lucina rossa negli occhi
basta solo che comandi e              io attivo questi impianti.
e vado avanti a nicotina          nell’attesa qui supina
sotto al frigo qui distesa.


D’AMICO GIULIA
OSTERIA GRANDE (BO)


_____________
POESIA  N. 10
A TE LUNA


Sei bella anche stasera,
regale ed austera
come una nobile signora!
Fai sognare grandi e piccini,
catturi gli sguardi incuriositi,
rassicuri il viandante,
infondi pace nel cuore
che a te sospira.
Sei la confidente ideale
per tanti segreti,
sei la compagna di viaggio
nei momenti di gioia,
sei l’amica fedele nelle avversità.
Solo tu puoi capire,
solo tu puoi lenire le ferite invisibili
che porta nel cuore
chi ti guarda e ti ammira
…anche stasera!                                                           


CAMAGLIO PIERA
VILLANOVA MONDOVI’  (CN)


_____________
POESIA  N. 11
PASSI


Piccoli passi
su ripidi sentieri di casa.
Accanto,
mio padre
disegnava il tragitto,
senza perdermi
di vista.
Lo sento ancora,
dopo tanti anni.
Il giorno
che se ne andò
mi lasciò scegliere
la strada,
per aspettarmi,
un giorno,
in fondo al cammino.


ODASSO PAOLO
MONDOVI’
SECONDO PREMIO


___________
POESIA  N. 12
I RINTOCCHI DOPO LA MEZZANOTTE


Addormentati,
è l’ora dell’oro che cola
sulle palpebre di tutte le fate
e di ogni bambina.
Addormentati,
che passa la madama dei minuti perduti,
dei rintocchi oltre la mezzanotte;
passa a licenziare gli insonni,
chi fuga il riposo e scrive,
chi spende carezze per sé
senza portarne agli altri.
Addormentati.
Schiocco i tuoi sogni
a colpi di vincastro,
da pastore che porta il proprio gregge
al largo dei crinali
sperando che il monte di te  si ricordi
ad ogni fendente pennellato con dolcezza..


MALUNE CLAUDIO
OLIENA  (NU)


______________
POESIA  N.  13
ALFA – OMEGA


Rughe scavate dal tempo
solcavano un volto
intristito dall’abbandono,
ed io, bimbo
che affidavo i sogni
agli aquiloni scomposti nel vento,
ho mietuto un sorriso
e l’ho donato al vecchio.
Ragazzo
ho peregrinato con i pensieri
oltre il confine
dei miei orizzonti
progettando utopie
per un futuro dorato.
Adulto
ho scalato monti
resi ripidi dall’indifferenza
fra schiamazzi assordanti
e appelli seducenti.
Solo ormai,
come quel vecchio,
smarrito nei ricordi,
ripercorro con la mente
le alchimie del passato.
Sto aspettando un bimbo
che mi regali
un sorriso.


PEROSINO GIUSEPPE
CUNEO
TERZO PREMIO


______________
POESIA  N.  14
UN MATTINO DI MAGGIO POCO DOPO L’ALBA


      Già avanti negli anni, i capelli grigi ancora folti,
     immobile e pensieroso guardava verso la collina,
                            là dove nasce il sole.
                         Mi avvicinai intimidito
                ma il suo sorriso sciolse il timore.
        Tu vuoi sapere cosa penso, vero? Mi chiese.
             Ebbene, se hai tempo e voglia, siediti
                                e io ti dirò…
               Sto qui perché mi trovo più vicino
                               a me stesso.
       Da bambino mi sedevo sovente su questa pietra,
                     che è sempre la stessa.
                  Qui le memorie invadono
                la mia mente e ripercorrono
                           itinerari di sole
                          privi di equivoci.
Qui ho fotografato realtà di una generazione innocente
            che ha viaggiato con l’anima e col corpo
                       in cerca di cose migliori,
                     poi deviata dalla modernità
      che ha posto domande non sempre condivise.
                    Ricordo che qualche volta,
                                 è vero,
                  masticavo il silenzio, ma poi
sentivo il suono delle campane nella trasparenza dell’aria
              che portava tutti i movimenti del mondo.
                 Il mondo lo vedevo e lo vivevo così.
                     Era assai poco, e oggi è troppo.
                  Ma tu appartieni a questo “troppo”
                 e lo devi vivere, nel modo migliore.
         Se un giorno passando ti fermerai un momento
                      troverai sempre questi alberi,
               il pozzo con la fune, il vecchio muro
                 di pietra scaldato dal sole, mentre
                            nel cielo azzurro
                 gli uccelli cinguetteranno ancora.


VOARINO GIUSEPPE
CUNEO


______________
POESIA  N.  15
SULL’ARGINE  NUDO


E’ l’ora che i biondi fanciulli si tuffan nel Maira.
Sull’argine, nudo, le pietre han falde di fuoco
e bisogna sapere le anse profonde, per nuotarci d’estate.
Chi passa, sul ponte, non guarda i diafani corpi
brillare nella verde corrente.
La luce, negli occhi, fa male e non lascia pensare
che al buio e ai piaceri di certe nottate
quando Mario (re dalla rossa scalmiera) domava,
fiero cantando, l’onda veloce ed il sangue.

Dietro il greppo erboso e la spuma forte del salto, il mio è un altro paese
ov’è strano l’essere nati e averci la casa, l’amore
ed un pugno chiassoso d’amici che disputa, a bocce, l’onore.

L’amore è uno scalzo fanciullo che inciampa, tra i grilli e la luna,
e scuce le bocche alle donne.
Quelle sole vorrebbero esserne madri
e attaccarlo ai seni, più bianchi dei loro capelli, per vincere il tempo.
Lo chiaman per nome - Matteo – e inventano strane parole
pur di entrargli, vezzose, nei giochi e nel cuore.
Francesca, sinuosa e vivace, l’avvolge di favole antiche
e addita tremule stelle.

I vecchi anneriti, con segni di croce, vuotan bracieri di pipe e di masche.

E’ l’ora che i biondi fanciulli (in grembo alle madri) si tuffan nel sonno.

Sull’argine (nudo) una lenza di seta aspetta le fiamme dell’alba.


GALLI GIOVANNI
SAVIGLIANO  (CN)


______________
POESIA  N.  16
GERANIO FOGLIAVERDE


All’improvviso, il programma tivù viene interrotto
segue l’inconfondibile sigla e la scritta:
edizione straordinaria!
Appare l’annunciatrice, veniamo informati che
dal fronte di Luna Arcobaleno è stato richiesto
un collegamento straordinario.
Ecco, il satellite è attivato,
l’inviato Geranio Fogliaverde
da una delle sue migliori postazioni
tutto trafelato e sorridente, sta dicendo: udite, udite!
Dalle prime luci dell’alba
dai portelloni degli Apache sono iniziati
lanci di sterlizie rosa e tulipani
dalle canne delle Beretta escono violette,
ciclamini e bucaneve
dai Kalashnikov è un proliferare di ranuncoli,
gardenie e narcisi
dalle bocche degli Abrams volano bouquet
di orchidee, gerbere, lillà e glicini
anche i cecchini si sono adeguati con lanci
di roselline multicolori
agli ex posti di blocco, i soldati cordiali e sorridenti
regalano ramoscelli di ulivo.
La guerra è finita, dopo anni di battaglie e di morti
la pace è stata raggiunta, sì, è proprio tutto vero!
Grandi e piccini, uomini donne e soldati
inebriati dalle notizie, dai profumi e colori
si stringono, si abbracciano felici.
Il trillo del telefono mi fa sobbalzare, mi sono svegliata
la tivù accesa continua a gracchiare le solite brutte notizie
incidenti, omicidi, rapine, stupri, pedofili, alluvioni
e in ultimo una coda che non si nega mai a nessuno.
Ho forse dimenticato qualcosa?
No, l’edizione straordinaria, dal fronte di Luna Arcobaleno
era solo il mio, personale, sogno bello e impossibile!


BELLTICH  ALDA
GENOVA


______________
POESIA  N.  17
SOGNO LA PACE


Sogno un mondo migliore
che regni la pace e sia colmo d’amore,
senza astio, senza rancore,
senza conflitti, senza orrore.
Un popolo istruito, unito
che viva con lealtà,
con dignità, con la libertà
a ognuno le proprie responsabilità.
Un lavoro consono
alle proprie capacità.
Proseguir la strada
senza affanni, senza inganni,
senza timori.
Poter vedere il sorriso
sulle labbra dei poveri innocenti.
Che donne e pargoli
non siano soggetti a violenze
e sfruttamenti.
Diritti e doveri proseguir
su binari paralleli.


PRATO CATERINA
VENARIA REALE  (TO)


______________
POESIA  N.  18
                               SERENA


           A sera quando di lumi sbocciava
             il cielo nel palpitar d’argento
           fra i muri delle case insonnolite
                        la sua sagoma
                       correva veloce
            solitaria con passi a sussurrare
            echi ad antichi silenzi di pietra.
                 Spesso cantava al vento
          lunghe melodie spoglie di parole
               altre volte il suo sguardo
                         si perdeva
           posandosi nel mistero notturno
                del suo mondo segreto.
                - E’ matta – si diceva
      e d’intorno tutto un mondo di ghiaccio
              a caricarsi d’incaute distanze.
         Io non capivo quegli occhi distolti
           quel mormorare rapido e furtivo
                    a scandire i confini
                          della notte.
         A me, che ricordavo quei miei anni
                    sereni e luminosi,
          sembrava un mite folletto dell’aria
              un singolare gnomo mansueto
         che sapeva il linguaggio delle cose.
            Frenavo la mia voglia di parole
        per restare stupito un po’ a guardarla
                      sulle sue gambe
                       esili, sbucciate
          in quei suoi vecchi abiti, sformati
             seduta sui gradini di pietrisco
        senza l’ansia d’istanti interminabili.
         Nel grembo la fragranza di corolle
                   d’un mazzolino lacero
                             di fiori
         che accarezzava a tratti dolcemente
           incurante al trascorrere dell’ora.


MANGIANTINI FLORIANO
FIRENZE


______________
POESIA  N.  19
                                   IO AMO


                                    Io amo
                        chi la vita sa amare
                                   e quando
                            vi sono ostacoli
                              li sa superare
                               chi il sorriso
                      ad un bimbo sa donare
                               chi dalla vita
                                 non chiede
                                 mai di più
                        e la sua mano tende
                           a chi bisogno ha
                                veramente.


RULFI FRANCA
MONDOVI’
PRIMO PREMIO


_______________
POESIA  N.   20
SIAMO ORE SPARSE


Siamo ore sparse, attimi in subbuglio
col petto nudo e un rosario in bocca
anagrammiamo ombre sui computer
e ci inventiamo somme senza addendi.

Sui palchi conficcati nella nebbia
legati al cappio delle avemarie
gridiamo solo acerbe geometrie
parafrasando stanche filastrocche.

E siamo damerini scalzi siamo
occhi rapaci infissi dentro il buio
bruciamo torce tra i mattoni sparsi
dell’ultima rovina dei pensieri.

Nel cielo lacerato siamo tutto,
un bricco dorato e un’anfora di gesso
un’astronave e carta di barchette
un quadro cartesiano e un amuleto.

Siamo cervelli con le porte arse
siamo finestre cigolanti siamo
storie già raccontate e messe a nuovo.

Magri di sangue ci leviamo sazi
di improbabili venti e di illusioni.

E siamo forse solo un asterisco
posto fra due parentesi e un richiamo
che ci rimanda a nota “troppo tardi”.


LUISO DOMENICO
BITONTO (BA)

postato da: poesia alle ore settembre 16, 2008 00:51 | link |
categorie: certamen, pamparato
11/09/2008

Una Poesia per Pamparato

VERBALE DELLA GIURIA

La giuria del premio letterario “Una poesia per Pamparato” edizione 2008,
composta da Luca NECCIAI (Presidente), Marita ROSA e Remigio BERTOLINO,
dopo aver esaminato gli elaborati pervenuti alla segreteria del Concorso, ha espresso all’unanimità la seguente graduatoria:

1° Premio alla poesia:     THALASSA
2° Premio alla poesia:     SESTO CANTO D’ESILIO
3° Premio alla poesia:     HANDICAP

Ha inoltre deciso di conferire la Segnalazione di merito alle seguenti poesie:
-    UN RITORNO
-    DEI GIORNI BIANCHI IL COSTEGGIARE LENTO
-    SENZA TITOLO  ( “Li avevo seminati ad uno ad uno”)

ecco gli elaborati premiati:
____________________


THALASSA

  I  

Si allunga, Thalassa, su lame affilate
di scoglio
e smuore tra i coltelli lucidi del tramonto.
Urla di sirene
(verso un ultimo porto)
rammenta
nel suo incerto trapasso
e cede all’oblio
(nei tratti tremuli del crepuscolo)
il grido antico del pirata
rande ammainate, ferite di prue
e il rotondo sciaquio del remo.

Assiste, Thalassa, il pesce morente
caduto nella trappola del tramaglio
bevendo -  nell’ora lenta – una tenera linfa
e osservando
(placida)
scoppi di ginestre
su lave rosse.

II

Naviga alla deriva un legno marcito.

E il mio attimo – su questo  sasso –
è acqua salmastra nella coppa
delle mie mani.

Va un’altra goccia al tuo vano incantato:
è tempo di un abbraccio infinito
Thalassa, ti avvicini al Cielo.

Se puoi riconsegnami al giorno
nella spuma che Venere
bacia
col sole……

                                      A Calafuria (Livorno)


BOTTARO Giovanni
1° Premio



________________________________________________________


SESTO CANTO D’ESILIO

Dimmi che il mattino non è ancor sorto
A svelar le nostre mani intrecciate
Il mio nido segreto tra le pieghe
Del tuo corpo di luce.

Mentre piangevi la verità vera
Senza nome che solo a me puoi dire
Quel mattino ho visto sciogliersi i tuoi occhi
Nella realtà del sogno.

Io ti guardo con il cuore dell’amante
Né più la carne né più il sangue ha senso
Consorte che diventa quel che sente
Io divento emozione.

Stanotte ho sognato azzurro il tuo cielo
Sono io questa creatura che ha i tuoi occhi
Anche se siamo nel male tu sei mio
Mio radioso peccato.

Amato amante, c’è un dito di giorno
Sul confine delle nostre promesse
E il tuo Poeta Bambino diventa
Carne Speranza e Gioia


TOGLIA Francesca
2° Premio



________________________________________________________


HANDICAP

Cola magra la luce
che trapunta a scaglie
uno spazio malandato
sul pavimento,
brulica
lungo le pareti cagionevoli
d’un limbo ferito,
strascica
l’odore agro dei letti
e schizzi di parole soffocate,
rimbocca
il disarmo dei gesti
consumati dai sussulti
e i rintocchi di pensieri
appassiti umili
dentro l’intimo del cuore.
Più a lungo batte
nell’assillo dei tremori
il fiato scuro
di paure inculcate,
lo sciame crudo
di ansie rattrappite,
sconfina fragile
in un presagio degli occhi
il sorriso in soprassalto
a filamenti d’emozioni
come dire
è tutta qui la mia diversità.

LAZZEROTTI Bruno
3° Premio


________________________________________________________


UN RITORNO

Volteggiare
tra i riflessi del sole
disegnando figure
con i riverberi di luce
mentre la sabbia di mezzodì
arde sull’arenile deserto.

Una vela solitaria
incrocia l’orizzonte
lasciando una scia di rimpianti
che separa il mare
dai ricordi d’Aprile
tra onde spumose d’oblio.

Scoprire l’inquietudine
nell’impeto della risacca,
che il ritorno è più vicino
ed oltre il lungomare
t’attende la tua terra.

Sentire dalle colline
che i treni fischiano ancora,
a volte sfrecciano
sui binari della vita,
altre rallentano
tra le gallerie del buio
e poi si fermano
sostando nel tramonto.

PIZZUTO Gaetano
Segnalazione di merito


________________________________________________________


DEI GIORNI BIANCHI IL COSTEGGIARE LENTO

Dei giorni bianchi il costeggiare lento
lungo le rive non lambite
                                          il canto
delle stagioni naviganti il vuoto
dissolto il gelo nei crepacci
                                          il caldo
che non si stampa sulle pietre
                                          e l’ombra
di un sole secco di campane
                                          e suoni
senza l’arpeggio delle distinzioni

noi conoscemmo tutto e non chiediamo
il tempo dopo il tempo e un’acqua nuova

temiamo forse le risposte o siamo
vessati dall’assenza di risposte

non trilleranno le ali alle cicale
fatte di gesso all’incessante pianto
senza risposte d’echi dei perdenti
e al sangue che cementa i nostri rovi

se tu mi ascolti chiuso nella torre
di carne magra con le volte esangui
sappi che non ho più domande in gola

le ho murate tra le connessure
di questa casa senza vetri
                                        per paura
che al giorno bianco che lontano scorre
possano fare segni di richiamo.

LUISO Domenico
Segnalazione di merito


_______________________________________________________


(senza titolo)

Li avevo seminati ad uno ad uno
a casa di mia madre.
Negli anni ho cresciuto una biblioteca
di gialli e romanzi dell’ottocento.

Ora non ne resta più nessuno.
Li ho sradicati alla cieca,
la polvere sulle dita ancora sento.
Li ho tolti e li vado a ripiantare.
Altri scaffali, altra casa, altro amore.

CARLOTTO Carlo
Segnalazione di merito

 



postato da: poesia alle ore settembre 11, 2008 13:39 | link |
categorie: poesie premiate, pamparato

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